
L’orrore senza confini: femminicidi e infanzie spezzate da Abuja a Hyderabad
Corpi di donne e bambine affiorano in case abbandonate, piscine e cespugli, rivelando una geografia globale della violenza che l’indignazione non basta più a contenere.
Il corpo senza testa di una donna non ancora identificata, abbandonato in un edificio incompiuto alla periferia di Abuja, in Nigeria, è l’ultimo tassello di una cronaca planetaria dell’orrore. I residenti del quartiere Tudun Fulani New Site lo hanno scoperto sabato scorso, guidati da un fetore insopportabile: accanto al cadavere in decomposizione, coperte e corde lasciavano intuire una lunga agonia. Secondo le prime ricostruzioni, la vittima sarebbe stata immobilizzata prima di essere giustiziata con un’efferatezza che richiama tanto i rituali di bande criminali quanto le zone d’ombra di una metropoli in crescita caotica. Le autorità nigeriane non hanno ancora fornito ipotesi, ma nei centri urbani dell’Africa occidentale l’aumento degli omicidi con occultamento di cadavere è letto dagli analisti di Lagos come il sintomo di un’impunità che logora il tessuto sociale, lasciando le donne esposte a una violenza tanto spettacolare quanto invisibile.
In India, lo stesso fine settimana, tre episodi hanno scosso l’opinione pubblica, sovrapponendo il volto domestico del femminicidio a quello sistemico della violenza sulle minori. A Bengaluru, una guardia giurata di trentadue anni, Manjula, è stata pugnalata venti volte dal marito dopo essere stata convocata con il pretesto della riconciliazione: l’uomo, schiacciato dai debiti di gioco online, aveva filmato un video in cui annunciava l’intenzione di ucciderla. Nella stessa città, una studentessa di ventidue anni, Bhavani, è stata trovata senza vita accanto al fidanzato incosciente, e sulla scena è comparsa la scritta «Ho ucciso Bhavani». Nel Tamil Nadu, una bimba di tre anni è morta in ospedale dopo essere stata attirata con un pacchetto di biscotti da un lavoratore migrante e stuprata tra i rovi. Per molti osservatori di Delhi, questi fatti non sono incidenti isolati, ma la punta di un iceberg che le riforme legislative non riescono a scalfire: la società civile chiede un cambio di paradigma nella formazione delle forze di polizia e nella protezione delle donne, mentre le cronache continuano a riempirsi di ingegneri informatici annegati in piscina durante feste aziendali, come il ventisettenne Gandla Ramu nello stato di Telangana, per cui la famiglia denuncia omicidio ma le telecamere erano spente.
Dall’America Latina al Sud-est asiatico, il copione si ripete con agghiacciante simmetria. In Brasile, nello stato di Bahia, una donna di ventisette anni, Luciana de Jesus Santos, è stata massacrata a colpi di spranga di ferro dall’ex compagno, fermato poche ore dopo con macchie di sangue ancora visibili sull’orecchio. A Makassar, in Indonesia, un marito di ventun anni ha accoltellato la moglie nella loro casa su palafitte, consegnandosi poi agli inquirenti. In Iran, la giustizia ha riesumato il caso di Maryam, sei anni, uccisa quattro anni fa dal marito della zia per un banale litigio legato a un tablet: il cadavere fu ritrovato dopo due settimane ai margini della città, con il cranio sfondato da un oggetto contundente. Da Brasilia a Teheran, il movente affettivo o familiare ricorre con una frequenza che gli osservatori di Bruxelles definiscono «pandemia sommersa»: nonostante leggi ad hoc come il pacchetto antiviolenza brasiliano o le inasprite pene iraniane, la distanza tra norma e applicazione resta abissale.
Per un lettore italiano, il quadro non è esotico: anche in Europa, il femminicidio colpisce con cadenza quasi quotidiana, e le campagne di sensibilizzazione stentano a erodere gli stereotipi che incatenano le vittime al silenzio. Mentre l’Unione Africana spinge per un osservatorio continentale sulla violenza di genere, e Nuova Delhi valuta l’estensione dei braccialetti elettronici per i molestatori recidivi, la vera sfida è culturale: ogni corpo senza nome ad Abuja, ogni bambina sepolta in una boscaglia, ogni moglie uccisa davanti ai figli interroga la coscienza collettiva su cosa significhi oggi proteggere davvero, dentro e fuori le mura domestiche.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Una donna è stata trovata decapitata in un edificio abbandonato alla periferia di Abuja dopo che i vicini hanno avvertito un odore sgradevole. I residenti sono allarmati dalla ferocia del crimine e la polizia ha aperto un'indagine, rilevando segni di contenzione. L'episodio accresce il timore di un'ondata di violenza letale contro le donne nella regione.
Un'ondata di omicidi agghiaccianti ha sconvolto l'India: un ingegnere informatico trovato morto in piscina durante una festa aziendale, una studentessa uccisa dal fidanzato, una donna accoltellata dal marito davanti ai figli e una bambina di tre anni adescata con biscotti, violentata e uccisa. I familiari denunciano sospetti e la polizia subisce forti pressioni per rendere giustizia di fronte all'indignazione pubblica.
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