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Societàlunedì 15 giugno 2026

Ritorni paralleli: dal Libano delle macerie alla Mecca dei pellegrini

Mentre i villaggi libanesi restano trappole di ordigni inesplosi, l'imponente rimpatrio dei fedeli indonesiani dall'Arabia Saudita mette alla prova logistica e spiritualità.

Due grandi movimenti di ritorno, distanti per geografia e natura ma uniti da una comune fragilità, segnano queste ore. Nel Libano meridionale, l’appello lanciato dalla Sanità islamica — il corpo di difesa civile vicino a Hezbollah — rivela un territorio ancora intriso di pericoli dopo la fine delle ostilità: non avvicinarsi ai villaggi prima dell’annuncio ufficiale del cessate il fuoco, muoversi solo di giorno, riempire il serbatoio prima di partire, non toccare ordigni o corpi estranei. È una geografia della paura che parla all’Europa del rischio umanitario nel vicinato mediterraneo. L’Italia, impegnata con il contingente UNIFIL nel sud del Paese, sa bene quanto la smilitarizzazione delle strade e la fiducia nelle istituzioni siano premesse indispensabili a qualsiasi normalizzazione.

Nel frattempo, migliaia di chilometri più a est, la grande macchina del post-Hajj sta riportando in patria oltre 85mila pellegrini indonesiani, secondo i dati forniti dal portavoce del ministero saudita per l’Hajj. L’operazione ha già movimentato 222 gruppi di volo attraverso l’aeroporto di Jeddah e da oggi prosegue via Madinah, con gli ultimi diciotto contingenti in partenza dalla Città Santa verso i rispettivi hub indonesiani. La meticolosità saudita si misura nei dettagli: il divieto di infilare l’acqua di Zamzam nelle valigie da stiva per non sforare i 32 chilogrammi consentiti, il richiamo ai pellegrini affinché svuotino i bagagli in eccesso prima dell’imbarco. Un decesso ha già rattristato il rimpatrio: un uomo di Pekanbaru, rientrato da pochi giorni, è spirato nell’ospedale di Batam per complicazioni post-viaggio, ricordando che il pellegrinaggio non è soltanto una prova dello spirito ma anche una sollecitazione severa del corpo.

Dall’arcipelago indonesiano, dove l’Islam è religione di maggioranza in un’architettura democratica, giungono segnali di un’evoluzione nel modo di intendere il rito. A Makassar, il responsabile del comitato di accoglienza ha richiamato i pellegrini al senso più profondo del viaggio: il vero «mabrur» — il pellegrinaggio accetto — non si giudica dalle cerimonie compiute alla Mecca, ma dalla qualità delle relazioni umane una volta tornati nei villaggi. Parole che paiono scavalcare l’enfasi burocratica sulla logistica dei voli e sul peso dei trolley. Eppure la logistica resta essenziale: le operazioni di pesatura dei bagagli, condotte sotto lo sguardo dei funzionari sauditi e indonesiani nel quartiere dei pellegrini a Madinah, mostrano quanto la gestione ordinata dei flussi sia il vero miracolo laico di ogni stagione dell’Hajj.

Guardando avanti, i due scenari offrono all’Europa e all’Italia una lente comune. La fine di un conflitto armato e la conclusione di un raduno di massa impongono entrambi una transizione dalla mobilitazione eccezionale alla sicurezza quotidiana. Nel caso libanese, la capacità delle autorità locali di bonificare il territorio sarà il termometro della credibilità statuale; nel caso dei pellegrini, l’esperienza saudita e indonesiana nella protezione civile e nella sanità pubblica potrebbe ispirare i modelli europei di gestione dei grandi eventi e dei rimpatri umanitari. L’Italia, crocevia di migrazioni e nazione sempre più interculturale, ha da osservare con attenzione: i rituali del ritorno, che siano dalla guerra o dalla preghiera, sono il banco di prova di ogni convivenza.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il ritorno dei pellegrini indonesiani dai riti dell'Armuzna si è svolto senza intoppi, con il Ministero del Hajj che ha monitorato la mobilitazione. Le eco delle tensioni libanesi restano un rumore di fondo lontano.

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Il ritorno dei pellegrini segna un momento di trionfo: gli avvertimenti libanesi confermano che la pazienza è finita e il nemico ha commesso errori di calcolo. L'Iran e l'Asse della Resistenza escono vincitori, con nuove linee rosse tracciate.

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