
La Polonia toglie l’onorificenza a Zelensky: la memoria della UPA riaccende la tensione
Il presidente polacco Nawrocki revoca l’Ordine dell’Aquila Bianca al leader ucraino dopo l’intitolazione di un’unità militare ai nazionalisti della Seconda guerra mondiale, mettendo a rischio la cooperazione bilaterale.
Il presidente polacco Karol Nawrocki ha annunciato sui social la revoca dell’Ordine dell’Aquila Bianca, massima onorificenza di Stato, al presidente ucraino Volodymyr Zelensky. La decisione, presa dopo che Zelensky ha autorizzato a maggio l’attribuzione del nome «Eroi dell’UPA» (Esercito insurrezionale ucraino) a un reparto delle forze speciali ucraine, è stata comunicata a una settimana dall’apertura a Danzica della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, co-organizzata da Varsavia e Kyiv il 25 e 26 giugno con la partecipazione di Ue, G7 e altri donatori internazionali. La crisi diplomatica rischia così di oscurare un appuntamento cruciale per il futuro postbellico del Paese.
Secondo Varsavia, l’UPA fu responsabile durante la Seconda guerra mondiale dei massacri di Volinia, costati la vita a un numero di civili polacchi che le stime polacche collocano fino a 100.000 persone nell’attuale Ucraina occidentale – episodi che il Parlamento polacco ha qualificato come genocidio nel 2016. «Per la stragrande maggioranza della società polacca, l’UPA resta anzitutto una formazione responsabile di crimini brutali contro cittadini della Repubblica di Polonia» ha dichiarato Nawrocki, precisando tuttavia che l’atto non è rivolto contro il popolo ucraino e non modifica l’orientamento strategico della politica di sicurezza polacca. Eppure, secondo un recente sondaggio citato dai media polacchi, il 65% dei polacchi ritiene che l’intitolazione influenzi negativamente la percezione delle relazioni bilaterali. L’ex presidente e premio Nobel per la pace Lech Wałęsa ha annunciato che non indosserà più il distintivo con la bandiera ucraina. Il primo ministro Donald Tusk, rivale politico del capo dello Stato, ha invitato entrambi i presidenti a raffreddare le emozioni, notando che «il conflitto tra Polonia e Ucraina allieta Putin e sconvolge gli alleati».
Da Kyiv la reazione è stata immediata e speculare. Il ministro degli Esteri Andrii Sybiha ha annunciato che restituirà la Croce di Commendatore dell’Ordine al Merito della Polonia, ricevuta nel 2022, definendo la revoca un «errore strategico» di Varsavia di cui «solo Mosca trae vantaggio». «Nessun presidente di un altro Paese può dettarci la nostra storia» ha scritto Sybiha sui social, accusando i politici polacchi di passi ingiustificati e sprezzanti. Anche il capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov ha rinunciato alla sua Croce d’Oro, sottolineando che l’Ordine dell’Aquila Bianca non è stato ancora tolto al dittatore fascista italiano Benito Mussolini. Fonti ucraine sottolineano come l’UPA abbia combattuto per l’indipendenza nazionale contro le forze sovietiche e naziste e che il nome sia stato scelto dai soldati per onorare un simbolo di resistenza antirussa, senza alcun intento di offendere la Polonia. Il ruolo ambiguo del movimento, che incluse fasi di collaborazione con la Germania nazista e massacri di civili, resta però oggetto di profonda contesa.
Il riaccendersi delle dispute storiche minaccia di incrinare l’unità del fronte occidentale in un momento delicato per la sicurezza europea. Da Bruxelles i diplomatici osservano che l’incidente aggiunge frizioni a un rapporto già logorato di recente dalle tensioni sull’import di grano e dalla stanchezza per l’accoglienza di quasi un milione di profughi ucraini in Polonia. Alla vigilia del vertice di Danzica, l’episodio solleva anche interrogativi sulla responsabilità ultima della revoca: secondo la costituzione polacca, la decisione presidenziale sulle onorificenze richiede la controfirma del primo ministro, il che concede a Donald Tusk una leva potenziale di mediazione. Da Mosca, il vicepresidente del Consiglio di sicurezza Dmitrij Medvedev ha commentato suggerendo a Zelensky di indossare una Croce di Ferro nazista, mentre l’inviato speciale del Cremlino per gli investimenti, Kirill Dmitriev, ha osservato che «la Polonia ha finalmente scoperto i simpatizzanti nazisti in Ucraina». Il dossier resta aperto, con una risposta ufficiale ucraina attesa e la conferenza di Danzica che si profila come il primo banco di prova della capacità dei due alleati di raffreddare il clima.
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I media russi presentano la decisione polacca come un'umiliazione meritata per Zelensky, che svela l'abbraccio dell'Ucraina ai collaborazionisti nazisti. Notano con sarcasmo che persino Varsavia, alleato chiave di Kiev, ritira ora le onorificenze dopo che un'unità militare è stata intitolata all'UPA, responsabile di massacri di polacchi. Figure come Medvedev gongolano, proponendo a Zelensky di indossare una croce di ferro nazista al posto dell'onorificenza.
I media dell'Europa continentale riportano la decisione polacca come una brusca escalation in una disputa sulla memoria storica, avvertendo che potrebbe minare l'unità alleata durante l'invasione russa. Mettono in contrasto la revoca dell'Ordine dell'Aquila Bianca da parte del presidente Nawrocki con l'appello del primo ministro Tusk a non sprecare la solidarietà. La copertura sottolinea il delicato equilibrio tra i risentimenti storici e la cooperazione strategica odierna.
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