
Il Vietnam dei russi: tra pho a 150 rubli e voli diretti, un boom inaspettato
Nel primo semestre 2026 i turisti dalla Russia sono quasi triplicati, portando il Paese al terzo posto per arrivi dopo Cina e Corea del Sud, mentre l’Europa resta lontana.
Il vapore sale dalla ciotola di pho bò in una stradina di Nha Trang, dove un blogger di viaggi russo racconta ai suoi lettori che quella zuppa profumata costa l’equivalente di centocinquanta rubli. Sullo sfondo, la sagoma di un albergo con piscina sul tetto affacciata sul Mar Cinese Meridionale, prenotato per pochi spiccioli. È un’istantanea che circola sulle piattaforme social russe e che, più di qualsiasi statistica, restituisce il senso di una riscoperta: il Vietnam è diventato, nell’estate del 2026, il nuovo orizzonte accessibile per una classe media russa che guarda all’Asia con rinnovato interesse.
I numeri diffusi da Hanoi e rilanciati dagli analisti del settore turistico di Mosca disegnano una traiettoria che fino a due anni fa sembrava improbabile. Nei primi sei mesi dell’anno, 742.679 cittadini russi hanno varcato le frontiere vietnamite, un balzo del 180% rispetto allo stesso periodo del 2025. La Russia è così diventata il terzo mercato di provenienza per il Paese del Sud-est asiatico, dietro soltanto alla Cina (2,69 milioni) e alla Corea del Sud (2,16 milioni), scavalcando Taiwan, Stati Uniti, India e Giappone. Il Regno Unito, con 220.000 arrivi, è staccato di un fattore tre. Per gli operatori di Mosca, se il ritmo attuale sarà mantenuto, il Vietnam potrebbe chiudere l’anno sfiorando il milione e mezzo di visitatori russi, una soglia che ridisegna le gerarchie del turismo outgoing russo.
A spingere questa corsa sono fattori concreti, a cominciare da una ritrovata convenienza economica. Mentre l’inflazione erode il potere d’acquisto sulle mete tradizionali del Mediterraneo – Turchia in testa – e la Thailandia vede lievitare i costi, il Vietnam si presenta come un’isola di stabilità. I voli diretti da Mosca e da altre città russe verso Nha Trang, Da Nang e, dalla prossima stagione, Phu Quoc, hanno abbattuto i tempi e i prezzi degli spostamenti: un biglietto andata e ritorno si trova tra gli ottomila e i quindicimila rubli. A ciò si aggiungono le nuove regole di ingresso in vigore dal 22 giugno, che consentono un visto elettronico online con soggiorno fino a sessanta giorni e requisiti assicurativi semplificati. Secondo gli osservatori di Mosca, a maggio la domanda di pacchetti turistici per il Vietnam era cresciuta del 777% rispetto all’anno precedente, e a luglio la destinazione rappresentava il 7,8% delle vendite di tour organizzati, superando Thailandia e Cina.
Questa geografia in movimento non è priva di riflessi più ampi. Mentre i russi affollano le spiagge vietnamite, il vicino Myanmar fatica a riportare i turisti stranieri oltre la soglia del milione, puntando soprattutto su visitatori cinesi e thailandesi per risollevare un settore collassato dopo il colpo di Stato del 2021. Nelle stesse settimane, i ministri degli Esteri dell’Asean si incontrano a Bangkok con l’omologo birmano per tentare un riavvicinamento diplomatico, segno che il turismo resta intrecciato ai fragili equilibri regionali. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il Vietnam rimane una meta ancora marginale nei flussi di massa, ma il riposizionamento russo verso Oriente modifica la mappa della domanda globale, creando corridoi di viaggio che scavalcano le tradizionali rotte occidentali.
A Nha Trang, intanto, il blogger russo conclude il suo post con una nota di meraviglia: qui, scrive, si può scegliere un angolo di costa per ogni stato d’animo, senza rinunciare alla sicurezza e all’accoglienza discreta dei locali. L’immagine che resta è quella di una piscina a sfioro sospesa tra il cemento e il mare, dove il sogno asiatico a basso costo si specchia in un cielo di cristallo, lontano dalle inquietudini che altrove frenano la voglia di partire.
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