
Messico, la protesta dei maestri sfida il Mondiale: la CNTE si spacca ma non arretra
Mentre il Mondiale 2026 prende il via, il potente sindacato degli insegnanti messicani resta in piazza nonostante le divisioni interne; in Brasile si chiude uno sciopero universitario e Nuevo León avvia l’impeachment del governatore.
A poche ore dal calcio d’inizio del Mondiale 2026, che vede il Messico tra i Paesi ospitanti, il cuore della capitale è blindato da un conflitto sociale che il governo federale sperava di aver disinnescato. La Coordinadora Nacional de los Trabajadores de la Educación (CNTE) ha infatti respinto ogni ipotesi di tregua: la sezione 22 dello Stato di Oaxaca, la più numerosa e radicale, ha votato a maggioranza risicata per mantenere il plantón nel centro storico di Città del Messico e proseguire blocchi e manifestazioni. La decisione arriva dopo giorni di tensione in cui la presidente Claudia Sheinbaum aveva accusato i vertici sindacali di non informare con trasparenza le basi sulle offerte del governo, mentre fonti della sicurezza segnalavano il tentativo di introdurre esplosivi tra i manifestanti. L’impatto economico è già devastante: secondo le stime circolate nella capitale, le perdite per i commercianti del Centro Histórico superano i 1.200 milioni di pesos, con la disperazione che ha innescato scontri diretti tra esercenti e manifestanti.
La rigidità messicana contrasta con quanto accaduto in Brasile, dove la mobilitazione accademica ha trovato una via d’uscita negoziale. All’Università Statale di Campinas (Unicamp), studenti e professori hanno posto fine a uno sciopero di venticinque giorni dopo che il Consiglio dei rettori paulisti ha accordato un aumento salariale del 3,92% e accolto buona parte delle rivendicazioni studentesche. Resta invece alta la tensione in Argentina: i docenti dell’Università Nazionale di Rosario hanno confermato quattro giorni di stop alle lezioni a partire dal 16 giugno, in un quadro di lotta nazionale per il recupero del potere d’acquisto che coinvolge l’intera federazione CONADU.
Sul fronte politico-istituzionale, il Messico vive una stagione di fibrillazioni che travalica i confini statali. A Nuevo León, la Commissione Anticorruzione del Congresso ha approvato l’avvio del juicio político contro il governatore Samuel García, accusato di aver triangolato quasi un miliardo di pesos verso imprese a lui riconducibili. Il voto ha messo a nudo le crepe nella coalizione di governo: solo una deputata di Morena ha sostenuto la procedura, mentre altri esponenti della 4T hanno disertato la seduta, alimentando i sospetti di un’alleanza sotterranea tra Morena e PRI per indebolire Movimiento Ciudadano. García dovrà rendere dichiarazioni entro il 23 giugno; intanto, a Coahuila, il Partito del Lavoro ha presentato una richiesta di impeachment contro il governatore Manolo Jiménez per presunte violazioni elettorali legate a un sistema di voto tramite codici QR.
Per gli analisti europei che osservano il Nord America in queste settimane di Mondiale, il groviglio messicano non è solo una curiosità da cronaca. La tenuta del grande evento sportivo – che richiamerà centinaia di migliaia di tifosi anche dall’Italia – dipende dalla capacità delle autorità di garantire sicurezza e viabilità in una metropoli dove gli insegnanti in sciopero hanno già paralizzato arterie vitali e dove gruppi di normalisti legati al caso Ayotzinapa hanno bloccato l’autostrada per Cuernavaca con una cisterna di materiale pericoloso. La combinazione di protesta sociale irrisolta, frammentazione politica e scadenze giudiziarie ravvicinate disegna uno scenario in cui il pallone rischia di rotolare su un terreno minato, con possibili ripercussioni sulla percezione internazionale del Paese e sugli investimenti stranieri, italiani compresi.
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