
Iran minaccia ritorsioni dopo il raid israeliano su Beirut: «La risposta è imminente»
Mentre Trump invita alla calma, Teheran accusa Washington e mette in dubbio i negoziati, in un'escalation che tiene l'Europa col fiato sospeso.
"La risposta dei combattenti dell'Islam è ormai imminente": il monito del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, affidato a un comunicato su X, segna un'impennata nella spirale di minacce reciproche che coinvolge Teheran e Israele. Poche ore prima, caccia israeliani avevano colpito la periferia sud di Beirut, roccaforte di Hezbollah, provocando almeno tre morti e sei feriti, stando alla protezione civile libanese. Il comandante delle forze Quds dei Guardiani della rivoluzione, Ismail Qaani, in un messaggio diffuso dai media statali persiani, ha evocato una "vittoria della resistenza" imminente, accendendo ulteriormente gli animi in una regione già sull'orlo di un conflitto più ampio.
L'attacco su Dahiya giunge mentre l'amministrazione Trump tentava di tessere una delicata tregua diplomatica. Secondo fonti di Washington, il presidente americano avrebbe chiesto al premier israeliano Netanyahu di non condurre ulteriori raid in Libano, e in parallelo avrebbe sollecitato Teheran a non ritorsioni. Il raid, rivendicato da Israele come un'operazione mirata contro obiettivi di Hezbollah, rischia di incrinare il dialogo appena avviato tra Stati Uniti e Iran, un processo osservato con attenzione anche dalle cancellerie europee, che temono ripercussioni dirette sulla sicurezza mediterranea e sugli asset energetici.
La reazione iraniana non si è limitata alle promesse di vendetta. Il capo negoziatore e presidente del parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha accusato Washington di aver dato "luce verde" all'operazione israeliana, mettendo in dubbio la volontà o la capacità americana di onorare gli impegni. "Se non potete rispettare gli accordi, è impossibile parlare di proseguire il percorso negoziale", ha scritto su X, aggiungendo che "la continuazione dei colloqui dipende dalla messa in atto degli impegni da parte di Washington". Un alto ufficiale militare iraniano ha ribadito che i "crimini" israeliani in Libano "non resteranno senza risposta". Da Teheran, il messaggio è univoco: il raid ha fatto vacillare la fiducia nel negoziato, e ogni ulteriore passo è subordinato a un chiaro segnale americano di contenimento dell'alleato.
Per l'Europa, e in particolare per l'Italia, il nodo è duplice. Roma guida il contingente UNIFIL nel sud del Libano e vede nel cedimento del fragile equilibrio libanese una minaccia diretta alla propria proiezione diplomatica e militare. Analisti di Bruxelles temono che un'escalation incontrollata possa riverberarsi sui flussi migratori e sulla stabilità del fianco est del Mediterraneo, già provato dalla crisi siriana e dalla pressione russa. Non a caso, fonti diplomatiche italiane hanno espresso "profonda preoccupazione" per il nuovo ciclo di violenza, sollecitando tutte le parti alla massima moderazione.
Resta da vedere se la "risposta imminente" annunciata da Teheran si concretizzerà in un'azione simmetrica o in una pressione asimmetrica attraverso i proxies regionali. L'incertezza grava sui prossimi sviluppi, mentre la retorica iraniana sembra voler testare la reale volontà di Washington di farsi garante di un cessate il fuoco allargato. Intanto, la regione trattiene il fiato.
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La leadership iraniana ha intensificato la retorica, avvertendo che la rappresaglia per l'attacco israeliano alla periferia sud di Beirut è imminente. Ciò avviene mentre gli Stati Uniti cercano di de-escalation e finalizzare un accordo con l'Iran. La narrazione enfatizza la credibilità delle minacce iraniane e il fallimento degli impegni statunitensi.
I comandanti iraniani proclamano che la grande vittoria della resistenza di Hezbollah contro il nemico sionista è imminente. Il consiglio supremo di sicurezza nazionale avverte che una risposta all'aggressione israeliana è imminente, accusando gli USA di fare il gioco del poliziotto buono e cattivo. Il tono è di sfida sicura e certezza del successo.
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