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L'inflazione latinoamericana non molla la presa: Brasile oltre il tetto, Argentina e Colombia in affanno

Le attese sui prezzi in Brasile salgono per la quattordicesima settimana consecutiva, mentre a Buenos Aires la canasta básica sfiora il milione e mezzo di pesos e a Bogotá l'inflazione core torna a mordere.

Il fronte latinoamericano dei prezzi continua a inviare segnali d'allarme, con il Brasile che guida la nuova ondata di pessimismo. Secondo l'ultimo bollettino Focus diffuso dalla banca centrale, gli economisti di mercato hanno rivisto al rialzo per la quattordicesima settimana consecutiva la stima dell'IPCA per il 2026, portandola al 5,30%, ben oltre il tetto del 4,5% fissato dal regime di inflation targeting. Si tratta di un deterioramento rapido, alimentato — notano gli analisti di San Paolo — dagli effetti della guerra commerciale e delle tensioni in Medio Oriente sui prezzi delle materie prime. La prospettiva di un'inflazione più persistente ha spinto anche le attese sulla Selic: il tasso di riferimento è visto chiudere l'anno al 13,75%, un livello che conferma la stretta monetaria in corso e che il Copom, riunitosi proprio in queste ore, difficilmente potrà allentare.

Sull'altro versante del continente, l'Argentina misura la pressione sociale dell'inflazione attraverso la canasta básica. A maggio, secondo i dati ufficiali dell'INDEC, una famiglia tipo di quattro persone ha avuto bisogno di quasi un milione e mezzo di pesos (1.498.741) per non scivolare sotto la soglia di povertà, con un incremento mensile del 2%, di poco inferiore all'inflazione generale. Per un adulto solo, la linea di indigenza si è attestata a 220.468 pesos. Sebbene l'aumento sia stato lievemente più contenuto del rialzo dei prezzi al consumo, il dato conferma che il potere d'acquisto delle famiglie resta eroso da un costo della vita che non accenna a raffreddarsi in modo strutturale, malgrado gli sforzi di stabilizzazione del governo Milei.

Anche la Colombia si inserisce in questo quadro di inflazione vischiosa. L'indicatore di inflazione básica — che esclude alimenti e prezzi regolamentati, rivelando le pressioni di fondo — ha raggiunto a maggio il 5,98% su base annua, il livello più alto dal giugno 2024. Il dato, diffuso dal DANE, è particolarmente insidioso perché supera di 14 punti base l'inflazione totale (5,84%), segnalando che le tensioni sui prezzi non sono più confinate a fattori transitori come il clima o i carburanti, ma si stanno propagando al nucleo dell'economia. Per il Banco de la República, che segue con attenzione questo indicatore nelle decisioni sui tassi, si profila un margine di manovra sempre più stretto.

Osservato da Bruxelles o da Washington, il riaccendersi delle pressioni core in America Latina assume un significato che va oltre i confini regionali. In un momento in cui le banche centrali dei paesi avanzati valutano con cautela i primi tagli, la persistenza dell'inflazione nei grandi mercati emergenti — Brasile, Argentina, Colombia — rischia di alimentare divari di rendimento e volatilità nei flussi di capitale. Per l'Italia e l'Europa, esposte attraverso investimenti diretti e catene di fornitura agroalimentari, il combinato di prezzi elevati e tassi alti in Sudamerica può tradursi in costi d'importazione più rigidi per caffè, soia e carni, proprio mentre Francoforte cerca di riportare l'inflazione sotto il 2%.

Lo sguardo in avanti non offre rassicurazioni. In Brasile, le proiezioni per il 2027 sono già state ritoccate al 4,10% e quelle per il 2028 al 3,68%, ancora distanti dal centro della meta del 3%. In Argentina, la dinamica della canasta básica continuerà a testare la tenuta sociale, con una povertà che rischia di restare strutturale anche se l'inflazione headline dovesse scendere. E in Colombia, la convergenza tra inflazione totale e core suggerisce che la battaglia contro i prezzi è entrata in una fase più complessa, dove la sola politica monetaria fatica a bastare. La regione si avvia così a un 2026 di tassi elevati e potere d'acquisto compresso, con le banche centrali costrette a convivere con un'inflazione che non intendono tollerare ma che non riescono ancora a domare.

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lunedì 15 giugno 2026

L'inflazione latinoamericana non molla la presa: Brasile oltre il tetto, Argentina e Colombia in affanno

Le attese sui prezzi in Brasile salgono per la quattordicesima settimana consecutiva, mentre a Buenos Aires la canasta básica sfiora il milione e mezzo di pesos e a Bogotá l'inflazione core torna a mordere.

Il fronte latinoamericano dei prezzi continua a inviare segnali d'allarme, con il Brasile che guida la nuova ondata di pessimismo. Secondo l'ultimo bollettino Focus diffuso dalla banca centrale, gli economisti di mercato hanno rivisto al rialzo per la quattordicesima settimana consecutiva la stima dell'IPCA per il 2026, portandola al 5,30%, ben oltre il tetto del 4,5% fissato dal regime di inflation targeting. Si tratta di un deterioramento rapido, alimentato — notano gli analisti di San Paolo — dagli effetti della guerra commerciale e delle tensioni in Medio Oriente sui prezzi delle materie prime. La prospettiva di un'inflazione più persistente ha spinto anche le attese sulla Selic: il tasso di riferimento è visto chiudere l'anno al 13,75%, un livello che conferma la stretta monetaria in corso e che il Copom, riunitosi proprio in queste ore, difficilmente potrà allentare.

Sull'altro versante del continente, l'Argentina misura la pressione sociale dell'inflazione attraverso la canasta básica. A maggio, secondo i dati ufficiali dell'INDEC, una famiglia tipo di quattro persone ha avuto bisogno di quasi un milione e mezzo di pesos (1.498.741) per non scivolare sotto la soglia di povertà, con un incremento mensile del 2%, di poco inferiore all'inflazione generale. Per un adulto solo, la linea di indigenza si è attestata a 220.468 pesos. Sebbene l'aumento sia stato lievemente più contenuto del rialzo dei prezzi al consumo, il dato conferma che il potere d'acquisto delle famiglie resta eroso da un costo della vita che non accenna a raffreddarsi in modo strutturale, malgrado gli sforzi di stabilizzazione del governo Milei.

Anche la Colombia si inserisce in questo quadro di inflazione vischiosa. L'indicatore di inflazione básica — che esclude alimenti e prezzi regolamentati, rivelando le pressioni di fondo — ha raggiunto a maggio il 5,98% su base annua, il livello più alto dal giugno 2024. Il dato, diffuso dal DANE, è particolarmente insidioso perché supera di 14 punti base l'inflazione totale (5,84%), segnalando che le tensioni sui prezzi non sono più confinate a fattori transitori come il clima o i carburanti, ma si stanno propagando al nucleo dell'economia. Per il Banco de la República, che segue con attenzione questo indicatore nelle decisioni sui tassi, si profila un margine di manovra sempre più stretto.

Osservato da Bruxelles o da Washington, il riaccendersi delle pressioni core in America Latina assume un significato che va oltre i confini regionali. In un momento in cui le banche centrali dei paesi avanzati valutano con cautela i primi tagli, la persistenza dell'inflazione nei grandi mercati emergenti — Brasile, Argentina, Colombia — rischia di alimentare divari di rendimento e volatilità nei flussi di capitale. Per l'Italia e l'Europa, esposte attraverso investimenti diretti e catene di fornitura agroalimentari, il combinato di prezzi elevati e tassi alti in Sudamerica può tradursi in costi d'importazione più rigidi per caffè, soia e carni, proprio mentre Francoforte cerca di riportare l'inflazione sotto il 2%.

Lo sguardo in avanti non offre rassicurazioni. In Brasile, le proiezioni per il 2027 sono già state ritoccate al 4,10% e quelle per il 2028 al 3,68%, ancora distanti dal centro della meta del 3%. In Argentina, la dinamica della canasta básica continuerà a testare la tenuta sociale, con una povertà che rischia di restare strutturale anche se l'inflazione headline dovesse scendere. E in Colombia, la convergenza tra inflazione totale e core suggerisce che la battaglia contro i prezzi è entrata in una fase più complessa, dove la sola politica monetaria fatica a bastare. La regione si avvia così a un 2026 di tassi elevati e potere d'acquisto compresso, con le banche centrali costrette a convivere con un'inflazione che non intendono tollerare ma che non riescono ancora a domare.

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