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Politicadomenica 14 giugno 2026

Londra segue Canberra e alza la posta: social vietati ai minori di 16 anni

Il governo britannico annuncia restrizioni più severe di quelle australiane, tra stop agli algoritmi e coprifuoco notturno per gli adolescenti, in una corsa globale alla protezione dell’infanzia digitale.

A pochi mesi dal giro di vite australiano, il Regno Unito si appresta a varare il proprio divieto di accesso ai social media per gli under 16. Il primo ministro Keir Starmer, forte di una vasta consultazione pubblica che ha visto la maggioranza dei genitori chiedere una soglia minima di età, annuncerà oggi un pacchetto di misure che, secondo le anticipazioni di Londra, andrà ben oltre il modello di Canberra. Non si tratterà soltanto di impedire la creazione di account su piattaforme ritenute ad alto rischio come TikTok e Instagram: il governo laburista intende bloccare l’uso di chatbot dotati di contenuti romantici o sessuali per i minorenni, limitare le chat di gioco con sconosciuti e introdurre un meccanismo tecnico che impedisca la navigazione dopo le 20:30 ai minori di 18 anni, un coprifuoco digitale che non ha precedenti nelle democrazie occidentali.

La scelta di Londra si inserisce in un movimento transnazionale che sta ridefinendo i confini della cittadinanza digitale dei più giovani. L’Australia ha fatto da apripista lo scorso dicembre, diventando il primo paese a vietare per legge i social agli under 16, una strada poi imboccata, con sfumature diverse, da Indonesia, Brasile e Canada. In Europa, la Francia studia un sistema di verifica dell’età, la Spagna e la Danimarca preparano norme analoghe, mentre la Thailandia e la Corea del Sud osservano con attenzione. Da Bruxelles, il dibattito sul Digital Services Act si arricchisce così di esperienze nazionali che spingono verso una tutela rafforzata, ma sollevano interrogativi sulla compatibilità con la libera circolazione dei servizi digitali nel mercato unico.

L’efficacia di questi divieti resta tuttavia incerta. A sei mesi dall’entrata in vigore della legge australiana, oltre cinque milioni di account di adolescenti sono stati rimossi o limitati, ma sette genitori su dieci dichiarano che i propri figli possiedono ancora almeno un profilo attivo. La pressione dei coetanei, il ricorso a VPN e la cronica debolezza dei sistemi di verifica dell’età – tema su cui, da Ottawa, si interrogano anche i legislatori canadesi alle prese con la proibizione della vendita di bevande energetiche ai minori – mostrano come il confine tra proibizionismo e protezione effettiva sia tutto da tracciare. Le big tech e l’amministrazione statunitense, dal canto loro, premono contro restrizioni che considerano sproporzionate e potenzialmente dannose per l’innovazione, mentre a Londra fonti governative ammettono che non esiste una “soluzione magica”.

Ciò che rende peculiare l’approccio britannico è la volontà di attaccare non soltanto l’accesso, ma il design stesso delle piattaforme, intervenendo su algoritmi e notifiche per ridurre la dipendenza. Se la legge australiana aveva già scosso gli equilibri globali, la mossa di Starmer – che da padre si dice convinto di dover “porre fine a un sistema che sta deludendo i nostri ragazzi” – rischia di accelerare un processo normativo a macchia di leopardo, con standard diversi tra continenti. Per l’Italia, dove il dibattito è rimasto finora confinato a disegni di legge e appelli di associazioni, l’esperimento britannico offrirà un banco di prova prezioso: riuscirà Londra a costruire un ecosistema digitale a misura di minore senza scivolare in un paternalismo tecnocratico? La risposta, tra qualche mese, potrebbe riscrivere le regole del gioco anche per il resto d’Europa.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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scetticismodistacco

Il governo britannico annuncia un divieto totale dei social per gli under 16, seguendo la linea australiana. Genitori e politici applaudono, ma diversi psicologi e ricercatori avvertono che non esistono prove che una misura del genere funzioni davvero.

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pragmatismodistacco

Il Regno Unito diventa il quarto paese a vietare i social agli under 16, dopo Australia, Indonesia e Malesia. L’annuncio di Starmer viene inquadrato come parte di un allineamento crescente di nazioni che cercano di limitare l’accesso dei minori alle piattaforme digitali.

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