
Pechino accusa Washington di abuso di potere dopo la nuova lista nera del Pentagono
L'inserimento di colossi come Alibaba e BYD nell'elenco delle imprese legate all'esercito cinese scatena la reazione di Pechino, che minaccia ritorsioni mentre si allarga il fronte delle sanzioni americane.
La tensione tra le due maggiori economie del pianeta è tornata a livelli di guardia dopo che il Pentagono ha aggiornato la sua lista nera delle aziende che, a giudizio di Washington, sostengono lo sforzo militare di Pechino. L'ultimo ampliamento ha colpito alcuni gioielli dell'industria tecnologica cinese: Alibaba, Baidu, i produttori di veicoli elettrici BYD e Nio, e i giganti del solare Trina Solar e JA Solar. Pechino ha reagito con una dichiarazione di «forte insoddisfazione», accusando gli Stati Uniti di «abuso del potere statale» e di aver esteso il concetto di sicurezza nazionale ben oltre i limiti ragionevoli, in una mossa che minaccia la stabilità delle catene globali di approvvigionamento e viola i diritti legittimi delle imprese cinesi.
A rendere il quadro ancora più teso, quasi in simultanea, il Tesoro americano ha imposto sanzioni a nove entità e cittadini cinesi con base a Hong Kong, accusati di aver facilitato l'acquisto di armamenti per l'Iran. Da Pechino, il portavoce del ministero degli Esteri ha ribadito l'opposizione della Cina a qualsiasi sanzione unilaterale priva di mandato del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, promettendo «le misure necessarie» per proteggere imprese e cittadini. La duplice offensiva – militare-industriale e geopolitica – disegna una strategia americana che, nell'ottica cinese, utilizza la sicurezza nazionale come pretesto per contenere l'espansione globale dei campioni tecnologici di Pechino.
L'impatto di queste decisioni travalica i confini bilaterali. Analisti europei osservano con preoccupazione come l'allargamento della lista del Pentagono rischi di innescare una reazione a catena: Pechino ha già avvertito che, se le sue aziende non saranno trattate equamente sui mercati internazionali, la risposta sarà «inevitabile e risoluta». Un'escalation che potrebbe colpire le filiere continentali, considerando che BYD è ormai un attore di primo piano nella mobilità elettrica anche in Europa, e che i pannelli solari di Trina e JA Solar alimentano una quota significativa della transizione energetica del Vecchio Continente. L'Italia, in particolare, con la sua industria automotive in trasformazione e gli ambiziosi target di decarbonizzazione, si troverebbe esposta a eventuali ritorsioni o a un'ulteriore frammentazione dei mercati globali.
La cronologia politica aggiunge un ulteriore strato di complessità. L'inasprimento delle misure arriva a poche settimane dal summit tra Donald Trump e Xi Jinping, durante il quale – secondo Pechino – si era raggiunta un'intesa di massima per stabilizzare le relazioni bilaterali. Il mancato rispetto di quello spirito di dialogo, lamentato dalla diplomazia cinese, rischia di incrinare definitivamente la fragile tregua commerciale. Fonti vicine all'amministrazione americana giustificano invece le nuove designazioni con la necessità di proteggere le catene di fornitura della difesa da infiltrazioni dual-use, in un contesto in cui la competizione tecnologica è sempre più percepita come il nuovo campo di battaglia strategico.
In questo braccio di ferro, l'Europa si trova nella scomoda posizione di dover bilanciare la propria sicurezza economica con l'autonomia strategica. Bruxelles guarda con crescente inquietudine a un mondo in cui le due superpotenze tecnologiche usano l'accesso ai propri mercati come arma, mentre Pechino denuncia una «soppressione irragionevole» che mina le fondamenta stesse del commercio internazionale. La posta in gioco non è soltanto la competitività di singole aziende, ma la tenuta di un ordine multilaterale già provato da anni di tensioni. In assenza di un meccanismo di dialogo efficace, il rischio è che la ritorsione paventata da Pechino inneschi una spirale di azioni e reazioni da cui sarà difficile uscire senza danni collaterali per tutti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 3 lingue
Pechino accusa Washington di abusare del pretesto della sicurezza nazionale per reprimere arbitrariamente le imprese cinesi. La lista nera allargata è vista come parte di una strategia di contenimento sistematica, suscitando ferma condanna e l'impegno a proteggere gli interessi commerciali legittimi.
Pechino avverte Washington che la pressione continua riceverà una risposta decisa, dopo che gli USA hanno sanzionato entità cinesi per presunto sostegno all'Iran. La Cina respinge le sanzioni unilaterali al di fuori del mandato ONU e si impegna a salvaguardare le proprie imprese e cittadini.
Articoli correlati
Mondiali 2026: Tunisia esonera Lamouchi dopo la disfatta contro la Svezia
8 lingue · 32 testate
SportGiappone, il pari con l’Olanda e la lezione di stile che incanta il Mondiale
8 lingue · 18 testate
GeopoliticaL’Ucraina apre i negoziati di adesione all’UE: un passo storico, ma la meta è lontana
9 lingue · 15 testate