
Quando la leccata non è affetto: lo studio che rivela il lato oscuro del grooming felino
Un'analisi su oltre cento gatti domestici mostra che la pulizia reciproca può nascondere intimidazione e conflitto, ribaltando decenni di interpretazioni troppo umane del comportamento animale.
Non sempre una leccata è un gesto di affetto. Una ricerca pubblicata sulla rivista Applied Animal Behaviour Science e condotta dall'Università di Gand, in Belgio, ha analizzato le interazioni di 106 gatti in 53 abitazioni europee, rivelando che il grooming reciproco – a lungo catalogato come comportamento affiliativo – può essere in realtà una forma sottile di intimidazione. In circa un quinto dei casi osservati, le leccate si concentravano sulle orecchie, provocando nel gatto ricevente la rotazione all'indietro dei padiglioni auricolari, un segnale di irritazione o paura. In diversi video, la pulizia precedeva conflitti aperti, con l'animale lambito che mostrava segni di stress come sguardo fisso, miagolii acuti, colpi di zampa o, in alcuni casi, morsi.
Il meccanismo è tanto elegante quanto spietato: invece di affrontare direttamente un simile per contendersi un giaciglio al sole o una risorsa, un gatto può avvicinarsi e iniziare a leccarlo in modo insistente e fastidioso, inducendolo ad allontanarsi senza arrivare allo scontro fisico. «Mostra che sono piuttosto eleganti nel risolvere i conflitti», ha osservato Morgane Van Belle, una delle autrici. «Potrebbero avvicinarsi e dare una zampata in faccia all'altro gatto per prendere la coperta su cui è sdraiato. Invece, lo leccano un po' e gli girano intorno». La ricerca distingue così due contesti ben diversi: il grooming come collante sociale, con posture rilassate e contatto laterale, e il grooming come tensione sociale, con un gatto in piedi che lecca un conspecifico seduto, spesso seguito da segnali di disagio.
La necessità di rileggere i gesti dei nostri animali domestici non riguarda solo i felini. Sul fronte canino, l'addestratore cinofilo Max, noto per la sua attività di divulgazione, ha richiamato l'attenzione su un segnale poco conosciuto ma potenzialmente letale: quando un cane ansima e la lingua, anziché restare distesa, inizia ad arricciarsi verso l'interno della bocca, l'animale è in grave difficoltà termica e ha bisogno immediato di fermarsi e riposare. I cani disperdono calore quasi esclusivamente ansimando, e la posizione della lingua è un indicatore diretto del loro stato. Parallelamente, specialisti in comportamento canino in Brasile e negli Stati Uniti sottolineano come la postura e lo stato emotivo del proprietario influenzino direttamente il cane: un tutor ansioso tende a generare un cane ansioso, mentre un tono di voce calmo e regole coerenti riducono lo stress. Anche la scelta di dormire nel letto con il proprietario, interpretata da molti come semplice ricerca di calore, è in realtà un comportamento sociale che rafforza il legame e riduce la tensione, a patto che l'animale mostri segni di benessere come respiro lento e postura rilassata.
Per i gatti, l'interpretazione errata si estende a gesti quotidiani come annusare il viso del proprietario durante il sonno. Ricercatori indonesiani e veterinari europei spiegano che non si tratta di semplice ricerca di coccole, ma di un'indagine olfattiva: il gatto, il cui senso dell'olfatto è circa quattordici volte più sensibile di quello umano, raccoglie informazioni sull'identità, lo stato emotivo e persino la salute della persona attraverso l'odore del respiro e della pelle. Quando poi strofina il muso contro il viso, sta depositando feromoni dalle ghiandole facciali per marcare un territorio sociale, un gesto di appartenenza al gruppo più che di affetto nel senso umano del termine.
Il quadro che emerge da questi studi, condotti su campioni domestici e con metodologie osservative, indica che la comunicazione non verbale degli animali da compagnia è ancora in gran parte fraintesa. Il prossimo passo per la ricerca sarà approfondire i segnali di stress e di benessere in contesti multi-pet, mentre per i proprietari la sfida immediata è imparare a osservare senza proiettare categorie umane, riconoscendo che una leccata, un colpo di coda o un orecchio ruotato possono raccontare una storia molto diversa da quella che immaginiamo.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
Gli scienziati iniziano a sospettare che la leccata tra gatti possa essere un metodo sottile di tormento.
Usando l'espressione 'forse solo per irritare', il testo adotta un tono colloquiale che rende la scoperta meno allarmante e più vicina al lettore.
Non menziona il nome della ricercatrice né i dettagli dei gruppi comportamentali analizzati, riducendo la specificità scientifica.
Un nuovo studio ha scoperto che i gatti che si leccano a vicenda potrebbero essere un segno di malizia piuttosto che di amicizia.
L'uso del termine 'sinistro' e l'enfasi sulla malizia creano un senso di allarme e trasformano un comportamento comune in un potenziale segnale di conflitto.
Non menziona che il grooming reciproco è comune in molti animali, omettendo il contesto evolutivo che potrebbe normalizzare il comportamento.
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