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Geopolitica e Politicalunedì 22 giugno 2026

Ormuz, la tregua condizionata che decide il prezzo del petrolio globale

Washington annuncia il passaggio riaperto, Teheran istituisce una linea di comunicazione ma il corridoio resta esposto alle rappresaglie israeliane in Libano.

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato il 22 giugno che lo Stretto di Ormuz è «totalmente aperto» e che il flusso di petrolio in transito ha raggiunto volumi record. La dichiarazione segue di quattro giorni la firma di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, che aveva sospeso le ostilità e previsto la riapertura del corridoio. Tuttavia, fonti iraniane hanno precisato che il passaggio è stato nuovamente interrotto il 20 giugno in risposta ai bombardamenti israeliani sul Libano meridionale, per poi essere ripristinato in modo condizionato. Il capo negoziatore di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, ha annunciato l’istituzione di una linea di comunicazione diretta con gli Stati Uniti per prevenire incidenti navali, mentre una delegazione iraniana si è recata a Mascate per concordare con l’Oman un meccanismo congiunto di coordinamento del traffico.

Secondo Washington, il controllo dello Stretto è ora assicurato dalla marina statunitense, il cui blocco navale avrebbe avuto un impatto più determinante dei bombardamenti. L’amministrazione Trump insiste sul carattere irreversibile dell’apertura e sulla necessità di stabilizzare le quotazioni del greggio, che nei mesi di conflitto avevano subito rialzi superiori al 30%. Da Bruxelles, analisti del settore energetico osservano che la riapertura, per quanto fragile, ha già attenuato le pressioni sui mercati, ma resta esposta a variabili geopolitiche: il governo israeliano non ha ritirato le truppe dal Libano e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha respinto le richieste di cessazione delle operazioni, complicando il negoziato indiretto tra Stati Uniti e Iran.

Per l’Italia, che importa via mare circa il 12% del proprio fabbisogno petrolifero e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, la tenuta del corridoio di Ormuz è un fattore di vulnerabilità strategica. Secondo stime elaborate da centri studi con sede a Roma, un’interruzione prolungata del transito avrebbe potuto innescare un aumento del prezzo alla pompa superiore al 15% e aggravare la dinamica inflattiva. Il memorandum del 18 giugno prevede una finestra di sessanta giorni per finalizzare un accordo di pace che includa il programma nucleare iraniano; in questo quadro, il Tesoro americano ha rilasciato licenze temporanee per l’export di greggio iraniano e ha autorizzato l’importazione di petrolio dalla Repubblica Islamica verso gli Stati Uniti, se necessario per completare le vendite.

L’intesa preliminare ha permesso di scongelare parte degli asset iraniani, stimati in 12 miliardi di dollari, che secondo fonti di Teheran saranno utilizzati per acquistare beni alimentari americani. Sul fronte nucleare, il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha annunciato che l’Iran avrebbe acconsentito al ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha successivamente precisato che la cooperazione con l’Aiea proseguirà «secondo le procedure attuali», richiamando una legge parlamentare che sospende le ispezioni straordinarie. I mediatori del Qatar e del Pakistan hanno confermato che le parti hanno concordato una tabella di marcia per un’intesa definitiva entro sessanta giorni, mentre la missione navale europea proposta da Francia e Regno Unito resta subordinata alla cessazione delle ostilità e alla stabilizzazione del corridoio.

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Le testate dei blocchi analizzati non hanno coperto la notizia sull'accordo iraniano per una linea di comunicazione nello Stretto di Hormuz.
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Mancano completamente riferimenti all'Iran e allo Stretto di Hormuz.

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Nessuna voce sull'Iran; il focus è sulla crisi russa.

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lunedì 22 giugno 2026

Ormuz, la tregua condizionata che decide il prezzo del petrolio globale

Washington annuncia il passaggio riaperto, Teheran istituisce una linea di comunicazione ma il corridoio resta esposto alle rappresaglie israeliane in Libano.

Il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato il 22 giugno che lo Stretto di Ormuz è «totalmente aperto» e che il flusso di petrolio in transito ha raggiunto volumi record. La dichiarazione segue di quattro giorni la firma di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran, che aveva sospeso le ostilità e previsto la riapertura del corridoio. Tuttavia, fonti iraniane hanno precisato che il passaggio è stato nuovamente interrotto il 20 giugno in risposta ai bombardamenti israeliani sul Libano meridionale, per poi essere ripristinato in modo condizionato. Il capo negoziatore di Teheran, Mohammad Baqer Qalibaf, ha annunciato l’istituzione di una linea di comunicazione diretta con gli Stati Uniti per prevenire incidenti navali, mentre una delegazione iraniana si è recata a Mascate per concordare con l’Oman un meccanismo congiunto di coordinamento del traffico.

Secondo Washington, il controllo dello Stretto è ora assicurato dalla marina statunitense, il cui blocco navale avrebbe avuto un impatto più determinante dei bombardamenti. L’amministrazione Trump insiste sul carattere irreversibile dell’apertura e sulla necessità di stabilizzare le quotazioni del greggio, che nei mesi di conflitto avevano subito rialzi superiori al 30%. Da Bruxelles, analisti del settore energetico osservano che la riapertura, per quanto fragile, ha già attenuato le pressioni sui mercati, ma resta esposta a variabili geopolitiche: il governo israeliano non ha ritirato le truppe dal Libano e il primo ministro Benjamin Netanyahu ha respinto le richieste di cessazione delle operazioni, complicando il negoziato indiretto tra Stati Uniti e Iran.

Per l’Italia, che importa via mare circa il 12% del proprio fabbisogno petrolifero e una quota rilevante di gas naturale liquefatto, la tenuta del corridoio di Ormuz è un fattore di vulnerabilità strategica. Secondo stime elaborate da centri studi con sede a Roma, un’interruzione prolungata del transito avrebbe potuto innescare un aumento del prezzo alla pompa superiore al 15% e aggravare la dinamica inflattiva. Il memorandum del 18 giugno prevede una finestra di sessanta giorni per finalizzare un accordo di pace che includa il programma nucleare iraniano; in questo quadro, il Tesoro americano ha rilasciato licenze temporanee per l’export di greggio iraniano e ha autorizzato l’importazione di petrolio dalla Repubblica Islamica verso gli Stati Uniti, se necessario per completare le vendite.

L’intesa preliminare ha permesso di scongelare parte degli asset iraniani, stimati in 12 miliardi di dollari, che secondo fonti di Teheran saranno utilizzati per acquistare beni alimentari americani. Sul fronte nucleare, il vicepresidente statunitense J.D. Vance ha annunciato che l’Iran avrebbe acconsentito al ritorno degli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha successivamente precisato che la cooperazione con l’Aiea proseguirà «secondo le procedure attuali», richiamando una legge parlamentare che sospende le ispezioni straordinarie. I mediatori del Qatar e del Pakistan hanno confermato che le parti hanno concordato una tabella di marcia per un’intesa definitiva entro sessanta giorni, mentre la missione navale europea proposta da Francia e Regno Unito resta subordinata alla cessazione delle ostilità e alla stabilizzazione del corridoio.

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Nessuna voce sull'Iran; il focus è sulla crisi russa.

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