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Geopoliticalunedì 15 giugno 2026

Salta la parata navale di San Pietroburgo: per il secondo anno la guerra detta le priorità

Nessun decreto presidenziale e nessun ordine di preparazione: per il secondo anno consecutivo il Cremlino cancella l’ammiraglia cerimonia della flotta russa.

Per il secondo anno consecutivo il Cremlino ha cancellato il grande parata navale di San Pietroburgo in occasione della Giornata della Marina militare, l’ultima domenica di luglio. Fonti del ministero della Difesa e dell’ammiragliato, citate dalla stampa indipendente russa, riferiscono che a metà giugno non era stato emanato alcun decreto presidenziale, né erano state avviate le complesse procedure logistiche per lo schieramento di navi e personale. «Capite da soli, non è il momento», ha confidato un ufficiale della Marina, sintetizzando in modo sferzante lo stato d’animo degli ambienti militari.

La parata navale principale era stata ripristinata per volontà di Vladimir Putin nel 2017, con l’intento dichiarato di restaurare una tradizione ultracentenaria senza «fragore di armi». Per anni lo spettacolo aveva mobilitato decine di unità navali e migliaia di marinai nelle acque della Neva e nella rada di Kronštadt, diventando un appuntamento centrale del calendario patriottico. Già nel 2025, tuttavia, il governo aveva annullato la parata, i fuochi d’artificio e il transito delle colonne navali, motivando la scelta con «ragioni di sicurezza» e con la «situazione generale».

Analisti della difesa con sede a Bruxelles e Londra leggono in questa cancellazione seriale il riflesso diretto della guerra in Ucraina. L’assenza di un decreto formale non è una dimenticanza, ma un segnale politico: la flotta russa, ridimensionata dalle perdite nel Mar Nero e costretta a disperdere le unità superstiti, non può permettersi di sottrarre assetti alla prima linea per una coreografia cerimoniale. Anche il fronte interno conta: concentrare migliaia di spettatori nel cuore di una città strategica e simbolica come San Pietroburgo significherebbe esporre a un rischio elevato di attacchi con droni, in una fase in cui il conflitto ha più volte raggiunto il suolo russo.

Nell’ottica degli osservatori europei, il doppio rinvio trasforma una vetrina di potenza navale in un sintomo di vulnerabilità. Dopo il drammatico affondamento dell’incrociatore Moskva e i ripetuti raid nei porti di Sebastopoli e Novorossijsk, la Marina russa fatica a proiettare un’immagine di invulnerabilità. Lo scorso anno Putin era comunque giunto in città per seguire via video delle esercitazioni, ma la parata pubblica era rimasta sospesa: un compromesso che quest’anno non è stato nemmeno tentato.

In prospettiva, è difficile immaginare un rapido ritorno alla normalità cerimoniale. Mentre l’economia di guerra assorbe risorse e il confine fra sicurezza interna e fronte belligerante si assottiglia, la sospensione della parata navale rischia di diventare un’abitudine, non un’eccezione. Per l’Europa e l’Italia, che osservano con attenzione i segnali di logoramento dell’apparato militare russo, la Neva silenziosa di fine luglio sarà una conferma: il Cremlino non ha più il lusso delle parate.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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San Pietroburgo salterà la parata navale principale per il terzo anno di fila. Fonti della difesa affermano che non sono stati impartiti ordini perché la situazione non lo consente, lasciando intendere che le risorse militari sono impegnate altrove.

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La parata navale di San Pietroburgo sarebbe stata annullata per il terzo anno consecutivo. Secondo fonti locali che citano anonimi funzionari della difesa, non è stato firmato alcun decreto presidenziale e non sono in corso preparativi.

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