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Trump a Netanyahu: «Non rovinare l’accordo con l’Iran». Firma attesa in poche ore

Il presidente USA condanna il raid israeliano su Beirut che ha ritardato l’intesa con Teheran, ma assicura che la pace è ancora a portata di mano.

Una domenica che doveva essere il giorno della firma e del suo ottantesimo compleanno si è trasformata per Donald Trump in uno scontro frontale con il più fedele alleato mediorientale. Poche ore prima dell’annuncio solenne di un’intesa quadro con l’Iran, Israele ha colpito con missili la periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, uccidendo tre persone e scatenando la furia del presidente americano. «L’attacco di stamattina non sarebbe dovuto accadere, proprio in un giorno speciale in cui siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran», ha scritto Trump su Truth Social, per poi confidare ad Axios tutto il suo risentimento verso Benjamin Netanyahu: «Non ha alcun maledetto giudizio. Un’ora prima della firma, non potevo crederci».

L’intesa su cui Trump ha scommesso la sua eredità diplomatica è un memorandum che aprirebbe un negoziato di sessanta giorni per porre fine alla guerra innescata a fine febbraio dai raid americani e israeliani contro l’Iran. Il testo, stando alle bozze circolate sui media iraniani, prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz – snodo vitale per il commercio energetico globale e per le economie europee – e il congelamento di alcuni punti del programma nucleare di Teheran. Trump lo ha presentato come «un muro» contro la bomba atomica iraniana, in contrapposizione all’accordo dell’era Obama. Teheran, dal canto suo, ha sempre preteso che qualsiasi cessate il fuoco includa il fronte libanese, e proprio l’offensiva su Beirut ha offerto ai negoziatori iraniani l’argomento per mettere in dubbio la reale volontà di Washington di garantire la tregua.

La reazione di Trump segna una frattura senza precedenti recenti con Israele. Secondo fonti israeliane, l’amministrazione era stata preavvertita del raid, ma ciò non ha attenuato l’irritazione presidenziale. Netanyahu ha giustificato l’operazione come risposta a droni e razzi lanciati da Hezbollah sul nord di Israele – attacchi che Trump ha bollato come «insignificanti, senza feriti né morti». L’episodio rivela la distanza crescente tra la priorità trumpiana di chiudere un accordo spettacolare e la linea di Tel Aviv, che si sente marginalizzata in un negoziato condotto con la mediazione pachistana e teme che l’intesa lasci intatta la minaccia degli alleati regionali dell’Iran.

Teheran ha reagito con un misto di minacce e pragmatismo. Il capo negoziatore Mohammad Baqer Qalibaf ha avvertito che «è impossibile proseguire se gli Stati Uniti non rispettano gli impegni», mentre i canali diplomatici sono rimasti aperti. Trump ha chiesto all’Iran di non rispondere militarmente al raid e ha ordinato a Netanyahu di fermare ogni nuova offensiva in Libano, invocando al contempo la moderazione di Hezbollah. «Potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e bella – non roviniamo tutto», ha supplicato il presidente, confermando che la firma elettronica è attesa in serata e che una cerimonia in presenza si terrà entro una settimana in una capitale europea.

Per l’Italia e l’Europa la posta in gioco è altissima. La riapertura di Hormuz calmerebbe i mercati petroliferi e allenterebbe le pressioni inflazionistiche che gravano sulle famiglie e sulle imprese del continente. Una stabilizzazione del Libano, dove opera il contingente UNIFIL a guida italiana, ridurrebbe i flussi migratori e aprirebbe spazi per la ricostruzione. Tuttavia, l’esclusione degli europei dalla cabina di regia del negoziato suscita interrogativi a Bruxelles: il rischio è che un’intesa cucita su misura per le ambizioni trumpiane si riveli fragile, esposta alle prossime scintille tra Israele e Hezbollah o a un rilancio del programma nucleare iraniano. Le prossime ore diranno se il compleanno del presidente americano passerà alla storia come il giorno in cui la diplomazia ha piegato la guerra, o come l’ennesima occasione mancata del Medio Oriente.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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indignazionevittimismopragmatismo

L'attacco sconsiderato di Israele su Beirut ha rischiato di far deragliare un accordo di pace storico che era a poche ore dalla firma. Il presidente Trump ha giustamente condannato l'azione e ha chiesto all'Iran di non rispondere, riconoscendo che la provocazione era irrilevante. Teheran resta fedele alla via diplomatica, ma avverte che simili violazioni non possono essere tollerate all'infinito.

Stampa indiana e sudasiatica
urgenzaschadenfreudeallarme

Trump è esploso di rabbia contro Netanyahu dopo che i jet israeliani hanno bombardato Beirut, chiedendo a quanto pare 'Che cazzo stai facendo?' un'ora prima della firma prevista dell'accordo USA-Iran. L'attacco ha ritardato la cerimonia di qualche ora, ma Trump insiste che l'intesa sarà firmata nel giorno del suo 80° compleanno. La drammatica frattura ha gettato nel caos la spinta alla pace accuratamente coreografata.

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domenica 14 giugno 2026

Trump a Netanyahu: «Non rovinare l’accordo con l’Iran». Firma attesa in poche ore

Il presidente USA condanna il raid israeliano su Beirut che ha ritardato l’intesa con Teheran, ma assicura che la pace è ancora a portata di mano.

Una domenica che doveva essere il giorno della firma e del suo ottantesimo compleanno si è trasformata per Donald Trump in uno scontro frontale con il più fedele alleato mediorientale. Poche ore prima dell’annuncio solenne di un’intesa quadro con l’Iran, Israele ha colpito con missili la periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, uccidendo tre persone e scatenando la furia del presidente americano. «L’attacco di stamattina non sarebbe dovuto accadere, proprio in un giorno speciale in cui siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran», ha scritto Trump su Truth Social, per poi confidare ad Axios tutto il suo risentimento verso Benjamin Netanyahu: «Non ha alcun maledetto giudizio. Un’ora prima della firma, non potevo crederci».

L’intesa su cui Trump ha scommesso la sua eredità diplomatica è un memorandum che aprirebbe un negoziato di sessanta giorni per porre fine alla guerra innescata a fine febbraio dai raid americani e israeliani contro l’Iran. Il testo, stando alle bozze circolate sui media iraniani, prevede la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz – snodo vitale per il commercio energetico globale e per le economie europee – e il congelamento di alcuni punti del programma nucleare di Teheran. Trump lo ha presentato come «un muro» contro la bomba atomica iraniana, in contrapposizione all’accordo dell’era Obama. Teheran, dal canto suo, ha sempre preteso che qualsiasi cessate il fuoco includa il fronte libanese, e proprio l’offensiva su Beirut ha offerto ai negoziatori iraniani l’argomento per mettere in dubbio la reale volontà di Washington di garantire la tregua.

La reazione di Trump segna una frattura senza precedenti recenti con Israele. Secondo fonti israeliane, l’amministrazione era stata preavvertita del raid, ma ciò non ha attenuato l’irritazione presidenziale. Netanyahu ha giustificato l’operazione come risposta a droni e razzi lanciati da Hezbollah sul nord di Israele – attacchi che Trump ha bollato come «insignificanti, senza feriti né morti». L’episodio rivela la distanza crescente tra la priorità trumpiana di chiudere un accordo spettacolare e la linea di Tel Aviv, che si sente marginalizzata in un negoziato condotto con la mediazione pachistana e teme che l’intesa lasci intatta la minaccia degli alleati regionali dell’Iran.

Teheran ha reagito con un misto di minacce e pragmatismo. Il capo negoziatore Mohammad Baqer Qalibaf ha avvertito che «è impossibile proseguire se gli Stati Uniti non rispettano gli impegni», mentre i canali diplomatici sono rimasti aperti. Trump ha chiesto all’Iran di non rispondere militarmente al raid e ha ordinato a Netanyahu di fermare ogni nuova offensiva in Libano, invocando al contempo la moderazione di Hezbollah. «Potrebbe essere l’inizio di una pace lunga e bella – non roviniamo tutto», ha supplicato il presidente, confermando che la firma elettronica è attesa in serata e che una cerimonia in presenza si terrà entro una settimana in una capitale europea.

Per l’Italia e l’Europa la posta in gioco è altissima. La riapertura di Hormuz calmerebbe i mercati petroliferi e allenterebbe le pressioni inflazionistiche che gravano sulle famiglie e sulle imprese del continente. Una stabilizzazione del Libano, dove opera il contingente UNIFIL a guida italiana, ridurrebbe i flussi migratori e aprirebbe spazi per la ricostruzione. Tuttavia, l’esclusione degli europei dalla cabina di regia del negoziato suscita interrogativi a Bruxelles: il rischio è che un’intesa cucita su misura per le ambizioni trumpiane si riveli fragile, esposta alle prossime scintille tra Israele e Hezbollah o a un rilancio del programma nucleare iraniano. Le prossime ore diranno se il compleanno del presidente americano passerà alla storia come il giorno in cui la diplomazia ha piegato la guerra, o come l’ennesima occasione mancata del Medio Oriente.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affini/ regime
indignazionevittimismopragmatismo

L'attacco sconsiderato di Israele su Beirut ha rischiato di far deragliare un accordo di pace storico che era a poche ore dalla firma. Il presidente Trump ha giustamente condannato l'azione e ha chiesto all'Iran di non rispondere, riconoscendo che la provocazione era irrilevante. Teheran resta fedele alla via diplomatica, ma avverte che simili violazioni non possono essere tollerate all'infinito.

Stampa indiana e sudasiatica
urgenzaschadenfreudeallarme

Trump è esploso di rabbia contro Netanyahu dopo che i jet israeliani hanno bombardato Beirut, chiedendo a quanto pare 'Che cazzo stai facendo?' un'ora prima della firma prevista dell'accordo USA-Iran. L'attacco ha ritardato la cerimonia di qualche ora, ma Trump insiste che l'intesa sarà firmata nel giorno del suo 80° compleanno. La drammatica frattura ha gettato nel caos la spinta alla pace accuratamente coreografata.

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