
Paredes e l’ombra dell’addio: dopo la sconfitta mondiale, il futuro dell’Argentina è un rebus
Il centrocampista del Boca Juniors mette in dubbio la propria permanenza in nazionale e svela i retroscena di un gruppo logorato dalla finale persa contro la Spagna, tra voci di complotto e il possibile addio di Messi.
Appena sei giorni dopo la finalissima del MetLife Stadium, Leandro Paredes è già in campo con la maglia del Boca Juniors, protagonista nella vittoria per 1-0 contro l’O’Higgins nella Copa Sudamericana. Ma è nel dopopartita, nella zona mista della Bombonera, che il centrocampista si lascia andare a confessioni che scuotono il calcio argentino. «Non so se sono in grado di continuare in Nazionale – ammette –. Devo digerire quello che è successo, elaborarlo». Parole che aprono uno squarcio su un gruppo ferito, capace negli ultimi otto anni di vincere un Mondiale e due Coppe America, ma ora alle prese con lo svuotamento emotivo di una sconfitta che sa di fine ciclo.
Il trauma della finale persa contro la Spagna – un 1-0 ai supplementari deciso da Ferran Torres – pesa come un macigno. Paredes parla di un «processo lungo» per superare il dolore, perché «perdere una finale mondiale farà male per molto tempo, eravamo di nuovo vicinissimi». Sotto il profilo personale, svela di aver giocato con una microfrattura alle costole rimediata contro l’Egitto, sopportata con antinfiammatori e trattamenti. Ma è l’usura psicologica ad affiorare nei suoi silenzi: «Per tanti sarà un momento di decidere se proseguire. Sarà molto difficile mantenere questo livello, bisogna mettere molte cose sulla bilancia e parlare con l’allenatore con calma».
Sul fronte delle polemiche, il mediano non lascia spazio a dietrologie: le teorie complottiste che dopo la finale hanno inondato i social network vengono respinte con fermezza. «Se dovessi dare retta a tutto quello che sento, diventerei matto – taglia corto –. Abbiamo fatto un grande Mondiale, ma la Spagna è stata superiore, un giusto vincitore. Non dobbiamo chiarire niente». È il riconoscimento, maturato dentro al campo, di una superiorità tecnica che a caldo molti tifosi faticavano ad accettare.
Paredes aggiunge un tassello cruciale sul destino di Lionel Messi, da settimane al centro di indiscrezioni sul ritiro. «Credo che lui avesse già deciso che questa sarebbe stata la sua ultima partita con la nazionale – rivela il compagno –. Mi auguro di no, spero possa continuare a giocare». Le scarpette con la scritta “O Último Tango” indossate dal capitano al MetLife avevano già alimentato i presentimenti; ora la confessione di Paredes trasforma le congetture in una possibilità concreta.
In questo crocevia di addii più o meno annunciati, anche il futuro del commissario tecnico Lionel Scaloni appare incerto. Paredes non lo nasconde: «Pensare alla decisione di seguire o meno, per loro come per me, sarà molto difficile». Con il Mondiale 2030 ancora lontano ma la Coppa America alle porte, l’Argentina si affaccia a una fase di rifondazione dagli esiti imprevedibili. Per ora, mentre Messi tace, le parole del compagno hanno già cominciato a disegnare i contorni di un’epoca che volge al tramonto.
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Un'intera nazione si stringe attorno ai suoi campioni, angosciata che la sconfitta segni la fine di un'epoca irripetibile.
L'emozione collettiva viene trasformata in una lente di significato storico, rendendo ogni addio un momento simbolico nazionale.
La prospettiva neutrale e fattuale, che inquadra la sconfitta come un semplice risultato sportivo privo di risonanze esistenziali.
Un osservatore distante registra l'incertezza del giocatore, senza attribuirvi significati più profondi o emotivi.
Aderenza rigorosa al dato fattuale, spogliando l'evento di ogni abbellimento emotivo o culturale.
Il ricco tessuto emotivo, l'ansia collettiva e il significato storico che permeano il discorso argentino.
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