
L'Iberia in fiamme: Portogallo e Spagna lottano contro vasti incendi, attivato il meccanismo Ue
Oltre 12.000 ettari distrutti in due giorni nella penisola iberica; temperature record e venti ostacolano i soccorsi, mentre Rabat e Madrid inviano mezzi aerei a Lisbona.
Vaste porzioni della penisola iberica stanno bruciando in questi giorni, con due fronti principali che impegnano migliaia di soccorritori in Portogallo e in Catalogna, nel nord-est della Spagna. Secondo le autorità di protezione civile portoghesi, l'incendio divampato nel distretto di Viseu, nella zona di Vouzela, tra mercoledì e giovedì ha già divorato oltre 10.000 ettari, mentre in Costa Brava, vicino a La Bisbal d’Emporda, le fiamme hanno percorso circa 2.200 ettari da venerdì. Non si registrano vittime, ma in Portogallo i feriti sono nove, due dei quali civili in condizioni serie.
In Portogallo, oltre 1.100 vigili del fuoco sono impegnati con 380 veicoli e otto mezzi aerei. Il governo di Lisbona ha attivato il Meccanismo europeo di protezione civile e accordi bilaterali: il Marocco ha inviato due aerei Canadair, mentre la Spagna ha mobilitato un'unità militare d'emergenza e ulteriori velivoli antincendio. Di fronte a più di 120 focolai attivi su tutto il territorio continentale, l'esecutivo ha dichiarato lo stato di allerta fino a lunedì, vietando l'accesso alle foreste, l'uso di fuochi d'artificio e macchinari agricoli. Le temperature hanno toccato i 44°C, con allerta rossa in tredici distretti. Decine di residenti sono stati evacuati in diverse località.
Sul fronte catalano, il corpo regionale dei vigili del fuoco riferisce che l'incendio, probabilmente causato da negligenza, è stato stabilizzato per il 70% sul fianco destro, ma il cambio di vento previsto a metà giornata preoccupa gli operatori. Circa 400 pompieri con dieci unità aeree sono al lavoro; nessun ferito, ma 150 persone evacuate, tra cui una settantina di bambini ospiti di un campeggio estivo.
Entrambi i Paesi sono investiti da un'ondata di caldo eccezionale, che gli esperti collegano alla crisi climatica e che rende la penisola iberica una delle aree più vulnerabili d'Europa. L'anno scorso la Spagna ha registrato quasi 400.000 ettari bruciati, e il Portogallo la sua estate più torrida dal 1931. L'attivazione del meccanismo comunitario sottolinea la necessità di una risposta sovranazionale, che interessa anche l'Italia, alle prese con analoghi rischi di siccità e incendi boschivi.
Le operazioni di spegnimento proseguono, sostenute dai rinforzi internazionali. Il bilancio delle autorità è ancora provvisorio; le indagini sulle cause sono in corso, mentre entrambi i governi mantengono il massimo livello di allerta.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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L'efficienza marocchina viene messa in risalto mentre il Portogallo attiva l'UE e accordi bilaterali per combattere gli incendi. La narrazione enfatizza la cooperazione internazionale, con il Marocco che gioca un ruolo chiave. L'attenzione è sulla risposta diplomatica e logistica piuttosto che sul disastro stesso.
Gli sforzi dei vigili del fuoco sono descritti con statistiche su personale, veicoli e aerei. Le alte temperature e i feriti sottolineano la gravità, mentre viene notato l'aiuto internazionale da Spagna e UE. L'attenzione rimane sulla risposta operativa e sulle sfide poste dall'ondata di calore.
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