
La coalizione tedesca vara 34 riforme per uscire dalla stagnazione, ma gli economisti restano scettici
Il pacchetto prevede sgravi fiscali per dieci miliardi, pensioni oltre i 67 anni e stretta sui certificati medici, mentre la crescita attesa resta modesta.
Il cancelliere Friedrich Merz ha presentato giovedì un pacchetto di 34 misure concordate dalla grande coalizione tra cristiano-democratici e socialdemocratici, con l’obiettivo dichiarato di «riportare la Germania in carreggiata». Il piano interviene su fisco, lavoro, pensioni e burocrazia, mobilitando circa dieci miliardi di euro di sgravi fiscali annui a regime dal 2028, concentrati su famiglie a reddito medio-basso. Secondo gli analisti economici tedeschi, l’effetto sulla crescita sarà positivo ma contenuto: il presidente dell’Ifo Clemens Fuest parla di un impatto «piccolo», mentre dal Kiel Institut für Weltwirtschaft si stima un effetto «vicino allo zero» senza un drastico taglio della burocrazia. Più ottimista la lettura di Deutsche Bank, che vi legge uno dei più ampi pacchetti di riforme degli ultimi decenni, capace di sostenere la fiducia nella seconda metà dell’anno.
Il cuore del provvedimento è una riforma dell’imposta sul reddito che innalza le detrazioni per lavoratori e figli a carico, sposta in avanti la soglia dell’aliquota marginale massima e introduce un’imposta patrimoniale scaglionata: 45% oltre i 250.000 euro di reddito imponibile, 47% oltre i 280.000. Il governo stima che una famiglia tipo con due figli e 60.000 euro di reddito risparmierà circa 600 euro l’anno. Sul fronte del lavoro, i contratti a termine senza causale potranno durare fino a 48 mesi fino al 2030, mentre per le assenze per malattia sarà obbligatorio il certificato medico dal primo giorno, eliminando la possibilità di comunicazione telefonica. La riforma pensionistica, già annunciata, aggancia l’età di pensionamento alla speranza di vita, portandola oltre i 67 anni nei prossimi decenni.
La coalizione, al governo dal maggio 2025, agisce sotto la pressione di un’economia che dopo due anni di contrazione è tornata a una crescita modesta, frenata dai costi energetici, dalla concorrenza cinese e dalle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Negli ambienti imprenditoriali tedeschi il pacchetto è stato accolto come un «cambio di rotta atteso da tempo», mentre il sindacato IG Metall denuncia un attacco ai diritti dei lavoratori, in particolare sulla flessibilizzazione dei contratti. Da Bruxelles si guarda con attenzione alla tenuta della prima economia europea, anche perché il governo Merz intende premere per regole più severe sugli investimenti esteri in settori strategici e contro la concorrenza sleale, con un occhio rivolto a Pechino.
Per l’Italia, il rilancio tedesco resta un fattore cruciale: la domanda interna del principale partner commerciale condiziona le esportazioni manifatturiere italiane, in particolare nei settori automotive e meccanica. Il governo federale punta a far approvare dal Bundestag i punti principali del pacchetto entro la fine del 2026, mentre a settembre le elezioni regionali nell’est del Paese misureranno la capacità della coalizione di arginare l’avanzata dell’estrema destra di Alternative für Deutschland, oggi in testa ai sondaggi nazionali.
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