
Russia amplia il registro degli 'agenti stranieri', in Bangladesh arrestato un giornalista
Mosca inserisce quattro nuovi nomi nella lista degli 'agenti stranieri', mentre a Bogra un cronista finisce in carcere per diffamazione: due volti della pressione statale sui media.
Il Ministero della Giustizia russo ha aggiornato il registro degli “agenti stranieri” includendo il giornalista Petr Ruzavin, l’ex coordinatrice della sede di Aleksej Naval’nyj a Tomsk Ksenija Fadeeva, l’artista Ekaterina Kuznecova e il progetto di assistenza a persone queer “Sfera”. Secondo il comunicato ufficiale, i nuovi iscritti avrebbero diffuso materiali di altri “agenti” e “informazioni inattendibili” sulle politiche delle autorità russe, oltre a essersi opposti alla “operazione militare speciale” in Ucraina. Il progetto “Sfera” è accusato inoltre di “propaganda delle relazioni LGBT”. Tutti i soggetti risiedono o operano all’estero, precisa il Ministero. Dal registro è stato invece escluso il politologo Inal’ Chašig “per perdita dei tratti di agente straniero”.
L’aggiornamento si inserisce in una tendenza che i dati del progetto indipendente OVD-Info quantificano: nel 2025 sono state inserite 178 persone e 37 organizzazioni, e l’80% dei nuovi ingressi è motivato da prese di posizione contro la guerra o di sostegno all’Ucraina. Lo stesso Ministero ha recentemente ammesso che solo il 4% degli oltre 1200 soggetti nel registro riceve finanziamenti esteri, condizione che fino al 2022 era il presupposto giuridico per l’attribuzione dello status. La legislazione, nata nel 2012, è stata progressivamente estesa a media e individui sottoposti a “influenza straniera”, un concetto che la normativa non definisce. Le persone designate sono soggette a obblighi di rendicontazione, marcature, restrizioni professionali e, dal 2025, a sanzioni penali fino a due anni di reclusione per violazioni ripetute, oltre a un’aliquota fiscale unica del 30% e al divieto di pubblicare inserzioni sociali.
A quasi settemila chilometri di distanza, in Bangladesh, un’altra vicenda giudiziaria coinvolge un giornalista. A Bogra, la polizia ha arrestato Rezanur Islam, caporedattore facente funzione del quotidiano “Agrajatra Pratidin”, con l’accusa di aver diffuso notizie diffamatorie e false sul ministro locale per gli Enti locali e lo Sviluppo rurale, Mir Shah Alam. La denuncia, presentata dal redattore di un’altra testata locale, invoca sia la legge sulla protezione informatica sia il reato di estorsione. Il ministro, in una dichiarazione successiva, ha preso le distanze dall’iniziativa giudiziaria, precisando di non averla autorizzata e auspicando una soluzione pacifica e il rapido rilascio del cronista. Il tribunale ha fissato l’udienza per la libertà provvisoria a domenica, mentre Islam resta in carcere.
Secondo osservatori europei, i due episodi, pur in contesti giuridici e politici differenti, illustrano una dinamica comune: l’uso di strumenti normativi – la legge sugli “agenti stranieri” in Russia, la legge sulla sicurezza informatica in Bangladesh – per comprimere lo spazio della critica giornalistica e dell’attivismo. A Mosca, il registro colpisce in modo crescente voci contrarie al conflitto ucraino; a Dhaka, la denuncia per diffamazione si intreccia con rivalità interne al mondo della stampa locale. In entrambi i casi, le autorità statali dispongono di leve amministrative e penali che, secondo gli analisti di Bruxelles, producono un effetto dissuasivo sulla libertà di espressione. Il dossier resta aperto: in Russia sono attese nuove designazioni, mentre in Bangladesh l’attenzione è puntata sull’esito dell’udienza di domenica.
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Le autorità russe hanno ampliato il registro degli 'agenti stranieri' includendo il giornalista Petr Ruzavin, l'attivista Ksenia Fadeeva, l'artista Ekaterina Kuznetsova e il progetto LGBT 'Sfera'. Il Ministero della Giustizia afferma che diffondevano materiali di altri agenti stranieri e informazioni inaffidabili, oltre a opporsi all'operazione militare speciale. Il registro è uno strumento per proteggere gli interessi nazionali da influenze esterne.
Mosca ha aggiunto nuovi nomi alla sua lista di cosiddetti 'agenti stranieri', prendendo di mira un ex giornalista di Mediazona, un'associata di Navalny e un progetto per i diritti LGBT. I critici vedono questa mossa come un ulteriore giro di vite del Cremlino contro le voci indipendenti e le minoranze. L'azione sottolinea la riduzione degli spazi per il dissenso in Russia.
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