
Juve, multa Uefa da 20 milioni: il settlement agreement e la strada per il risanamento
La sanzione per lo sforamento della football earnings rule impone un piano triennale di rientro, mentre il mercato e i tagli ai costi diventano la via obbligata per evitare ulteriori penalizzazioni.
La sentenza è arrivata puntuale, con il sigillo della Prima Camera del Club Financial Control Body: la Juventus dovrà versare 20 milioni di euro, di cui 6 incondizionati e 14 sospesi, e sottoporsi a un regime di settlement agreement triennale per aver violato la football earnings rule. Il verdetto, emesso al termine dell’analisi dei bilanci 2023, 2024 e 2025, fotografa un passivo aggregato di 381 milioni nel triennio, ben oltre il tetto di 60 milioni consentito. A pesare in modo decisivo è stata la stagione 2023-24, quella dell’esclusione dalle coppe europee, che da sola ha generato un deficit di 199 milioni, trasformando una situazione già tesa in un’emergenza contabile.
L’accordo con la Uefa, che si estenderà fino all’esercizio 2027-28, impone alla società bianconera di centrare la piena conformità entro la stagione 2028/29. In caso di mancato rispetto degli obiettivi intermedi, scatterebbero i 14 milioni condizionati e potrebbero aggiungersi restrizioni più severe alla lista dei giocatori per le competizioni europee, fino all’esclusione. Secondo gli analisti finanziari del calcio europeo, la rigidità del percorso concordato riflette la volontà di Nyon di non concedere sconti a chi ha accumulato perdite così profonde, ma al tempo stesso riconosce la specificità del danno subito dalla Juventus con l’estromissione dalle coppe, un evento che ha compresso i ricavi in modo anomalo.
La multa alla Juventus non è un caso isolato. La Fiorentina è stata sanzionata con 6 milioni per aver superato il 70% nel rapporto tra costo della rosa e ricavi, mentre Bologna e Napoli, pur avendo sforato la stessa soglia, hanno evitato la multa grazie a surplus registrati negli esercizi precedenti. In ambito europeo, la Uefa ha colpito con decisione anche club inglesi come Aston Villa (22,5 milioni), Chelsea (3 milioni) e Newcastle (3 milioni più 10 per la football earnings rule), oltre a Strasburgo, Nizza e Fenerbahçe. Le prospettive degli osservatori di Bruxelles sottolineano come il giro di vite risponda all’esigenza di armonizzare i controlli dopo l’abbassamento del limite dal 80% al 70%, ma anche alla necessità di arginare le operazioni di ingegneria finanziaria, come le cessioni di asset a società collegate, che la Premier League ha tollerato fino a questa stagione ma che la Uefa non ha mai riconosciuto.
La reazione della dirigenza bianconera, guidata dall’amministratore delegato Carnevali, è stata di cauto ottimismo. La scadenza del contratto di Vlahovic libererà circa 40 milioni tra ingaggio e ammortamento, e il club prevede di ridurre i costi complessivi tra il 5 e il 10% entro il 2026-27. Sul fronte del mercato, l’obiettivo dichiarato è raccogliere 100 milioni dal player trading, monetizzando giocatori con un valore di carico molto inferiore a quello di mercato: da Thuram a Cambiaso, da Kalulu a Gatti e Miretti, con il solo Yildiz considerato incedibile. Nell’ottica della società torinese, queste mosse dovrebbero consentire di rispettare con adeguato margine i parametri economici fissati dalla Uefa, evitando così il pagamento della quota condizionata e, forse, uscendo anticipatamente dal regime di sorveglianza.
Il primo banco di prova sarà già ad agosto, quando la Juventus dovrà depositare la lista per l’Europa League con un costo complessivo – tra stipendi, ammortamenti e oneri – inferiore almeno di un euro rispetto a quella presentata lo scorso febbraio. Un vincolo che, insieme al piano di rientro, disegna un sentiero stretto ma non impraticabile, in attesa di capire se i tagli e le plusvalenze basteranno a riportare i conti in equilibrio senza sacrificare la competitività sportiva.
| Stampa europea continentale | −0.40 | critical |
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| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La Juventus deve rispettare le regole finanziarie imposte dalle autorità. Il piano di risanamento è una misura correttiva per garantire la sostenibilità.
Presenta la multa come una conseguenza logica di violazioni accertate, usando un linguaggio tecnico-giuridico per legittimare la sanzione.
Non menziona eventuali critiche alla severità della multa o il contesto di altre squadre con problemi simili.
Il club sta adottando misure per risanare i conti, come qualsiasi azienda in difficoltà.
Utilizza un linguaggio economico-finanziario standard, decontestualizzando la specificità calcistica.
Non approfondisce le cause della multa o le implicazioni per la governance del calcio italiano.
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