
Inflazione globale: alimenti e servizi riaccendono l’allarme, banche centrali alla prova
Dall’Argentina alla Colombia, passando per Israele e Stati Uniti, i nuovi dati sui prezzi mettono in discussione le traiettorie di disinflazione mentre Fed, Copom e Bank of Israel si preparano a decidere sui tassi.
La settimana in corso mette alla prova le banche centrali globali, con la Federal Reserve chiamata a decidere sui tassi e il G7 riunito a valutare i rischi geopolitici. I nuovi dati sull’inflazione provenienti da Sudamerica e Medio Oriente rivelano però che la partita dei prezzi è tutt’altro che chiusa: alimentari e servizi continuano a salire, sospinti da shock climatici e aumenti salariali, creando un contesto di incertezza per le decisioni di politica monetaria anche in Europa.\n\nIn Argentina, la tregua di maggio è già alle spalle: le rilevazioni di giugno mostrano un balzo dei generi alimentari trainato dalle carni (+2,1%), che da sole spiegano il 60% dei rincari. Con l’inflazione mensile attorno al 2%, gli analisti temono che futuri ritocchi a tariffe e cambio riaccendano le pressioni. In Colombia, l’inflazione dei servizi (esclusi affitti) ha toccato il 9,1% e quella di fondo accelera oltre il 6%. L’aumento del 23% del salario minimo si sta riversando sui prezzi, allontanando il paese dal target di stabilità.\n\nIn Brasile, l’attenzione è concentrata sul Copom, che annuncerà il nuovo tasso Selic dopo un dato IPCA di maggio relativamente benigno. Tuttavia, le incognite sulla disciplina fiscale e il contesto esterno rendono probabile un atteggiamento cauto. In Israele, il dato sull’inflazione di maggio, atteso in lieve calo, sarà decisivo per la Bank of Israel: una sorpresa al rialzo potrebbe bloccare il taglio dei tassi a luglio, mentre la conferma delle attese aprirebbe la strada a un allentamento. Qui il rafforzamento dello shekel e il calo dei prezzi dei voli offrono un parziale scudo, ma l’incertezza globale è elevata.\n\nPer l’Italia e l’Europa, questi segnali non sono rassicuranti. Il rialzo delle materie prime agricole – colpite da eventi climatici in Sud America – e la persistenza di focolai inflazionistici nei mercati emergenti possono propagarsi lungo le catene globali del valore, alzando i costi d’importazione e le aspettative nell’Eurozona. Sebbene la Bce abbia avviato un cauto allentamento e l’intesa Usa-Iran abbia calmato i mercati petroliferi, la strada verso la stabilità dei prezzi resta in salita. Le prossime settimane diranno se le banche centrali sapranno evitare nuovi scossoni.
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In Argentina l'inflazione mensile rallenta sotto il 2%, ma i prezzi alimentari risalgono spinti dalla carne, mentre il consumo e l'edilizia soffrono ancora. In Colombia, l'aumento massiccio del salario minimo deciso dal governo Petro riaccende l'inflazione dei servizi oltre il 9%, allontanando il ritorno all'obiettivo della banca centrale.
In Israele le attese sono per un calo mensile dei prezzi a maggio, tra lo 0,1% e lo 0,2%, trainato dal rafforzamento dello shekel e dal contenimento dei prezzi di voli e abitazioni. Il dato, dopo la sorpresa al rialzo di aprile, sarà decisivo per la prossima decisione sui tassi della Banca d'Israele a luglio.
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