
Polonia, arrestato il sospetto assassino del vignettista russo anti-Putin
L'uomo, fermato vicino a Varsavia con un passaporto georgiano probabilmente falso, è accusato dell'omicidio di Semën Skrepeckij, ucciso lunedì a colpi di pistola nella Polonia orientale.
L'annuncio è arrivato direttamente dal primo ministro polacco Donald Tusk, via social network: le forze di sicurezza hanno arrestato un uomo sospettato di aver partecipato all'omicidio di Semën Skrepeckij, artista e attivista russo esiliato, freddato il 15 giugno nel parcheggio di Biała Podlaska, a pochi chilometri dal confine bielorusso. L'arresto, avvenuto la mattina del 18 giugno in un ristorante georgiano di Piastów, nell'hinterland di Varsavia, segna una svolta in un caso che Varsavia considera fin dal principio un «omicidio politico» e, se confermato il mandante russo, un atto di «terrorismo di Stato».
Skrepeckij – il cui vero nome era Robert Kuzovkov – era noto per le sue feroci satire di Vladimir Putin. Pochi giorni prima di essere ucciso aveva sfilato a Berlino con una delle sue opere più iconiche: un'icona ortodossa in cui Stalin tiene in braccio un Putin infante. L'esecuzione ha avuto i tratti di un regolamento di conti professionale: tre colpi a distanza, poi due a bruciapelo quando la vittima era già a terra. Le autorità polacche avevano inizialmente fermato due cittadini bielorussi, poi rilasciati perché estranei ai fatti, mentre la pista si spostava su un profilo molto diverso.
Secondo le ricostruzioni della stampa polacca e dei media russi indipendenti, il fermato è un uomo di 36 anni che viaggiava con un passaporto georgiano, quasi certamente contraffatto. Fonti investigative indicano che sarebbe di origine cecena, un dettaglio che evoca immediatamente l'ombra dei servizi russi e delle loro reti di esecutori irregolari. La polizia di Lublino ha diffuso una fotografia dell'arresto in un appartamento, con il volto oscurato, mentre il sospettato viene interrogato in attesa della formulazione dei capi d'accusa. L'inchiesta punta ora a risalire al mandante, in un'intricata geografia di documenti falsi e identità di copertura.
L'omicidio di un dissidente sul suolo dell'Unione Europea, a ridosso del confine con la Bielorussia, riaccende l'allarme sulla capacità di Mosca di proiettare violenza letale oltre i propri confini. Analisti a Bruxelles sottolineano come il modus operandi ricordi altri omicidi mirati di oppositori russi all'estero, dal caso di Boris Nemcov a quello più recente di Zelimkhan Khangoshvili a Berlino. Per l'Italia, Paese che ospita una numerosa comunità di esuli russi e che ha già visto episodi di sospetta ingerenza, il messaggio è chiaro: la minaccia di operazioni clandestine sul territorio europeo non è astratta, e richiede una cooperazione investigativa sempre più stretta tra le capitali dell'Unione.
Varsavia, che in questo semestre guida il Consiglio dell'Unione Europea, intende usare il caso per rafforzare la consapevolezza comune sul cosiddetto 'terrorismo di Stato'. Tusk ha promesso che i servizi non si fermeranno fino all'identificazione del mandante. Se la pista porterà effettivamente a Mosca, il governo polacco potrebbe chiedere nuove sanzioni o espulsioni diplomatiche coordinate. Ma al di là delle reazioni immediate, l'episodio conferma che il fronte orientale dell'Europa resta un teatro di scontro ibrido, dove la satira può costare la vita e un passaporto falso può trasformare un ristorante qualunque nella scena di un arresto che interroga l'intera architettura di sicurezza del continente.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le autorità polacche hanno arrestato un sospetto per l'omicidio del caricaturista russo Semën Skrepeckij. Il premier Tusk ha dichiarato che il sospetto usava un passaporto georgiano e che tutto indica un assassinio politico. L'artista era noto per le sue satire di Putin e aveva partecipato a una manifestazione a Berlino.
Un uomo è stato arrestato in Polonia per l'omicidio di un artista russo critico di Putin. Il sospetto avrebbe usato un passaporto georgiano e le autorità stanno cercando il mandante dell'assassinio politico.
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