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Politicadomenica 14 giugno 2026

Obama: improbabile che il nuovo patto con Teheran superi l'intesa del 2015

L'ex presidente Usa invoca la diplomazia: meglio un accordo imperfetto che una guerra. Mentre i negoziati procedono, Medio Oriente ed Europa restano in allerta.

Barack Obama ha scelto una delle tribune più seguite della domenica americana per lanciare un messaggio che risuona ben oltre Washington: qualsiasi accordo che Donald Trump potrà raggiungere con l'Iran non rappresenterà un miglioramento sostanziale rispetto al JCPOA, il patto nucleare del 2015. Nell'intervista alla ABC, l'ex presidente ha ricordato come quell'intesa — frutto di anni di negoziati estenuanti con il coinvolgimento di Russia, Cina e Unione Europea — abbia funzionato in modo efficace fino al ritiro unilaterale statunitense, impedendo a Teheran di dotarsi di un'arma atomica. Obama ha ribadito un principio chiave della sua dottrina: meglio un compromesso che risolva l'80 o il 90 per cento dei problemi piuttosto che inseguire soluzioni totali a costo di una guerra. Le sue parole arrivano in un momento in cui si moltiplicano le indiscrezioni su un possibile memorandum d'intesa tra Washington e Teheran, ma anche le perplessità sulla sua solidità.\n\nSecondo i media iraniani, che hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni, l'intervento di Obama conferma la narrazione di chi considera il JCPOA un equilibrio raggiunto con fatica e poi tradito dall'amministrazione Trump. La stampa di Teheran sottolinea in particolare la condanna dell'ex presidente alle opzioni militari, un'accusa che trova sponda nelle autorità iraniane, da sempre convinte che la sola via praticabile sia quella diplomatica. In un paese stremato da anni di sanzioni e con una popolazione sempre più esasperata, l'idea che un nuovo accordo possa allentare la pressione economica senza soddisfare tutte le richieste occidentali viene vista con un misto di speranza e scetticismo.\n\nNel mondo arabo e in Israele lo sguardo è altrettanto vigile. Le testate panarabe, come i canali in lingua araba delle grandi reti, riportano lo scetticismo di Obama senza nascondere il timore che una nuova intesa possa legittimare le ambizioni regionali iraniane senza arginarne il programma missilistico o l'influenza nei conflitti mediorientali. Da Gerusalemme, voci legate all'establishment della sicurezza osservano che un memorandum potrebbe addirittura rivelarsi peggiore del JCPOA, se dovesse ignorare le attività destabilizzanti di Teheran. L'ombra di un'intesa che non affronti questi nodi rischia di acuire le tensioni con gli alleati storici degli Stati Uniti e di minare la già fragile stabilità della regione.\n\nPer l'Europa e in particolare per l'Italia il dossier è cruciale. Il nostro paese, che prima delle sanzioni era tra i principali partner commerciali dell'Iran, ha visto azzerarsi un interscambio da miliardi di euro, con danni rilevanti per il settore energetico e manifatturiero. Bruxelles, pur accogliendo con favore ogni tentativo di evitare l'escalation, teme che un accordo al ribasso non garantisca la rimozione delle sanzioni extra-territoriali e ostacoli il rilancio di canali come Instex. La via d'uscita indicata da Obama — preferire un'intesa imperfetta a un conflitto — appare l'unica razionale, ma la sua realizzazione resta appesa alla volontà politica di Washington e alla capacità di Teheran di offrire garanzie verificabili. Il mondo osserva, consapevole che la posta in gioco non è mai stata così alta.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

56%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa israeliana
Stampa iraniana e affini/ regime
scetticismovittimismopragmatismo

L'ex presidente americano riconosce che qualsiasi nuovo accordo con Teheran difficilmente sarà migliore del patto nucleare del 2015, che il suo paese ha poi abbandonato. I media iraniani sottolineano che anche una soluzione parziale è preferibile a un conflitto militare, riflettendo una difesa pragmatica dell'accordo originale.

Stampa israeliana/ sicurezza
allarmescetticismoindignazione

I commentatori israeliani sulla sicurezza avvertono che l'accordo emergente di Trump con l'Iran potrebbe essere persino più pericoloso dell'intesa del 2015, limitando potenzialmente la libertà d'azione di Israele. Sostengono che un semplice memorandum d'intesa potrebbe rivelarsi una catastrofe che non affronta le vere ambizioni nucleari di Teheran.

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domenica 14 giugno 2026

Obama: improbabile che il nuovo patto con Teheran superi l'intesa del 2015

L'ex presidente Usa invoca la diplomazia: meglio un accordo imperfetto che una guerra. Mentre i negoziati procedono, Medio Oriente ed Europa restano in allerta.

Barack Obama ha scelto una delle tribune più seguite della domenica americana per lanciare un messaggio che risuona ben oltre Washington: qualsiasi accordo che Donald Trump potrà raggiungere con l'Iran non rappresenterà un miglioramento sostanziale rispetto al JCPOA, il patto nucleare del 2015. Nell'intervista alla ABC, l'ex presidente ha ricordato come quell'intesa — frutto di anni di negoziati estenuanti con il coinvolgimento di Russia, Cina e Unione Europea — abbia funzionato in modo efficace fino al ritiro unilaterale statunitense, impedendo a Teheran di dotarsi di un'arma atomica. Obama ha ribadito un principio chiave della sua dottrina: meglio un compromesso che risolva l'80 o il 90 per cento dei problemi piuttosto che inseguire soluzioni totali a costo di una guerra. Le sue parole arrivano in un momento in cui si moltiplicano le indiscrezioni su un possibile memorandum d'intesa tra Washington e Teheran, ma anche le perplessità sulla sua solidità.\n\nSecondo i media iraniani, che hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni, l'intervento di Obama conferma la narrazione di chi considera il JCPOA un equilibrio raggiunto con fatica e poi tradito dall'amministrazione Trump. La stampa di Teheran sottolinea in particolare la condanna dell'ex presidente alle opzioni militari, un'accusa che trova sponda nelle autorità iraniane, da sempre convinte che la sola via praticabile sia quella diplomatica. In un paese stremato da anni di sanzioni e con una popolazione sempre più esasperata, l'idea che un nuovo accordo possa allentare la pressione economica senza soddisfare tutte le richieste occidentali viene vista con un misto di speranza e scetticismo.\n\nNel mondo arabo e in Israele lo sguardo è altrettanto vigile. Le testate panarabe, come i canali in lingua araba delle grandi reti, riportano lo scetticismo di Obama senza nascondere il timore che una nuova intesa possa legittimare le ambizioni regionali iraniane senza arginarne il programma missilistico o l'influenza nei conflitti mediorientali. Da Gerusalemme, voci legate all'establishment della sicurezza osservano che un memorandum potrebbe addirittura rivelarsi peggiore del JCPOA, se dovesse ignorare le attività destabilizzanti di Teheran. L'ombra di un'intesa che non affronti questi nodi rischia di acuire le tensioni con gli alleati storici degli Stati Uniti e di minare la già fragile stabilità della regione.\n\nPer l'Europa e in particolare per l'Italia il dossier è cruciale. Il nostro paese, che prima delle sanzioni era tra i principali partner commerciali dell'Iran, ha visto azzerarsi un interscambio da miliardi di euro, con danni rilevanti per il settore energetico e manifatturiero. Bruxelles, pur accogliendo con favore ogni tentativo di evitare l'escalation, teme che un accordo al ribasso non garantisca la rimozione delle sanzioni extra-territoriali e ostacoli il rilancio di canali come Instex. La via d'uscita indicata da Obama — preferire un'intesa imperfetta a un conflitto — appare l'unica razionale, ma la sua realizzazione resta appesa alla volontà politica di Washington e alla capacità di Teheran di offrire garanzie verificabili. Il mondo osserva, consapevole che la posta in gioco non è mai stata così alta.

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa iraniana e affiniStampa israeliana
Stampa iraniana e affini/ regime
scetticismovittimismopragmatismo

L'ex presidente americano riconosce che qualsiasi nuovo accordo con Teheran difficilmente sarà migliore del patto nucleare del 2015, che il suo paese ha poi abbandonato. I media iraniani sottolineano che anche una soluzione parziale è preferibile a un conflitto militare, riflettendo una difesa pragmatica dell'accordo originale.

Stampa israeliana/ sicurezza
allarmescetticismoindignazione

I commentatori israeliani sulla sicurezza avvertono che l'accordo emergente di Trump con l'Iran potrebbe essere persino più pericoloso dell'intesa del 2015, limitando potenzialmente la libertà d'azione di Israele. Sostengono che un semplice memorandum d'intesa potrebbe rivelarsi una catastrofe che non affronta le vere ambizioni nucleari di Teheran.

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