
Teheran rivendica lo sblocco di sei miliardi, ma Washington e Doha frenano
Il presidente iraniano Pezeshkian annuncia la restituzione di metà dei fondi congelati in Qatar e la revoca delle sanzioni petrolifere, mentre fonti americane negano qualsiasi trasferimento e i colloqui tecnici restano incerti.
L’annuncio del presidente iraniano Masoud Pezeshkian – sei miliardi di dollari di asset congelati in Qatar saranno restituiti a Teheran e le sanzioni su petrolio e petrolchimico sono già state revocate – disegna una vittoria politica per la Repubblica Islamica, ma si scontra con la versione di Washington e con il silenzio di Doha. Secondo fonti dell’amministrazione statunitense citate da agenzie internazionali, nessun fondo iraniano è stato finora sbloccato, e il Qatar non ha confermato alcun trasferimento. La cifra rappresenterebbe la metà di un totale di dodici miliardi di dollari depositati presso banche qatariote, il cui utilizzo era stato congelato nell’ambito del regime sanzionatorio precedente al conflitto.
La lettura iraniana, affidata alle parole di Pezeshkian durante una visita a Qom e rilanciata dai media di Stato, inquadra l’intesa provvisoria come «una grande vittoria del popolo iraniano», ottenuta grazie alla resilienza del Paese di fronte alla pressione militare ed economica di Stati Uniti e Israele. Da Teheran si sottolinea che lo sblocco dei fondi e l’allentamento delle sanzioni sono parte del quadro concordato nei colloqui in Svizzera e nel memorandum d’intesa firmato a Islamabad. Al contrario, secondo fonti della Casa Bianca, il presidente Trump avrebbe assicurato che durante i sessanta giorni di negoziato previsti dall’intesa «non arriverà un centesimo» all’Iran, e che Teheran ha accettato il dialogo per disperazione, dopo aver perso gran parte delle proprie capacità militari.
La partita ha ricadute immediate per l’Europa e per l’Italia. La riapertura dello Stretto di Hormuz – promessa dal memorandum e ribadita dopo gli scambi di attacchi del fine settimana – allontana lo spettro di un petrolio stabilmente sopra i cento dollari al barile, che aveva già innescato una nuova fiammata inflazionistica globale e messo sotto pressione i governi occidentali in vista delle elezioni di metà mandato americane. Analisti di Bruxelles osservano che un ripristino, anche parziale, delle esportazioni iraniane di greggio e prodotti petrolchimici contribuirebbe a calmierare i prezzi dell’energia, ma avvertono che la fragilità dell’intesa e la mancanza di una verifica indipendente sui movimenti finanziari mantengono elevata la volatilità sui mercati.
Sul piano diplomatico, il quadro resta contraddittorio. Fonti vicine ai mediatori riferiscono che squadre tecniche di Stati Uniti e Iran dovrebbero incontrarsi a Doha nei prossimi giorni per dare attuazione al memorandum, e che canali di comunicazione sono stati aperti per ridurre le tensioni in caso di incidenti. Tuttavia, il vice ministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha smentito che incontri tecnici siano in calendario questa settimana, precisando che le consultazioni con il Qatar proseguono solo sul rispetto degli impegni altrui. Il Pakistan, principale mediatore insieme a Doha, ha indicato la ripresa dei colloqui per martedì, ma Teheran non ha ancora confermato la propria partecipazione. Il dossier resta dunque sospeso tra l’annuncio unilaterale iraniano, la smentita americana e un negoziato tecnico che fatica a trovare una data certa.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media di stato iraniani celebrano l'accordo interinale come una grande vittoria diplomatica, annunciando lo sblocco di 6 miliardi di dollari di asset congelati attraverso il Qatar. L'intesa viene descritta come un 'grande trionfo' che revoca le sanzioni su petrolio e petrolchimici, con iniziative in corso per i fondi restanti. La narrazione sottolinea il successo del regime nell'ottenere sollievo economico tramite il negoziato.
I media israeliani orientati alla sicurezza sottolineano le minacce iraniane di saltare i colloqui tecnici e le condizioni inadempiute del memorandum, inquadrando lo sblocco degli asset come una concessione pericolosa. I resoconti evidenziano che i fondi vengono scongelati nonostante i recenti attacchi nel Golfo Persico, lanciando l'allarme sul possibile uso del denaro da parte di Teheran. La narrazione mette in dubbio la tenuta dell'accordo e avverte di un'aggressività iraniana incoraggiata.
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