
L’Asean invoca la libertà di navigazione negli stretti mentre la guerra fra Stati Uniti e Iran infiamma l’Asia
I ministri degli Esteri riuniti a Manila chiedono passaggi senza ostacoli nello Stretto di Hormuz e nel Mar Cinese Meridionale, mentre il conflitto mediorientale aggrava la crisi energetica globale.
Riuniti a Manila per il Forum regionale dell’Asean, i ministri degli Esteri del Sud-est asiatico hanno adottato un comunicato congiunto che invoca «libertà di navigazione e di sorvolo» negli stretti internazionali e chiede un passaggio «senza ostacoli» attraverso lo Stretto di Hormuz. La formulazione, inedita nei documenti del blocco, arriva mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran tiene bloccato lo stretto da settimane, con i ribelli Houthi, allineati a Teheran, che rivendicano attacchi a petroliere saudite anche nel Mar Rosso. Per le economie dell’Asean, che dipendono in larga misura dal petrolio mediorientale e che insieme valgono circa 3.800 miliardi di dollari, la strozzatura delle due vie d’acqua strategiche ha già innescato carenze di carburante e impennate dei prezzi: le Filippine, paese ospite, hanno dichiarato l’emergenza nazionale.
Secondo fonti diplomatiche asiatiche, il linguaggio del comunicato riflette la pressione esercitata da Washington. Il segretario di Stato americano Marco Rubio, presente al forum, aveva messo in guardia gli inviati dell’Asean definendo il controllo iraniano di Hormuz un «precedente pericoloso» e ribadendo che gli Stati Uniti preferirebbero una soluzione diplomatica, ma che Teheran «continua a spostare i paletti» mentre subisce perdite crescenti. Da Pechino, il viceministro degli Esteri Hua Chunying ha descritto un mondo entrato in «un nuovo periodo di turbolenza e trasformazione», invocando pace e stabilità. La Cina, tuttavia, è essa stessa protagonista di tensioni marittime: negli stessi giorni, la guardia costiera cinese ha accusato Manila di «azioni provocatorie» presso il banco di sabbia di Scarborough, dopo che un’unità filippina impegnata in una missione umanitaria era stata colpita con idranti. L’episodio segue lo scontro di lunedì presso un altro scoglio conteso nella zona economica esclusiva filippina, che ha portato entrambi i Paesi a convocare i rispettivi ambasciatori.
Per l’Italia e l’Europa, l’instabilità degli stretti mediorientali e del Mar Cinese Meridionale – da cui transita una quota rilevante del commercio estero del continente – si traduce in un duplice rischio: il rincaro dell’energia, che alimenta l’inflazione, e la possibile interruzione delle catene di approvvigionamento. Secondo analisti di Bruxelles, la combinazione di Hormuz bloccato e della minaccia Houthi nel Mar Rosso sta già facendo salire i premi assicurativi per le rotte marittime, con effetti a cascata sui costi delle merci importate. Sul fronte diplomatico, Rubio ha incontrato a margine il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov per quasi un’ora: Mosca ha ribadito la disponibilità a una soluzione politica della guerra in Ucraina, mentre Washington ha insistito sulla «necessità di porre fine al conflitto».
Sul Mar Cinese Meridionale, il dossier resta aperto. L’ambasciatore cinese a Manila ha dichiarato che gli incidenti bilaterali non incideranno sugli sforzi per concludere entro fine anno un Codice di condotta fra Cina e Asean, ma ha precisato che il testo non affronterà le dispute territoriali, limitandosi a «regole di ingaggio» per il traffico navale. Secondo osservatori del Sud-est asiatico, un accordo accettabile sia per Pechino sia per i membri dell’Asean rischia di restare privo di efficacia vincolante. Il ministro degli Esteri malese ha indicato come possibile traguardo il vertice dei leader di novembre a Manila, mentre Rubio ha rassicurato gli alleati asiatici che il riavvicinamento con la Cina – in vista di una visita del presidente Xi Jinping negli Stati Uniti a settembre – non avverrà a loro spese. Il prossimo passaggio concreto sarà la prosecuzione dei negoziati sul Codice, con la consapevolezza che la tenuta delle rotte globali dipende ormai da equilibri sempre più precari.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | −0.30 | critical |
L'ASEAN universalizza il principio della libertà di navigazione come bene comune, senza schierarsi.
Presentando la libertà di navigazione come un principio universale e non come una richiesta contro un attore specifico, l'ASEAN evita di accusare direttamente l'Iran o gli Stati Uniti, mantenendo una posizione di mediatore.
L'ASEAN omette di menzionare esplicitamente l'Iran come minaccia alla navigazione, cosa che invece fanno altri blocchi, per non compromettere la sua neutralità.
Gli Stati Uniti rassicurano gli alleati asiatici che non vengono abbandonati, mentre si impegnano con la Cina per gestire la crisi.
Inquadrando la cooperazione USA-Cina come complementare agli impegni alleati, il blocco minimizza qualsiasi tensione tra i due binari e presenta gli USA come un leader affidabile.
Il blocco omette qualsiasi critica alle azioni statunitensi che potrebbero aver aggravato il conflitto con l'Iran, concentrandosi invece sulla minaccia posta dall'Iran.
Gli stati del Golfo avvertono che il controllo iraniano dello Stretto di Hormuz costituirebbe un pericoloso precedente, e sostengono l'appello dell'ASEAN per un passaggio senza ostacoli.
Citando l'avvertimento americano e inquadrando l'Iran come la minaccia principale, il blocco crea una gerarchia di minacce che giustifica la richiesta di stretti aperti e si allinea con gli interessi di sicurezza statunitensi.
Il blocco omette qualsiasi menzione del ruolo degli USA nel conflitto o della possibilità che le azioni americane possano aver provocato la crisi, concentrandosi esclusivamente sull'aggressione iraniana.
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