
L’oro risplende dopo l’accordo USA-Iran: tregua nel Golfo e speranze di disinflazione
Il metallo prezioso balza ai massimi da oltre una settimana grazie all’intesa preliminare che promette la riapertura dello Stretto di Hormuz e il calo del petrolio, ma restano incognite sui dettagli e sulle banche centrali.
L’annuncio di un memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto nel Golfo ha innescato lunedì un vigoroso rally dell’oro, che ha chiuso a New York in rialzo del 2,7% a 4.351,6 dollari l’oncia-troy, mentre l’argento avanzava del 3,2%. Il movimento ha radici profonde: dalla deflagrazione della crisi mediorientale il metallo prezioso aveva perso circa il 17%, toccando la scorsa settimana i minimi da novembre. Non si trattava di un paradosso, ma della conseguenza diretta del rincaro del greggio, che alimentava aspettative di inflazione persistente e, con esse, la prospettiva di tassi d’interesse più elevati, rendendo meno attraente un bene che non offre rendimento. L’intesa preliminare, con la promessa di riaprire lo Stretto di Hormuz entro trenta giorni e di revocare il blocco navale, ha rovesciato questa dinamica, facendo crollare le quotazioni del petrolio e allentando le pressioni inflazionistiche globali.
Secondo gli analisti mediorientali, l’euforia potrebbe accompagnare i prezzi ancora per qualche seduta, fino alla cerimonia della firma prevista venerdì 19 giugno a Ginevra. Tuttavia, la natura ancora provvisoria dell’accordo – un MoU che entrambe le parti definiscono come tappa verso un cessate il fuoco permanente non ancora negoziato – consiglia cautela. I dettagli restano scarni e il mercato, dopo il balzo di oltre il 3,5% di lunedì, ha mostrato martedì un assestamento: l’oro spot si attestava attorno a 4.315 dollari, mentre i future con consegna ad agosto cedevano lo 0,3%. È un segnale di attesa, in cui la narrativa geopolitica si intreccia con i prossimi appuntamenti delle banche centrali.
Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva di una normalizzazione dei flussi petroliferi attraverso Hormuz – crocevia da cui transita circa un quinto del greggio mondiale – rappresenta un sollievo concreto. Il costo dell’energia è stato uno dei principali vettori dell’inflazione nell’Eurozona, e un suo ridimensionamento potrebbe attenuare le pressioni sulla Banca centrale europea, offrendo margini di respiro a economie energivore come quella italiana. Non a caso, gli operatori guardano con attenzione anche alla riunione della Federal Reserve: un tono meno aggressivo sui tassi, favorito proprio dal raffreddamento delle quotazioni petrolifere, consoliderebbe il recupero dell’oro, già sostenuto dal dollaro in indebolimento e dal calo dei rendimenti obbligazionari.
Dall’ottica asiatica, e in particolare indiana – primo importatore mondiale di oro fisico – il rialzo viene letto con un misto di opportunità e prudenza. Praveen Singh, responsabile valute e materie prime presso Mirae Asset ShareKhan, sottolinea come il metallo possa guadagnare ancora nel breve termine grazie alla tregua energetica, ma avverte che la Fed rimane l’ago della bilancia. Se la banca centrale americana dovesse mantenere un orientamento restrittivo, il rally rischierebbe di esaurirsi rapidamente. La domanda fisica in India, tradizionalmente sensibile ai prezzi, potrebbe inoltre reagire con minore entusiasmo a quotazioni superiori ai 4.300 dollari.
In questo crocevia di fattori, l’oro si trova a svolgere il suo ruolo più classico: barometro delle aspettative di inflazione e delle tensioni geopolitiche, ma anche termometro della fiducia nelle prossime mosse dei banchieri centrali. La tregua nel Golfo ha offerto una scintilla, ma la sostenibilità del movimento dipenderà dalla trasformazione dell’intesa preliminare in un accordo stabile e dalla capacità delle autorità monetarie di rassicurare i mercati senza soffocare la crescita. Venerdì, a Ginevra, si scriverà un capitolo importante; fino ad allora, l’oro resterà sospeso tra speranza e realtà.
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L'accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran ha innescato un forte rally dell'oro e un netto calo dei prezzi del petrolio, allentando le pressioni inflazionistiche globali. I mercati ora guardano alle prossime decisioni delle banche centrali, con l'aspettativa che energia meno cara e minori rischi geopolitici modereranno i rialzi dei tassi.
I prezzi dell'oro si sono stabilizzati dopo un'impennata iniziale, mentre gli investitori attendono i dettagli completi dell'accordo USA-Iran. Nonostante l'ottimismo che l'intesa possa allentare le pressioni su inflazione e tassi, prevale la cautela fino alla cerimonia della firma e alla pubblicazione dei termini concreti.
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