
Milei ridisegna la Corte Suprema: addio quote di genere e nomine accelerate
Con un decreto il governo argentino elimina i criteri di diversità e accorcia i tempi per i giudici supremi, mentre Brasile e Marocco riscrivono le regole della magistratura.
Con la pubblicazione del decreto 467/2026 sul Boletín Oficial, il presidente argentino Javier Milei ha impresso una sterzata al processo di selezione dei giudici della Corte Suprema, del Procuratore Generale e del Difensore Generale. La norma, firmata dal ministro della Giustizia Juan Bautista Mahiques, sopprime la fase di osservazioni e impugnazioni da parte dei cittadini davanti all’Esecutivo, trasferendola direttamente al Senato, e abroga la raccomandazione – introdotta nel 2003 – di tenere conto della diversità di genere, della specializzazione e della provenienza regionale dei candidati. L’obiettivo dichiarato è snellire un iter che, secondo Buenos Aires, generava duplicazioni amministrative e ritardi nel colmare i vuoti in un tribunale supremo ridotto a soli tre membri su cinque. La mossa si accompagna a un’ondata di nomine: nelle stesse ore il governo ha ufficializzato quindici giudici, già approvati dal Senato a giugno, e quattro nuovi funzionari del Pubblico Ministero, tra cui tre difensori pubblici e un procuratore, destinati a coprire vacanze storiche nei tribunali federali di La Plata e della capitale.
La strategia di Milei non è isolata nel panorama latinoamericano. In Brasile, un gruppo di magistrati del Supremo Tribunal Federal (STF) si sta preparando ad agire come una sorta di istanza di revisione delle decisioni del Tribunale Superiore Elettorale (TSE), in aperta frizione con la gestione del ministro Kassio Nunes Marques. Lo scontro è emerso quando la Prima Sezione del STF e il plenum del TSE hanno cominciato a giudicare simultaneamente un caso sulle elezioni suppletive in Roraima, con il ministro Flávio Dino che ha emesso un’ingiunzione per abbreviare i termini di incompatibilità dei candidati. Secondo gli osservatori di Brasilia, Nunes Marques tenta di difendere la giurisprudenza elettorale e il ruolo della giustizia specializzata, mentre i colleghi del STF rivendicano un potere di controllo che ridisegna gli equilibri tra le corti.
Sull’altra sponda dell’Atlantico, il Marocco prosegue un percorso di riforma legislativa che tocca sia le nomine apicali sia il diritto patrimoniale. La Camera dei rappresentanti ha adottato a maggioranza il progetto di legge organica 06.26, che modifica l’elenco degli enti pubblici strategici e delle funzioni superiori la cui designazione richiede deliberazione in Consiglio di governo, e ha approvato la legge 41.25 sul Codice dei diritti reali, volta a correggere disfunzioni nella redazione degli atti immobiliari e a disciplinare i beni non cedibili. Da Mosca, intanto, la Corte Suprema russa ha inviato alla Duma un disegno di legge che ammorbidisce i requisiti per i “specialisti” degli apparati giudiziari: potranno essere nominati anche studenti con diploma professionale medio o iscritti a corsi di laurea in giurisprudenza, nel tentativo di attrarre giovani in un sistema che soffre di carenza di personale.
Queste mosse, lette da Bruxelles, delineano una tendenza globale a rimodellare i meccanismi di accesso alla magistratura e alle alte funzioni pubbliche, spesso con l’intento dichiarato di efficienza ma con implicazioni profonde per l’indipendenza e la rappresentatività degli organi di vertice. L’eliminazione dei criteri di genere e territorio in Argentina, ad esempio, solleva interrogativi sulla capacità del sistema di riflettere la pluralità sociale, mentre la tensione brasiliana tra STF e TSE mette in luce il rischio di una giurisdizionalizzazione della politica elettorale. Per l’Europa, che osserva con attenzione l’evoluzione istituzionale dei partner del G20, resta il nodo di come questi cambiamenti incideranno sulla prevedibilità del diritto e sulla tenuta degli equilibri democratici in aree strategiche per gli investimenti e la cooperazione giudiziaria internazionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il Marocco prosegue con riforme tecniche: la Camera dei rappresentanti ha adottato una legge organica sulle nomine alle alte funzioni, una modifica al codice dei diritti reali e un regime di aiuti sociali diretti. Il tono è procedurale, incentrato su aggiustamenti amministrativi senza accenni a conflitti politici.
In America Latina, le riforme giudiziarie svelano lotte di potere: il Supremo Tribunale Federale brasiliano si prepara a rivedere le decisioni elettorali tra tensioni interne, mentre in Argentina il governo discute se accelerare con decreto le nomine alla Corte Suprema, suscitando allarme per il controllo istituzionale.
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