
La Germania si restringe, la Svizzera respinge il tetto ai 10 milioni: l’Europa alle prese con demografia e infrastrutture
Mentre Berlino registra un calo di 110.000 abitanti, Berna dice no al referendum anti-crescita, ma restano irrisolti i nodi di trasporti e welfare che toccano anche l’Italia.
La Germania torna a restringersi. Per la prima volta dal 2020, anno segnato dalle chiusure pandemiche, la popolazione tedesca è scesa a 83,5 milioni, con una perdita netta di 110.000 residenti nel 2025. Il saldo migratorio positivo, pari a 235.000 persone, non è bastato a compensare un deficit naturale di 352.000 unità: le culle vuote pesano più dei nuovi arrivi. Gli analisti tedeschi leggono il dato come un punto di svolta strutturale, dopo anni di crescita lenta ma continua dal 2011. L’invecchiamento accelera e la quota di anziani sul totale della popolazione diventa sempre più rilevante, prefigurando tensioni crescenti sul sistema pensionistico e sulla forza lavoro.
Dall’altro lato delle Alpi, la Svizzera affronta una dinamica opposta. La popolazione ha già superato i 9,1 milioni e si avvicina rapidamente alla soglia dei 10 milioni, che secondo le proiezioni potrebbe essere raggiunta prima del 2050. Un referendum promosso dalla destra sovranista per imporre un freno costituzionale a quella cifra – congelando ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno al raggiungimento di 9,5 milioni – è stato bocciato nettamente alle urne. Tuttavia, la campagna ha lasciato ferite profonde nel dibattito elvetico: osservatori svizzeri denunciano l’uso di disinformazione, account falsi e toni giudicati così violenti da spingere i Verdi a presentare una serie di interventi parlamentari per regolamentare la comunicazione politica, anche in vista delle prossime scadenze elettorali e negoziali con l’Unione Europea.
Il voto ha però avuto il merito di riportare al centro dell’attenzione l’urgenza delle infrastrutture. Sia in Svizzera sia in Germania, la pressione demografica – reale o percepita – si scontra con reti di trasporto pubbliche al collasso. A Monaco di Baviera, snodo cruciale per il sud tedesco e porta verso l’Italia, la Deutsche Bahn descrive i propri grandi nodi ferroviari come «troppo vecchi, troppo rotti, troppo pieni». I tagli alla spesa minacciano il rinnovo della rete e la frequenza dei treni regionali, proprio mentre la regione continua ad attrarre nuovi residenti. Sul versante svizzero, l’asse ferroviario est-ovest dell’altopiano è notoriamente sotto-dimensionato: convogli sovraffollati e capacità insufficiente sono la norma da oltre un decennio, e gli investimenti straordinari già avviati restano largamente inadeguati. La proposta di un pre-finanziamento delle infrastrutture, discussa dagli esperti elvetici, cerca di rompere il circolo vizioso tra crescita demografica e servizi al limite.
L’Italia osserva queste traiettorie da una posizione per molti versi analoga. Il Belpaese condivide con la Germania un inverno demografico che sembra irreversibile: denatalità record, invecchiamento accelerato e un welfare che fatica a reggere il passo. Non a caso, il dibattito pubblico italiano torna periodicamente su questi temi, con appuntamenti come Demografica che mettono a confronto governo, istituzioni e imprese. La longevità crescente, unita al crollo delle nascite, ridisegna la geografia del lavoro e della protezione sociale, mentre l’immigrazione – spesso invocata come compensazione – solleva resistenze politiche simili a quelle emerse nel referendum svizzero.
La vera partita europea si gioca dunque sulla capacità di conciliare dinamiche demografiche divergenti con investimenti lungimiranti. Le esperienze tedesca e svizzera mostrano che né il declino né la crescita offrono soluzioni automatiche: servono regole chiare per il dibattito democratico, risorse certe per le infrastrutture e una visione integrata che leghi mobilità, casa e welfare. Per l’Italia, stretto tra spopolamento di aree interne e congestione metropolitana, la lezione è duplice: senza un’idea di futuro condiviso, anche i numeri diventano un’arma spuntata.
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L'Europa continentale, stretta tra invecchiamento e crescita urbana, vede le sue infrastrutture ferroviarie vicine al collasso. La cronica mancanza di fondi minaccia nodi strategici come Monaco, mentre la Svizzera cerca di prefinanziare la rete e di regolare il dibattito sull'immigrazione dopo una campagna giudicata tossica. Il calo demografico tedesco e la denatalità italiana aggravano la pressione su welfare e trasporti, imponendo scelte urgenti di lungo periodo.
Dal Sud-est asiatico il referendum svizzero sul limite di 10 milioni di abitanti viene osservato con distacco. L'iniziativa, respinta dalla maggioranza, è raccontata come un tentativo di contenere la crescita demografica, senza approfondire le cause infrastrutturali o le tensioni politiche europee.
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