
La Cina spinge su robotica e sottomarini: AUKUS accelera i droni subacquei
Mentre Pechino sperimenta il primo robot da pesca intelligente e annuncia nuove missioni scientifiche a est di Taiwan, i bombardieri minacciano il Giappone e l'Occidente risponde con droni autonomi e nuove strategie di difesa.
A bordo della nave da ricerca Song Hang, salpata l'8 giugno da Shanghai per una missione di tre mesi nel Pacifico nordoccidentale, Pechino sta sperimentando il primo robot intelligente per la pesca dei calamari, capace di mimare i movimenti umani per attrarre le prede. L'annuncio, diffuso dai media statali, non è isolato: la stessa missione rientra in una strategia di «diversificazione» delle rivendicazioni marittime cinesi a est di Taiwan, dove Pechino intende condurre regolarmente rilievi delle risorse naturali, esercitazioni militari e pattugliamenti della guardia costiera.
Nel frattempo, un rapporto dell'Hudson Institute di Washington mette in guardia Tokyo: entro il prossimo decennio i bombardieri strategici cinesi H-6K, H-6N e il futuro H-20 stealth potrebbero costituire la minaccia principale per la sicurezza giapponese, superando quella dei missili da crociera lanciati da terra. Secondo le simulazioni condotte congiuntamente con ufficiali alleati, i velivoli sarebbero in grado di colpire da aree non coperte dalla difesa aerea nipponica, lanciando migliaia di tonnellate di armamenti al giorno. Per contrastare questo scenario, lo studio boccia l'attuale programma SHIELD basato su droni e intercettori, e invoca capacità di contrasto aereo a lunghissimo raggio, sensori persistenti e una rete di sottomarini e veicoli subacquei autonomi.
La risposta occidentale a questa escalation è in fase di accelerazione proprio sul fronte subacqueo. In base all'accordo AUKUS, Stati Uniti, Regno Unito e Australia stanno sviluppando una nuova generazione di droni subacquei autonomi, destinati a diventare operativi già dal prossimo anno e a essere dispiegati su larga scala entro il 2027. Il programma – che costituisce il secondo pilastro dell'alleanza, oltre alla nota componente dei sottomarini nucleari – punta a creare una «marina ibrida» in grado di proteggere cavi sottomarini e condotte energetiche nell'Indo-Pacifico, infrastrutture ritenute sempre più esposte a interferenze cinesi. L'iniziativa si inserisce in una cornice di crescente competizione tecnologica: la Cina, dal canto suo, accelera lo sviluppo di una propria flotta di sottomarini nucleari d'attacco di nuova generazione (Type 095), il cui primo esemplare è stato avvistato nei cantieri di Shanghai con caratteristiche stealth avanzate, e studia missili ipersonici «sea-skimming» in grado di volare a pochi metri dalla superficie del mare a velocità cinque volte superiori a quella del suono, riducendo drasticamente i tempi di reazione delle portaerei nemiche.
Sul versante economico, la pressione cinese si manifesta con strumenti meno militari ma altrettanto efficaci. L'offerta di Pechino di aumentare l'acquisto di atemoya – un frutto tipico della contea di Taitung, a Taiwan, che dipende per il 95% delle esportazioni dal mercato continentale – ha riacceso il dibattito sull'uso politico del commercio. Taipei denuncia una tattica del «sollevare, intrappolare, uccidere», che lascia gli agricoltori in balìa di improvvise sospensioni, tariffe e barriere fitosanitarie. La vicenda illustra come l'integrazione economica asimmetrica possa trasformarsi in leva geopolitica, in un contesto in cui il controllo delle rotte e delle risorse del Pacifico resta il baricentro della competizione tra le potenze.
Per l'Europa, le implicazioni sono immediate: gran parte del commercio marittimo transita dall'Indo-Pacifico e la sicurezza dei cavi sottomarini è una priorità anche per i paesi mediterranei. La partecipazione di Londra all'iniziativa AUKUS e l'interesse della NATO per le capacità di guerra subacquea autonoma indicano che la partita tecnologica in corso non resterà confinata all'area del Pacifico. L'Italia, con la sua industria cantieristica e la Marina militare, segue da vicino questi sviluppi, consapevole che la protezione delle infrastrutture critiche sottomarine e la deterrenza nei confronti di attori statuali sempre più assertivi richiederanno nuovi assetti e dottrine.
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La Cina sta sviluppando le sue capacità subacquee nell'ambito di un progresso tecnologico pacifico e di una legittima difesa. Il blocco AUKUS sta pericolosamente militarizzando i mari con una flotta di droni, ignorando i diritti sovrani cinesi. Tali azioni disturbano la stabilità regionale e riflettono una mentalità da Guerra Fredda.
Lo schieramento dei nuovi sottomarini stealth cinesi rappresenta una minaccia in rapida crescita che i sistemi di difesa attuali potrebbero non contrastare. Gli alleati AUKUS stanno giustamente accelerando una flotta di droni sottomarini per proteggere le infrastrutture critiche. È necessaria un'azione urgente poiché le ambizioni navali di Pechino superano le tutele esistenti.
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