
Trump ordina cartelli di avvertimento fuori dal museo: «Storia americana inaccurata»
Il presidente usa le aree federali esterne per correggere le esposizioni dello Smithsonian, accusato di ideologia woke e denigrazione dell'eredità cristiana.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato venerdì un ordine esecutivo che impone l'installazione di cartelli temporanei sui marciapiedi esterni al Museo Nazionale di Storia Americana dello Smithsonian, a Washington. I segnali avvertiranno i visitatori della presenza di «informazioni inesatte» e li indirizzeranno a risorse «accurate» sulla storia nazionale, secondo quanto comunicato dalla Casa Bianca. Il provvedimento ordina inoltre l'allestimento di una mostra temporanea per «correggere» la narrazione museale. La decisione si basa su un rapporto del Domestic Policy Council pubblicato il 4 luglio, che accusa la dirigenza dello Smithsonian di promuovere «idee di giustizia sociale e trasformazione radicale della società», denigrando in particolare gli americani bianchi, maschi e cristiani, e di trascurare il «ruolo costruttivo della fede cristiana».
L'iniziativa riflette i limiti del potere presidenziale sullo Smithsonian, un ente federale indipendente retto da un Consiglio dei Reggenti e non sottoposto al controllo diretto dell'esecutivo. Non potendo rimuovere la direzione né modificare unilateralmente le esposizioni, Trump sfrutta la giurisdizione del National Park Service sulle aree pedonali esterne. In marzo un primo ordine esecutivo aveva intimato allo Smithsonian di eliminare «ideologie improprie e divisive» dalle proprie strutture, minacciando possibili tagli ai finanziamenti federali, che coprono circa due terzi del budget annuale di quasi un miliardo di dollari.
La direttrice del museo, Anthea Hartig, ha difeso il lavoro dell'istituzione durante un'audizione al Congresso, dichiarando che il rapporto della Casa Bianca «non rappresenta in modo equo e accurato la totalità delle attività del museo». Il segretario dello Smithsonian, Lonnie Bunch, ha ribadito l'impegno per la «precisione accademica, l'imparzialità e l'indipendenza». Sul fronte politico, i repubblicani accusano lo Smithsonian di essersi «infettato di ideologia woke» e di privilegiare una visione oppressiva della storia americana, mentre i democratici denunciano un tentativo senza precedenti di interferire con la narrazione storica, estendendosi a scuole, università e istituzioni culturali.
La Casa Bianca ha incaricato i vertici del Dipartimento degli Interni, dell'Office of Management and Budget e della General Services Administration di «usare ogni autorità disponibile» per attuare l'ordine, incluso il possibile condizionamento dei fondi, nonostante i dubbi di costituzionalità sollevati da giuristi. L'episodio si inserisce in una più ampia offensiva dell'amministrazione contro le istituzioni culturali federali: dal Kennedy Center, dove Trump aveva imposto il proprio nome poi rimosso per ordine giudiziario, fino alla modifica dei pannelli informativi sulla schiavitù a Filadelfia. Secondo osservatori europei, la vicenda accentua la polarizzazione interna e può influenzare il dialogo transatlantico sulle politiche della memoria. I cartelli dovrebbero essere collocati a breve, mentre si prospettano ulteriori audizioni e probabili ricorsi legali.
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