
L’accordo USA-Iran riapre le esportazioni di greggio, ma l’Asia resta cauta
La deroga temporanea di 60 giorni alle sanzioni americane consente a Teheran di vendere ufficialmente petrolio, ma i grandi acquirenti asiatici valutano rischi legali e finanziari prima di tornare ad acquistare.
L’intesa provvisoria tra Washington e Teheran, siglata una settimana fa, ha introdotto una deroga di sessanta giorni alle sanzioni che dal 2018 impedivano le esportazioni ufficiali di greggio iraniano. La finestra si è aperta mentre a Gurugram, in India, si teneva l’undicesima riunione dei ministri dell’Energia dei BRICS, palcoscenico su cui il ministro del Petrolio iraniano Mohsen Paknejad ha denunciato gli attacchi alle infrastrutture energetiche del suo paese come «una guerra cieca contro la sicurezza energetica globale» e ha proposto un «Partenariato per la sicurezza energetica BRICS».
Nonostante la deroga, le economie asiatiche procedono con cautela. Secondo analisti della regione, un periodo di due mesi è troppo breve per soddisfare i complessi requisiti legali e di conformità richiesti dalle raffinerie. India, Giappone e Corea del Sud si sono già garantite forniture alternative e considerano la finestra insufficiente per riattivare canali interrotti da anni. Nuova Delhi, che prima delle sanzioni copriva con il greggio iraniano fino all’11,5 per cento del proprio fabbisogno, ha sospeso gli acquisti nel 2019. L’incontro tra il ministro indiano Hardeep Singh Puri e Paknejad ha esplorato «opportunità di cooperazione», ma senza impegni immediati: il portavoce del ministero degli Esteri indiano ha ribadito che la strategia energetica del paese è dettata esclusivamente dall’interesse nazionale. La Cina, nel frattempo, è rimasta l’unico grande acquirente durante gli anni delle sanzioni, con importazioni stimate in circa 1,58 milioni di barili al giorno da raffinerie indipendenti nei primi cinque mesi dell’anno.
Teheran punta a valorizzare la propria capacità produttiva – 4,2 milioni di barili al giorno di petrolio, 280 miliardi di metri cubi annui di gas naturale e una capacità di raffinazione di 2,4 milioni di barili al giorno – e insiste sul nesso tra sanzioni, instabilità dei mercati e aumento dei costi per i consumatori globali. La proposta di un meccanismo di sicurezza energetica in seno ai BRICS riflette la volontà di costruire un’architettura parallela, meno dipendente dai sistemi dominati dall’Occidente. Per l’Italia e l’Europa, un eventuale ritorno strutturale del greggio iraniano potrebbe allentare le pressioni sui prezzi globali, ma l’effetto immediato resta contenuto proprio dalla natura temporanea della deroga e dalla prudenza dei compratori asiatici.
La deroga di sessanta giorni rappresenta un banco di prova. La tenuta del cessate il fuoco e i progressi sul dossier nucleare determineranno se le sanzioni verranno rimosse in modo permanente. Il prossimo punto di svolta sarà la scadenza della licenza temporanea e l’esito dei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Fino ad allora, i mercati petroliferi osserveranno le mosse dell’Asia, consapevoli che una ripresa significativa delle esportazioni iraniane ridisegnerebbe gli equilibri dell’offerta globale, con ricadute dirette sui costi energetici anche per l’industria e le famiglie italiane.
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L'Iran si presenta come una potenza energetica responsabile in seno ai BRICS, pronta a garantire la sicurezza degli approvvigionamenti globali. Gli attacchi alle sue infrastrutture vengono denunciati come una guerra cieca contro la sicurezza energetica di tutte le nazioni. L'incontro con l'India è visto come un passo per rilanciare una cooperazione storica, superando gli ostacoli creati dalle sanzioni americane.
India e Iran hanno discusso una possibile ripresa della cooperazione energetica dopo una pausa di sette anni. L'incontro, a margine del vertice dei ministri dell'energia BRICS, è stato descritto come un'esplorazione di opportunità reciproche. L'India resta impegnata per la sicurezza energetica attraverso il dialogo e partenariati reciprocamente vantaggiosi, senza assumere impegni immediati.
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