
Trump minaccia di troncare il commercio con la Spagna, l’Ue fa scudo e la Nato ricuce
Il presidente americano ordina al Tesoro di sospendere ogni scambio con Madrid, accusata di non spendere abbastanza per la difesa e di aver negato le basi per la guerra in Iran; Bruxelles ricorda che la politica commerciale è comune e la dichiarazione finale del vertice di Ankara riafferma l’unità transatlantica.
La minaccia di Donald Trump di interrompere «tutto il commercio, incluse le visite» con la Spagna ha segnato la seconda giornata del vertice Nato di Ankara, l’8 luglio 2026. Davanti al segretario generale Mark Rutte, il presidente statunitense ha definito Madrid «una causa persa» e «un socio terribile», ordinando verbalmente al segretario al Tesoro Scott Bessent di troncare immediatamente le relazioni economiche bilaterali. L’attacco frontale, che secondo fonti della Casa Bianca riflette un’irritazione accumulata da mesi, è stato motivato dal rifiuto spagnolo di elevare la spesa per la difesa al 5% del Pil – Madrid resta ferma al 2% – e dalla decisione del governo Sánchez di non concedere l’uso delle basi di Morón e Rota per le operazioni militari contro l’Iran, avviate da Washington e Israele alla fine di febbraio.
La reazione della Moncloa è stata improntata a una calma calcolata. Fonti dell’esecutivo spagnolo hanno parlato di «tranquillità e normalità», sottolineando che le relazioni sociali, culturali ed economiche con gli Stati Uniti restano «magnifiche» e che, in quanto membro dell’unione doganale europea, la Spagna non può essere oggetto di misure commerciali unilaterali. Madrid ha inoltre ricordato che gli Stati Uniti registrano un surplus commerciale di circa tre miliardi di dollari nei confronti della Spagna, su un interscambio complessivo di 75 miliardi, e che i legami economici sono tessuti da imprese private, non dai governi. Da Bruxelles, il portavoce della Commissione per il commercio Olof Gill ha ribadito che l’Unione «garantirà sempre gli interessi di tutti gli Stati membri» e ha richiamato Washington al rispetto dell’accordo commerciale siglato l’anno precedente, che fissa i dazi reciproci e non consente deroghe nazionali.
La tensione ispano-americana si inserisce in un quadro più ampio di attrito tra l’amministrazione Trump e gli alleati europei, accusati di non aver sostenuto lo sforzo bellico in Iran e di aver a lungo scaricato sulla potenza americana i costi della sicurezza collettiva. Secondo analisti di Bruxelles, la durezza verbale del presidente risponde anche a una strategia negoziale: mettere sotto pressione i paesi riluttanti a incrementare i bilanci militari, in un momento in cui la Nato ha appena alzato l’asticella dal 2% al 5% del Pil entro il 2035. La Spagna, unico membro dell’Alleanza a non aver sottoscritto il nuovo obiettivo, è diventata così il capro espiatorio di un’insoddisfazione che Trump ha esteso anche alla Danimarca, rilanciando la pretesa di acquisire la Groenlandia per ragioni di «sicurezza nazionale».
Eppure, al termine della riunione a porte chiuse, il tono è mutato radicalmente. Lo stesso Trump ha parlato di «unità incredibile» e di «tanto amore nella sala», mentre il presidente francese Macron ha definito «fantapolitica» l’ipotesi di un conflitto tra alleati. La dichiarazione congiunta dei 32 membri ha riaffermato l’impegno «incrollabile» alla difesa collettiva ai sensi dell’Articolo 5 e ha fissato in 70 miliardi di euro l’assistenza militare all’Ucraina per il 2026. Secondo fonti diplomatiche europee, il vertice ha prodotto un compromesso che, senza cancellare le minacce verbali, ha permesso di guadagnare tempo: gli alleati hanno annunciato nuovi investimenti nella difesa per oltre 40 miliardi di euro e Trump ha concesso a Kiev la licenza per produrre missili Patriot, segnale di una ritrovata, seppur fragile, convergenza operativa. Resta da verificare se l’ordine di sospendere il commercio con la Spagna avrà seguito amministrativo o se, come già accaduto a marzo, resterà una dichiarazione senza effetti concreti, in attesa dei prossimi passaggi tecnici a Bruxelles e Washington.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa africana subsahariana | −0.50 | critical |
Gli Stati Uniti, frustrati dalla bassa spesa per la difesa della Spagna, chiedono che gli alleati NATO si facciano carico della loro giusta parte e minacciano ritorsioni commerciali per imporre il rispetto.
Sottolineando il fallimento della Spagna nel raggiungere l'obiettivo del 5% del PIL, la narrazione trasforma la posizione aggressiva di Trump in una conseguenza logica di impegni non mantenuti, rendendo la minaccia ragionevole.
Il blocco atlantico omette il contesto più ampio della dichiarazione simultanea di Trump sulla fine della tregua con l'Iran, che potrebbe essere vista come un'ulteriore destabilizzazione dell'unità della NATO.
La Spagna, partner affidabile della NATO, subisce un bullismo ingiustificato da un presidente USA che esige lealtà ignorando i suoi contributi.
Contrapponendo il linguaggio duro di Trump alla reazione composta della Spagna, la narrazione crea un'asimmetria morale che posiziona la Spagna come parte ragionevole e Trump come aggressore.
Il blocco latinoamericano omette il fatto che la Spagna è l'unico membro NATO non impegnato a raggiungere l'obiettivo di spesa del 5% del PIL, che fornisce contesto alla frustrazione di Trump.
Gli alleati NATO e la comunità internazionale osservano le tensioni del vertice, con la Spagna che insiste su relazioni positive nonostante le dure parole di Trump.
Includendo sia le accuse di Trump che la replica della Spagna, la narrazione presenta una struttura 'lui ha detto, lei ha detto' che evita di prendere posizione, conferendo un'aria di obiettività.
Il blocco africano omette le percentuali specifiche di spesa per la difesa e il fatto che la Spagna è l'unico membro NATO non impegnato a raggiungere l'obiettivo del 5%, che darebbe più peso all'argomento di Trump.
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