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Politicalunedì 15 giugno 2026

L’intesa tra Washington e Teheran: Abu Dhabi invoca il rispetto degli accordi e la libertà di Hormuz

Mentre gli Emirati Arabi Uniti escono rafforzati dalla crisi, il governo di Abu Dhabi esorta al pieno rispetto dell’intesa e alla protezione dei traffici nello Stretto, snodo vitale anche per l’Europa.

Il 15 giugno l’annuncio del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran ha interrotto la spirale di scontri che per settimane aveva infiammato il Golfo, colpendo infrastrutture energetiche e rotte commerciali. La risposta degli Emirati Arabi Uniti non si è fatta attendere: in una nota del ministero degli Esteri, Abu Dhabi ha sottolineato l’importanza di privilegiare il dialogo, la diplomazia e il rispetto del diritto internazionale, esortando a una piena applicazione dei termini dell’accordo. L’obiettivo immediato è «un cessate il fuoco immediato e complessivo delle ostilità nella regione», insieme alla salvaguardia della sovranità degli Stati e dei principi di buon vicinato.

Dietro la cautela ufficiale, l’atteggiamento emiratino tradisce la consapevolezza di essere usciti più forti da una prova delicata. Dopo aver visto le proprie infrastrutture portuali e petrolifere nel mirino dei raid iraniani, il Paese ha giocato una partita su più tavoli: da un lato difendendo con decisione la propria integrità territoriale, dall’altro lavorando per canali diplomatici per scongiurare una guerra aperta. Il consigliere diplomatico del presidente, Anwar Gargash, ha riassunto questa postura parlando di un Paese «più forte, resiliente e sicuro di sé», capace di proteggere la propria sovranità «con fermezza e competenza» e al tempo stesso di evitare il conflitto. Negli ambienti del Golfo si legge questa affermazione come il segnale di un’accresciuta autonomia strategica di Abu Dhabi, che ha saputo mediare senza rinunciare alla deterrenza.

Il cuore della questione resta però lo Stretto di Hormuz, il collo di bottiglia da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale e una quota crescente di gas naturale liquefatto. Durante le settimane di tensione, attacchi iraniani a navi mercantili e impianti legati agli Emirati avevano minacciato la libertà di navigazione, facendo balenare uno scenario incubo per l’approvvigionamento energetico globale. Non a caso, la dichiarazione emiratina ribadisce con forza la necessità di «proteggere i corridoi marittimi e la libertà di navigazione internazionale, compreso il flusso ininterrotto attraverso lo Stretto di Hormuz». Per l’Europa – e in particolare per l’Italia, che dipende in misura significativa dalle importazioni di greggio e gas via mare – la stabilità di quel passaggio è una priorità assoluta. Da Bruxelles si segue con sollievo la tregua, ma si avverte che la partita è ancora aperta: l’accordo preliminare dovrà tradursi in impegni verificabili, e il rischio di incidenti resta elevato in un’area dove la fiducia reciproca è ridotta al minimo.

L’intesa, salutata con favore anche dalle capitali del Consiglio di cooperazione del Golfo, è stata resa possibile – come ricordano le stesse autorità emiratine – dagli sforzi diplomatici dell’amministrazione Trump e dal contributo di diversi attori regionali e internazionali. Tuttavia, la fase attuativa si annuncia irta di ostacoli. La richiesta di Abu Dhabi di un rispetto «rigoroso» del diritto internazionale e dell’integrità territoriale degli Stati lascia intendere che la comunità internazionale, Europa inclusa, sarà chiamata a un monitoraggio attento. Per l’Italia e per i partner europei, ciò significa non solo sostenere il processo diplomatico, ma anche prepararsi a un rinnovato impegno nella sicurezza marittima, eventualmente attraverso missioni navali congiunte. La strada per una pace duratura nel Golfo passa infatti dalla capacità di garantire che Hormuz rimanga una via d’acqua aperta, e che la diplomazia abbia la meglio sui calcoli della forza.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Gli Emirati Arabi Uniti hanno sottolineato l'importanza del dialogo e del pieno rispetto del memorandum USA-Iran, chiedendo la cessazione immediata delle ostilità e la protezione delle rotte marittime. La dichiarazione ha riconosciuto il contributo delle parti coinvolte nel raggiungere l'accordo.

Stampa del Golfo arabo
trionfopragmatismo

Gli EAU hanno lodato il percorso diplomatico che ha evitato la guerra, uscendo più forti e resilienti. Hanno insistito sul pieno rispetto dell'accordo e sul traffico ininterrotto attraverso lo Stretto di Hormuz per garantire la prosperità economica regionale.

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