
Registro obbligatorio dei cellulari in Messico: a rischio 60 milioni di linee, si valuta una proroga
Mentre l'Indonesia introduce il riconoscimento facciale solo per le nuove SIM, il Messico si avvicina alla scadenza con meno della metà delle utenze registrate e crescenti pressioni per un rinvio.
A pochi giorni dalla scadenza del 30 giugno 2026, il Messico si trova di fronte a un potenziale blocco di decine di milioni di linee mobili. Secondo i dati ufficiali della Commissione Regolatrice delle Telecomunicazioni (CRT), al 22 giugno risultano registrate circa 62,5 milioni di linee, appena il 43% delle oltre 144 milioni attive. La normativa, pensata per contrastare estorsioni e frodi telefoniche, impone la vincolazione obbligatoria di ogni numero alla Clave Única de Registro de Población (CURP) e a un documento d'identità. Il ritmo attuale di registrazione, stimato in circa 750.000 linee al giorno, non consentirebbe di coprire l'intero parco utenti entro il termine, lasciando fuori fino a 60 milioni di numeri.
La prospettiva di un "apagón telefónico" ha innescato reazioni contrastanti. Dal Senato, il coordinatore di Movimiento Ciudadano, Clemente Castañeda, ha presentato un'iniziativa per estendere il periodo transitorio da 120 a 360 giorni, denunciando una "crisi operativa di proporzioni maggiori" e il rischio di esclusione digitale per le fasce più vulnerabili, per le quali il cellulare rappresenta l'unico accesso a internet, servizi bancari e sanitari. Anche il Partito Azione Nazionale ha sollecitato una proroga di 180 giorni, citando segnalazioni di anomalie e la mancanza di un meccanismo chiaro per correggere errori di attribuzione. Sul fronte opposto, la Confederazione delle Camere Nazionali di Commercio (Concanaco Servytur) ha dichiarato che non chiederà alcun rinvio, invitando i cittadini a completare il registro e ricordando che l'85% dei tentativi di estorsione nel Paese avviene per via telefonica.
L'incertezza normativa si riflette su un ecosistema digitale sempre più integrato. BBVA México ha precisato che la sua app bancaria non verrà disabilitata automaticamente, ma la sospensione dei dati mobili e degli SMS potrebbe ostacolare l'attivazione di nuovi account, il cambio dispositivo e alcune procedure di autenticazione. La Commissione Nazionale per la Protezione degli Utenti di Servizi Finanziari (Condusef) ha esortato a non attendere l'ultimo momento, mentre persistono timori sulla sicurezza dei dati personali in un Paese segnato da precedenti fughe di informazioni, come l'esposizione delle CURP su piattaforme di programmi sociali. Organizzazioni civili e specialisti mettono in guardia sul fatto che il riutilizzo di dati raccolti a fini commerciali per scopi di pubblica sicurezza potrebbe violare la legislazione messicana sulla protezione dei dati.
In un contesto globale in cui circa 160 governi, secondo la GSMA, richiedono l'identificazione degli utenti di telefonia mobile, il caso messicano si inserisce in una tendenza più ampia, ma con specificità locali. L'Indonesia, ad esempio, introdurrà dal 1° luglio 2026 la verifica facciale obbligatoria solo per le nuove SIM, senza imporre la ri-registrazione agli utenti esistenti, come confermato dal Ministero della Comunicazione e del Digitale. La presidente messicana Claudia Sheinbaum ha annunciato che un annuncio ufficiale su un'eventuale proroga sarà dato a breve, mentre fonti vicine al processo indicano che si starebbe valutando un rinvio di quattro mesi o una sospensione scaglionata dei servizi, anziché un blocco immediato. La decisione, attesa per questa settimana, definirà l'equilibrio tra l'urgenza di sicurezza invocata dalle autorità e la tenuta di un sistema che coinvolge oltre 144 milioni di utenti.
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L'Indonesia introdurrà il riconoscimento facciale obbligatorio per le nuove registrazioni di schede SIM a partire da luglio 2026, ma gli utenti esistenti non dovranno ripetere la procedura. La nuova norma sostituisce i precedenti metodi di verifica dell'identità e mira a rafforzare la sicurezza delle telecomunicazioni.
Il Messico affronta la scadenza del 30 giugno per associare le linee mobili al documento d'identità nazionale, con oltre 60 milioni di numeri a rischio sospensione. Il settore privato si oppone a una proroga, mentre voci politiche avvertono di un 'blackout telefonico' che colpirebbe servizi bancari, sanitari e scolastici.
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