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Geopoliticasabato 13 giugno 2026

L’Iran rivendica la vittoria contro gli Stati Uniti e annuncia un accordo di pace imminente

Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi dichiara Teheran vincitrice del conflitto, mentre Pakistan e canali diplomatici anticipano un memorandum d’intesa che riaprirebbe lo Stretto di Hormuz e congelerebbe il nucleare.

Il capo della diplomazia iraniana Abbas Araghchi ha dichiarato venerdì sera che l’Iran «ha vinto la guerra contro gli Stati Uniti» ed è uscito dal conflitto più forte di prima. In un’intervista alla televisione di Stato, ripresa dalle agenzie internazionali, Araghchi ha affermato che un accordo provvisorio per porre fine alle ostilità su tutti i fronti, compreso il Libano, non è mai stato così vicino. Secondo fonti di Teheran, il testo prevede il ritiro israeliano, la fine del blocco economico imposto da Washington e la riapertura dello Stretto di Hormuz, crocevia cruciale per i traffici energetici globali.

L’annuncio è giunto mentre il primo ministro pakistano confermava il raggiungimento di un’intesa sul testo finale di un memorandum. Islamabad, che ha svolto un ruolo di mediazione, ha precisato che il documento non è ancora stato firmato e che modifiche restano possibili. L’intesa, secondo quanto trapelato, aprirebbe una finestra di sessanta giorni per negoziati tecnici, ma introdurrebbe effetti immediati al momento della firma. Le questioni nucleari – da sempre il dossier più spinoso – verrebbero affrontate solo in una fase successiva, ha chiarito Araghchi, sottolineando che l’accordo interinale è il prerequisito per qualsiasi dialogo sul programma atomico.

Da Bruxelles, osservatori europei guardano con cauto ottimismo alla prospettiva di una tregua in medio oriente, che ridurrebbe la pressione sui mercati petroliferi e allenterebbe le tensioni sull’approvvigionamento energetico del continente. L’Italia, in particolare, beneficerebbe della riapertura di Hormuz, da cui transita una quota rilevante del greggio importato. Tuttavia, la dichiarazione di vittoria iraniana e l’esplicita menzione del ritiro israeliano potrebbero irrigidire la posizione di Tel Aviv, che Araghchi ha già indicato come oppositore all’accordo.

Analisti mediorientali avvertono che il percorso rimane irto di ostacoli. Il linguaggio trionfalistico di Teheran, che si presenta rafforzata dopo anni di guerra ibrida fatta di sanzioni, attacchi informatici e conflitti per procura, potrebbe complicare il via libera al Congresso americano. Inoltre, il rinvio del nodo nucleare rimanda una partita fondamentale: l’Europa, firmataria del JCPOA, teme che senza garanzie immediate si ripeta lo stallo seguito all’uscita unilaterale degli Stati Uniti nel 2018. L’eventuale sigla dell’accordo intermedio rappresenterebbe comunque un primo passo verso la stabilizzazione di un quadrante instabile, con ricadute immediate sulla sicurezza energetica globale e sulle prospettive di pace in Libano e Siria.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentaleStampa latinoamericana
Stampa europea continentale/ nordica
distaccopragmatismo

La stampa nordica riporta con distacco la dichiarazione del ministro degli Esteri iraniano, che proclama la vittoria dell'Iran sugli Stati Uniti. Si menziona l'esistenza di un accordo di pace temporaneo, già circolato sui social media, che includerebbe un ritiro israeliano e porrebbe fine al conflitto su tutti i fronti, incluso il Libano. Il tono resta descrittivo, senza alcuna presa di posizione editoriale.

Stampa latinoamericana/ mercato
pragmatismoscetticismo

I media brasiliani orientati al mercato riportano la rivendicazione di vittoria del ministro degli Esteri iraniano, sottolineando che Teheran sarebbe uscita più forte dalla guerra contro Stati Uniti e Israele. Enfatizzano che un memorandum d'intesa non è mai stato così vicino, pur precisando che non è ancora firmato e che i termini potrebbero cambiare. Le questioni nucleari vengono rimandate a fasi successive, con un cauto pragmatismo che non nasconde un certo scetticismo.

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