
Resort Trump in Albania: tra inchiesta anticorruzione e rivolta dei fenicotteri
Mentre la procura albanese indaga sul riciclaggio e i terreni contesi, Bruxelles avverte che il progetto turistico di Jared Kushner rischia di compromettere il percorso europeo di Tirana.
La notizia che sta scuotendo l’Albania in questi giorni non è soltanto la maxi-inchiesta della procura speciale anticorruzione (Spak) su un giro di riciclaggio e traffico internazionale di stupefacenti, ma il fatto che tra gli indagati figuri Artur Shehu, l’imprenditore che ha ceduto i terreni su cui dovrebbe sorgere il resort di lusso targato Jared Kushner, genero del presidente americano Donald Trump. Il progetto – un investimento miliardario sostenuto dal governo di Edi Rama – prevede ville, alberghi e approdi nell’area di Zvërnec, a sud di Valona, e sull’isola disabitata di Sazan. Da settimane, tuttavia, migliaia di albanesi scendono in piazza nella cosiddetta “rivoluzione dei fenicotteri”, dal nome dei volatili rosa che nidificano nella laguna protetta, dopo che filo spinato e guardie private hanno sbarrato l’accesso a spiagge e terreni contesi.
La vicenda fondiaria è intricata e affonda le radici negli espropri del regime comunista di Enver Hoxha: abitanti del villaggio come Kostaq Konomi mostrano atti di proprietà e registri fiscali per dimostrare che quelle terre non sono mai state legittimamente alienate, e che la vendita ai soggetti vicini al progetto Kushner sarebbe avvenuta in modo irregolare. Gli acquirenti non includono direttamente la società Affinity Partners di Kushner, ma la rete di intermediari è al centro delle verifiche giudiziarie. Da Bruxelles, intanto, fonti diplomatiche fanno sapere che la Commissione europea ha richiamato Tirana al rispetto degli standard ambientali dell’Unione, arrivando a prospettare – con il garbo del linguaggio diplomatico – un possibile intoppo nel processo di adesione se il governo continuerà a sostenere il resort senza adeguate valutazioni d’impatto.
L’allarme ecologico non è isolato. La laguna di Narta, di cui Zvërnec è parte, è un’area umida di pregio internazionale, habitat di fenicotteri, tartarughe marine e foche monache. Le associazioni ambientaliste denunciano da mesi la cementificazione accelerata della costa albanese, che negli ultimi anni ha visto la capitale Tirana ridisegnata da archistar come Stefano Boeri e un’espansione edilizia che ricorda certe dinamiche italiane degli anni Sessanta. Per gli attivisti, il rischio è che l’intero litorale adriatico venga svenduto a investitori stranieri attirati da una normativa ancora debole sul piano della tutela paesaggistica. L’opinione pubblica italiana, che guarda all’Albania come a un vicino sempre più integrato, osserva con apprensione il possibile danno ambientale e reputazionale per una regione che condivide il delicato ecosistema adriatico.
Sul fronte politico, il primo ministro Rama ha risposto alle proteste con raduni di massa dei propri sostenitori, ma la pressione interna non accenna a diminuire: decine di migliaia di manifestanti ne chiedono le dimissioni, mentre l’inchiesta della Spak minaccia di coinvolgere altri esponenti vicini all’esecutivo. Secondo analisti di Bruxelles, questo caso è diventato un simbolo della tensione tra le aspirazioni di sviluppo economico e il rispetto delle regole che l’Europa esige dai candidati all’adesione. Per l’Italia, primo partner commerciale e ponte naturale verso i Balcani, la posta in gioco è doppia: da un lato la tutela di un patrimonio ambientale comune, dall’altro la dimostrazione che gli investimenti esteri, anche quando portano il nome di una famiglia presidenziale americana, non possono eludere né i diritti delle comunità locali né gli obblighi di trasparenza.
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L'inchiesta anticorruzione albanese su riciclaggio e narcotraffico travolge il progetto turistico di Kushner, mentre le proteste della 'rivoluzione dei fenicotteri' denunciano la svendita della costa e la distruzione ambientale. Bruxelles esercita pressioni su Tirana affinché fermi il resort, mettendo a rischio il percorso europeo dell'Albania. Il premier Rama cerca di mobilitare i suoi, ma la contestazione cresce ogni giorno.
Gli abitanti del villaggio albanese di Zvërnec sostengono che il terreno per il resort di Kushner sia stato venduto illegalmente, mostrando atti e registri fiscali. La società di Kushner non è coinvolta nella compravendita, ma il progetto sorge su una proprietà contesa. La disputa locale solleva interrogativi sulla legittimità dell'operazione, senza però accusare direttamente gli investitori internazionali.
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