Accedi
Edizione delle 10:00 CETlunedì 15 giugno 2026
285 testate · 16 lingue727 briefing oggi
Energia e Climasabato 13 giugno 2026

Tra Libano e Iran, un giorno di fuoco scuote il fragile equilibrio regionale

Raffiche di raid e artiglieria israeliana nel Sud del Libano, droni di Hezbollah in azione ed esplosioni presso lo Stretto di Hormuz, mentre la diplomazia nucleare accelera.

Il 13 giugno 2026 resterà impresso come una delle giornate più tese per il Levante e il Golfo. A partire dall’alba, l’aviazione e l’artiglieria israeliane hanno martellato decine di obiettivi nel sud del Libano: da Jebel el-Rafee a Bazouriyeh, da Qalaouieh a Majdal Zoun, raid e colpi di cannone hanno investito le colline e i villaggi a ridosso della Linea Blu. In serrata sequenza, caccia israeliani hanno sganciato ordigni su al-Rihan in due ondate successive e su Nabatieh al-Fawqa, mentre l’artiglieria prendeva di mira Khirbet Salm e Kafr Jouz. L’esercito israeliano ha inoltre diffuso avvertimenti alla popolazione di una quindicina di centri – tra cui Deyr al-Zahrani, al-Nmeyriyeh, Habboush e Kafr Rumman – chiedendo l’evacuazione immediata: un chiaro segnale che le operazioni potrebbero allargarsi a ulteriori aree residenziali.

Non si è trattato di un fuoco unilaterale. La Resistenza islamica, in due comunicati successivi, ha rivendicato l’uso di droni Ababeel per colpire un veicolo blindato Yagi presso il corso d’acqua a Zawtar al-Sharqiyeh e un mezzo Nimera nei pressi della collina di al-Salaa a al-Qantara. Mentre le sirene suonavano negli insediamenti israeliani di Metulla e Misgav Am per il sospetto ingresso di velivoli senza pilota, il sistema di difesa aerea di Tel Aviv intercettava un “bersaglio sospetto” proveniente dal Libano, innescando l’attivazione degli allarmi dopo tentativi multipli di neutralizzazione. A Gaza, un raid condotto da un drone israeliano provocava la morte di un civile palestinese nel campo profughi di al-Bureij, a ricordare che la tensione corre lungo tutta la frattura israelo-palestinese.

Mentre il fuoco infuriava nel nord, a oltre duemila chilometri di distanza, il Golfo Persico offriva un ulteriore focolaio. In mattinata esplosioni sono state udite vicino all’isola di Qeshm e al porto iraniano di Sirik. La televisione di Stato di Teheran ha parlato di “colpi di avvertimento” esplosi in direzione dello Stretto di Hormuz, negando qualsiasi esplosione sulla terraferma. L’episodio assume contorni strategici se letto accanto alle dichiarazioni del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che il giorno prima aveva definito un’intesa con gli Stati Uniti “più vicina che mai”, con tanto di bozza che prevede la fine del blocco navale ai porti iraniani e accordi sulla gestione dello Stretto. I rumori di guerra nel Golfo appaiono così, nell’ottica di Teheran, come una forma di pressione parallela alle ultime fasi di un negoziato che potrebbe concludersi nel giro di giorni.

Osservatori europei e analisti di Bruxelles interpretano la concomitanza degli eventi come un pericoloso intreccio di crisi. Da un lato, il riaccendersi dello scontro a bassa intensità tra Israele e Hezbollah – dopo la fragile tregua mediata mesi fa – rischia di trascinare il Libano in una nuova spirale distruttiva, con immediate ripercussioni sulla missione UNIFIL a guida italiana e sugli interessi energetici europei nel Mediterraneo orientale. Dall’altro, l’instabilità dello Stretto di Hormuz, per cui transita un quinto del petrolio mondiale, mette in allarme le cancellerie occidentali già provate dalla volatilità dei prezzi. L’Italia, in prima linea sia nel contingente UNIFIL sia come hub energetico del Mediterraneo, segue con apprensione entrambi i fronti.

L’orizzonte immediato non concede tregua. Hezbollah giustifica le proprie operazioni come risposta alle “violazioni nemiche del cessate-il-fuoco” e in difesa del Libano, mentre Israele interpreta ogni drone e ogni razzo come una prova della necessità di continuare la campagna di degradazione. In questo gioco di specchi, l’unica nota di cauto ottimismo arriva dall’Iran, dove la diplomazia sembra ancora avere una finestra per disinnescare una parte della tensione. Ma se il fuoco libanese non verrà spento in fretta, il timore è che la finestra possa chiudersi bruscamente per l’intera regione.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

48%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa arabo levante-MaghrebStampa iraniana e affini
Stampa arabo levante-Maghreb
trionfoallarmerevanscismo

La Resistenza islamica in Libano continua a sventare le incursioni terrestri israeliane, distruggendo veicoli blindati e costringendo il nemico alla ritirata. Il ministro degli Esteri iraniano conferma che lo Stretto di Hormuz e la revoca del blocco navale sono parte dell'intesa, mentre la diplomazia saudita spinge per un cessate il fuoco completo entro il 22 giugno. Le operazioni della resistenza sono celebrate come difesa vittoriosa del territorio libanese, e i negoziati sono visti come un passo per porre fine agli obblighi unilaterali imposti al Libano.

Stampa iraniana e affini/ regime
scetticismoallarmerevanscismo

I funzionari iraniani esprimono profondo scetticismo sull'accordo nucleare in via di definizione, avvertendo che potrebbe cedere il controllo dello Stretto di Hormuz e lasciare in vigore le principali sanzioni statunitensi. Mentre il presidente Trump annuncia una 'grande intesa' e mantiene il blocco navale, Teheran insiste che nessuna decisione finale è stata presa e che le linee rosse non saranno superate. I media di Stato hanno trasmesso per errore una simulazione di esplosione nucleare, alimentando l'ansia pubblica, mentre il paese fa i conti con i costi agricoli e ambientali della pressione militare in corso.

Articoli correlati

Leggi di più