
Sudafrica, stop temporaneo all’impeachment di Ramaphosa: l’Alta Corte congela le udienze sullo scandalo Farmgate
Il presidente Cyril Ramaphosa ottiene un’interdizione provvisoria contro il procedimento parlamentare, mentre contesta il rapporto del 2022 che ipotizzava gravi violazioni; la decisione rinvia lo scontro politico-giudiziario a settembre.
La Western Cape High Court ha concesso venerdì 24 luglio un’interdizione provvisoria che sospende le udienze pubbliche della commissione parlamentare sull’impeachment del presidente Cyril Ramaphosa. Il giudice Andre le Grange ha stabilito che i lavori non potranno procedere fino alla pronuncia sul ricorso con cui il capo dello Stato contesta la validità del rapporto del novembre 2022, secondo cui “potrebbe aver commesso” violazioni gravi e abusi di condotta. La commissione potrà comunque continuare l’attività istruttoria in attesa del giudizio.
Al centro del procedimento c’è lo scandalo “Farmgate” o “della sofà”: la scomparsa nel 2020 di 580 mila dollari in contanti da una cassaforte improvvisata nel divano della sua tenuta di Phala Phala, nel Limpopo. Ramaphosa sostiene che il denaro provenisse dalla vendita di venti bufali e di aver denunciato il furto, ma l’inchiesta parlamentare ipotizza che la valuta estera non fosse stata dichiarata, che l’origine dei fondi resti opaca e che il presidente non abbia tempestivamente informato la polizia. L’accusa iniziale fu presentata da un ex capo dei servizi legato all’ex presidente Jacob Zuma, secondo cui il bottino sarebbe stato di quattro milioni di dollari. Le indagini penali erano state archiviate nel 2024, ma la Corte costituzionale ha riaperto la strada all’impeachment nel maggio scorso, annullando il voto con cui l’Assemblea nazionale lo aveva bloccato grazie alla maggioranza dell’African National Congress (ANC). Dopo le elezioni del 2024, l’ANC ha perso la maggioranza assoluta e governa in coalizione con l’Alleanza democratica e altre forze.
Dalla presidenza fanno sapere che Ramaphosa “accoglie con favore” la decisione e “riafferma il rispetto per l’indipendenza della magistratura e la separazione dei poteri”, impegnandosi a cooperare con le procedure di responsabilità. I partiti di opposizione, che in giugno avevano avviato il procedimento di messa in stato di accusa, hanno annunciato di voler studiare la sentenza e valutare un eventuale appello. Secondo analisti sudafricani, la sospensione rappresenta una vittoria tattica per il presidente, il cui obiettivo è rinviare il più possibile il confronto giudiziario per evitare ripercussioni politiche alla vigilia delle elezioni interne dell’ANC previste per la fine del 2027. Marisa Lourenço, analista indipendente, osserva che una procedura di impeachment “può sconvolgere la presidenza e danneggiare il partito”, esponendo Ramaphosa anche a nuove accuse penali in caso di esito sfavorevole.
L’udienza sul ricorso contro il rapporto del 2022 è fissata per settembre, ma gli osservatori di Bruxelles e Pretoria ritengono improbabile un colpo di scena immediato: anche qualora l’impeachment arrivasse al voto parlamentare, Ramaphosa gode ancora del sostegno dell’ANC — primo partito con circa il 40% dei seggi — e i partner di coalizione non hanno ancora chiarito come si orienterebbero. Il presidente, in carica dal 2018, naviga così una crisi che intreccia il destino personale alla tenuta della maggioranza di unità nazionale, mentre il paese attende che i tribunali definiscano la cornice giuridica del primo impeachment contro un presidente sudafricano.
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