
Pyongyang testa artiglieria a lungo raggio: Seul nel mirino, mentre Pechino e Mosca si contendono Kim
Kim Jong-un ha supervisionato il collaudo di nuovi sistemi missilistici e d’artiglieria con gittata estesa fino a 90 km, capaci di colpire la capitale sudcoreana, in un quadro di crescente competizione tra Cina e Russia per l’influenza sul regime.
La Corea del Nord ha condotto una serie di test su sistemi d’arma aggiornati, tra cui un lanciarazzi multiplo da 240 mm con gittata portata a 90 chilometri, una testata «per missioni speciali» per missili balistici tattici e proiettili a raggio esteso per obici semoventi da 155 mm. Secondo l’agenzia centrale coreana, il leader Kim Jong-un ha seguito personalmente le prove e ha dichiarato che la politica di autodifesa del paese punta a consolidare una «postura offensiva letale e distruttiva», in grado di generare «ansia e paura costanti» nel nemico. La gittata dei nuovi sistemi, hanno osservato analisti di Seul, consente di raggiungere l’area metropolitana della capitale sudcoreana e infrastrutture critiche come aeroporti, porti e centrali elettriche.
La risposta della Corea del Sud si è concretizzata in un piano del ministero della Difesa per addestrare 500.000 operatori di droni e acquisire oltre 20.000 velivoli senza pilota kamikaze entro il 2029, ispirati al modello statunitense Lucas, a sua volta derivato dagli Shahed-136 iraniani. L’iniziativa, secondo fonti governative di Seul, mira a contrastare le incursioni di droni nordcoreani che negli ultimi anni hanno violato lo spazio aereo del Sud, anche sopra la capitale. Sul fronte diplomatico-militare, è emersa una divergenza tra Seul e il Comando delle Nazioni Unite: mentre la Corea del Sud considera le fortificazioni che Pyongyang sta erigendo lungo la linea di demarcazione una violazione dell’armistizio, il Comando Onu ha ribadito che le opere, realizzate sul lato settentrionale, non costituiscono infrazione.
Sullo sfondo, la visita del presidente cinese Xi Jinping a Pyongyang all’inizio di giugno – la prima in sette anni – ha segnato un silenzio significativo sulla denuclearizzazione, tema che nel 2019 era stato evocato esplicitamente. Secondo osservatori di Pechino, la Cina deve ora competere con la Russia per mantenere influenza sul regime di Kim. Mosca, in cambio di soldati e munizioni impiegati nel conflitto ucraino, fornisce a Pyongyang assistenza tecnica, armi e derrate alimentari, aggirando le sanzioni Onu e accettando di fatto il programma nucleare nordcoreano. Questa dinamica, rilevano analisti europei, concede a Kim margini di manovra inediti dalla fine della Guerra fredda, permettendogli di bilanciare due grandi potenze e di perseguire i propri obiettivi strategici senza concessioni sul nucleare.
Il dossier resta in una fase di stallo diplomatico. Pyongyang ha respinto ogni ipotesi di dialogo con Seul e Washington che preveda la denuclearizzazione come precondizione, mentre prosegue l’ammodernamento delle forze convenzionali e il potenziamento della marina con l’entrata in servizio del cacciatorpediniere Choe Hyon. I prossimi passi attesi includono il dispiegamento rapido dei nuovi sistemi d’arma lungo il confine meridionale e l’ulteriore integrazione di droni e missili di precisione, in un contesto in cui, secondo fonti diplomatiche europee, la priorità di Kim resta il consolidamento del potere interno e la deterrenza asimmetrica verso gli Stati Uniti e i loro alleati regionali.
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Gli ultimi test missilistici della Corea del Nord sottolineano la spinta verso una capacità offensiva 'letale e distruttiva', con Kim Jong Un che ha supervisionato personalmente i lanci. L'esibizione, a pochi giorni dall'entrata in servizio del primo cacciatorpediniere, segnala un'accelerazione del riarmo che aggrava le preoccupazioni per la sicurezza regionale.
Le fortificazioni al confine della Corea del Nord hanno messo in luce una frattura tra Seul e il Comando ONU, che rifiuta di definirle una violazione dell'armistizio. La disputa si estende ai disaccordi sull'accesso alla zona demilitarizzata e sul ruolo futuro delle forze americane, rivelando disallineamenti tra Corea del Sud e Washington sullo scopo primario della presenza militare statunitense.
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