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Stretto di Hormuz, Nagel frena l’entusiasmo: «Il petrolio tornerà a scorrere, ma l’inflazione no»

L’accordo preliminare tra Washington e Teheran fa sperare in una tregua, ma il banchiere centrale tedesco avverte: la normalizzazione delle forniture richiederà mesi, e i prezzi resteranno sotto pressione.

La notizia di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, accompagnata dalla promessa di riaprire lo Stretto di Hormuz, ha attraversato i mercati globali come un sospiro di sollievo. Nella notte tra domenica e lunedì, secondo fonti russe, il presidente Donald Trump, il vicepresidente J.D. Vance e il presidente del parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf hanno siglato in formato elettronico un’intesa preliminare. Il petrolio ha immediatamente invertito la rotta, allentando le scommesse su nuovi rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea. Da Parigi, la presidente della Bce Christine Lagarde ha parlato di «buone notizie», accogliendo con favore un accordo che potrebbe riaprire la via d’acqua strategica per il trasporto energetico mondiale.

Ma da Francoforte, dove ha sede la Bundesbank, il tono è stato subito smorzato. Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della Bce, ha messo in guardia contro un ottimismo prematuro: «Anche se le navi potranno presto tornare a transitare per Hormuz – ha dichiarato durante un vertice finanziario – ci vorranno mesi prima che le forniture di petrolio tornino alla normalità». Nagel ha ricordato che diversi impianti di produzione nella regione sono stati danneggiati o sono fuori servizio, e che le riserve strategiche si stanno assottigliando. Inoltre, ha aggiunto, la pressione sui prezzi potrebbe riaccendersi nel momento in cui i governi ritireranno le misure fiscali temporanee adottate per calmierare i costi dell’energia.

La guerra-lampo scoppiata alla fine di febbraio tra Iran e Stati Uniti aveva fatto schizzare le quotazioni del greggio, alimentando l’inflazione in Germania e nell’intera eurozona e frenando la crescita. Per l’Italia, che importa oltre il 90% del proprio fabbisogno energetico, lo shock si è tradotto in un immediato aggravio dei costi per famiglie e imprese, già provate da due anni di rincari. In questo scenario, la Bce si trova a gestire un equilibrio delicato: Lagarde ha finora mantenuto un profilo attendista, mentre Nagel, noto per le sue posizioni rigoriste, ha ribadito che tutte le opzioni – taglio, pausa o ulteriore rialzo dei tassi – restano sul tavolo in vista della prossima riunione di politica monetaria.

L’intesa raggiunta, per quanto fragile, riapre uno spiraglio sulla via d’acqua da cui transita circa un quinto del consumo mondiale di petrolio. Tuttavia, gli analisti di Bruxelles e i banchieri centrali dell’Eurozona concordano nel ritenere che la distensione geopolitica non si tradurrà in un sollievo immediato per i bilanci delle famiglie europee. La ricostruzione della capacità produttiva e logistica nella regione del Golfo richiederà tempo, e i premi al rischio incorporati nei prezzi dell’energia potrebbero rimanere elevati ancora per settimane. In questo quadro, l’Italia e gli altri paesi mediterranei, particolarmente esposti alle rotte mediorientali, continueranno a convivere con un’inflazione vischiosa, mentre la Bce dovrà decidere se privilegiare la lotta al carovita o il sostegno a un’economia che stenta a riprendere slancio.

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La Bundesbank frena l'ottimismo: anche con un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz, ci vorranno mesi prima che le forniture di petrolio tornino alla normalità. Diversi impianti sono danneggiati e le riserve in calo, quindi l'inflazione non scenderà rapidamente.

Stampa russa e CSI/ business
scetticismopragmatismo

Il capo della Bundesbank avverte che l'impennata dei prezzi del petrolio avrà conseguenze durature sull'economia globale, nonostante l'accordo di pace. C'è speranza per la tregua, ma anche con la riapertura dello stretto ci vorranno mesi per normalizzare le forniture.

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lunedì 15 giugno 2026

Stretto di Hormuz, Nagel frena l’entusiasmo: «Il petrolio tornerà a scorrere, ma l’inflazione no»

L’accordo preliminare tra Washington e Teheran fa sperare in una tregua, ma il banchiere centrale tedesco avverte: la normalizzazione delle forniture richiederà mesi, e i prezzi resteranno sotto pressione.

La notizia di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, accompagnata dalla promessa di riaprire lo Stretto di Hormuz, ha attraversato i mercati globali come un sospiro di sollievo. Nella notte tra domenica e lunedì, secondo fonti russe, il presidente Donald Trump, il vicepresidente J.D. Vance e il presidente del parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf hanno siglato in formato elettronico un’intesa preliminare. Il petrolio ha immediatamente invertito la rotta, allentando le scommesse su nuovi rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea. Da Parigi, la presidente della Bce Christine Lagarde ha parlato di «buone notizie», accogliendo con favore un accordo che potrebbe riaprire la via d’acqua strategica per il trasporto energetico mondiale.

Ma da Francoforte, dove ha sede la Bundesbank, il tono è stato subito smorzato. Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo della Bce, ha messo in guardia contro un ottimismo prematuro: «Anche se le navi potranno presto tornare a transitare per Hormuz – ha dichiarato durante un vertice finanziario – ci vorranno mesi prima che le forniture di petrolio tornino alla normalità». Nagel ha ricordato che diversi impianti di produzione nella regione sono stati danneggiati o sono fuori servizio, e che le riserve strategiche si stanno assottigliando. Inoltre, ha aggiunto, la pressione sui prezzi potrebbe riaccendersi nel momento in cui i governi ritireranno le misure fiscali temporanee adottate per calmierare i costi dell’energia.

La guerra-lampo scoppiata alla fine di febbraio tra Iran e Stati Uniti aveva fatto schizzare le quotazioni del greggio, alimentando l’inflazione in Germania e nell’intera eurozona e frenando la crescita. Per l’Italia, che importa oltre il 90% del proprio fabbisogno energetico, lo shock si è tradotto in un immediato aggravio dei costi per famiglie e imprese, già provate da due anni di rincari. In questo scenario, la Bce si trova a gestire un equilibrio delicato: Lagarde ha finora mantenuto un profilo attendista, mentre Nagel, noto per le sue posizioni rigoriste, ha ribadito che tutte le opzioni – taglio, pausa o ulteriore rialzo dei tassi – restano sul tavolo in vista della prossima riunione di politica monetaria.

L’intesa raggiunta, per quanto fragile, riapre uno spiraglio sulla via d’acqua da cui transita circa un quinto del consumo mondiale di petrolio. Tuttavia, gli analisti di Bruxelles e i banchieri centrali dell’Eurozona concordano nel ritenere che la distensione geopolitica non si tradurrà in un sollievo immediato per i bilanci delle famiglie europee. La ricostruzione della capacità produttiva e logistica nella regione del Golfo richiederà tempo, e i premi al rischio incorporati nei prezzi dell’energia potrebbero rimanere elevati ancora per settimane. In questo quadro, l’Italia e gli altri paesi mediterranei, particolarmente esposti alle rotte mediorientali, continueranno a convivere con un’inflazione vischiosa, mentre la Bce dovrà decidere se privilegiare la lotta al carovita o il sostegno a un’economia che stenta a riprendere slancio.

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La Bundesbank frena l'ottimismo: anche con un cessate il fuoco e la riapertura dello Stretto di Hormuz, ci vorranno mesi prima che le forniture di petrolio tornino alla normalità. Diversi impianti sono danneggiati e le riserve in calo, quindi l'inflazione non scenderà rapidamente.

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Il capo della Bundesbank avverte che l'impennata dei prezzi del petrolio avrà conseguenze durature sull'economia globale, nonostante l'accordo di pace. C'è speranza per la tregua, ma anche con la riapertura dello stretto ci vorranno mesi per normalizzare le forniture.

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