
Trump telefona agli Stati Uniti: «Potete vincere il Mondiale»
Il presidente, che non seguirà l'esordio, incoraggia Pochettino e i suoi con un messaggio che unisce calcio e diplomazia, mentre la stampa internazionale analizza il significato politico del gesto.
A poche ore dal calcio d'inizio del Mondiale 2026, con la partita inaugurale tra Stati Uniti e Paraguay a Los Angeles, Donald Trump ha rotto il protocollo con una telefonata carica di ottimismo alla nazionale di casa. «Sei un tipo fantastico, un allenatore fantastico», ha detto a Mauricio Pochettino, il commissario tecnico argentino, in un video diffuso sui social dalla federazione statunitense. «So quanto sono bravi i giocatori, avete davvero una buona possibilità di arrivare fino in fondo». Parole che, pur nella loro semplicità, hanno immediatamente fatto il giro del mondo, rimbalzando dalle prime pagine dei quotidiani arabi – dove si sottolinea la volontà della Casa Bianca di proiettare un'immagine di leadership e ospitalità – ai commenti della stampa europea, che rileva il contrasto tra la nota tiepidezza di Trump per il calcio e questo inedito slancio.
L'iniziativa presidenziale, orchestrata dal gruppo di lavoro della Casa Bianca per il Mondiale guidato da Andrew Giuliani, si inserisce in una cornice politica più ampia. Il Dipartimento di Stato ha definito il torneo «un momento storico per l'amministrazione Trump», capace di mostrare al mondo la grandezza americana. Non è un caso che, sebbene Trump diserti l'esordio, a Los Angeles saranno presenti membri di spicco del gabinetto come i segretari di Stato, dei Trasporti e della Sicurezza Interna. Per gli osservatori mediorientali, questo attivismo serve a rimarcare il ruolo globale degli Stati Uniti in una competizione che per la prima volta coinvolge 48 squadre e tre nazioni ospitanti (Stati Uniti, Messico e Canada), un esperimento di diplomazia sportiva senza precedenti.
L'attenzione dei media sudamericani si è concentrata sul rapporto tra Trump e il tecnico argentino. «Conosco bene la sua storia e i suoi successi», ha aggiunto il presidente, come a voler legittimare una scelta che aveva sollevato qualche perplessità. Pochettino ha risposto con deferenza: «Signor presidente, faremo tutto il possibile per rendere orgoglioso lei e il popolo americano». La stampa argentina, da TN a Clarín, interpreta lo scambio come un'incoronazione per l'ex allenatore del Tottenham e del Paris Saint-Germain, chiamato a guidare una squadra che nel gruppo D dovrà affrontare, oltre al Paraguay di Gustavo Alfaro, anche Australia e Turchia.
Al di là dell'aneddoto, la telefonata segnala un cambiamento nel rapporto tra l'establishment statunitense e lo sport più popolare del pianeta. Da Bruxelles si osserva con interesse la commistione tra calcio e politica, in un momento in cui l'Europa cerca di difendere la propria tradizione sportiva dalle ingerenze esterne. Intanto, la nazionale a stelle e strisce, che manca dai quarti di finale dal 2002, si prepara ad affrontare la pressione di un'intera nazione. Con un presidente così esposto e la promessa di assistere alle partite successive, l'avventura mondiale degli Usa assume contorni quasi esistenziali: non solo una questione di gol, ma una cartina di tornasole per la nuova ambizione calcistica americana.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il presidente ha incoraggiato la nazionale con una telefonata personale, lodando allenatore e giocatori. Un funzionario della Casa Bianca ha aggiunto che la squadra è composta da campioni pronti a sacrificarsi. Il tono era di fiducia patriottica e vittoria finale.
Poco prima della partita inaugurale, il presidente americano ha telefonato alla squadra per porgere i suoi migliori auguri. Pur annotando il gesto, la copertura europea ha sottolineato la natura performativa della chiamata, trattandola con una punta di ironia e scetticismo.
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