
G7 a Évian: nuova intesa su armi e sanzioni, ma l’ombra di Trump inquieta l’Europa
I leader del G7 promettono più difesa aerea a Kiev e nuove sanzioni energetiche a Mosca, mentre un accordo Usa-Iran sul petrolio ridisegna gli equilibri.
Il vertice del G7 di Évian-les-Bains, sulle rive francesi del lago Lemano, ha consegnato un’immagine di armonia che pochi si aspettavano. I capi di Stato e di governo delle sette maggiori democrazie industriali – Stati Uniti, Canada, Giappone, Germania, Francia, Italia e Regno Unito, con l’Unione europea – hanno approvato una dichiarazione congiunta di sostegno “incrollabile” all’Ucraina, impegnandosi ad accelerare la fornitura di sistemi di difesa aerea, intercettori e capacità a lungo raggio, e a valutare l’estensione di licenze per rafforzare la produzione militare ucraina. A sorprendere, secondo gli osservatori di Bruxelles, è stata soprattutto la postura collaborativa del presidente americano Donald Trump, che non solo è rimasto fino all’ultima sessione, ma ha anche rivendicato un’intesa con l’Iran per riaprire il traffico nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio petrolifero globale.
Sul fronte economico, il G7 ha deciso di inasprire le sanzioni contro il settore petrolifero e del gas russo, giudicando il momento propizio per colpire la “macchina da guerra” del Cremlino. Da Washington si sottolinea che la mossa è legata proprio all’accordo sulla via d’acqua iraniana, capace di stabilizzare i mercati energetici e ridurre i rischi di ritorsioni sui prezzi. Per l’Italia, storicamente dipendente dalle forniture di gas russo e con un’industria raffinatrice esposta alle quotazioni del greggio, il doppio binario – sanzioni a Mosca e disgelo con Teheran – rappresenta un passaggio delicato: Roma dovrà bilanciare la fedeltà atlantica con la necessità di approvvigionamenti sicuri e competitivi, mentre il governo Meloni consolida il proprio profilo nel consesso.
Il vertice ha allargato lo sguardo oltre la cerchia dei Sette, invitando partner del Sud globale. Tra questi, il primo ministro indiano Narendra Modi, che a margine dei lavori ha incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Da Nuova Delhi l’incontro è stato letto come un tentativo di mantenere un canale di dialogo autonomo, senza rinunciare al tradizionale equilibrio tra Mosca e l’Occidente. La presenza di paesi come l’India, insieme all’ottimismo espresso dal cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla possibilità di una pace negoziata, segnala che il G7 cerca di proiettare la propria agenda oltre la sola contrapposizione militare, anche se la dichiarazione finale resta ancorata alla logica del contenimento della Russia.
Eppure, da Berlino a Parigi, molti analisti invitano alla cautela. Le parole di Trump, ricordano, cambiano direzione come il vento: già in passato il presidente americano aveva abbandonato in anticipo un G7 e minacciato dazi sugli alleati. La domanda che circola nei corridoi europei è quanto durerà questa ritrovata cooperazione, soprattutto in vista delle elezioni di midterm e delle pressioni interne al Partito repubblicano. Per l’Europa, e per l’Italia in prima fila, la sfida è trasformare l’unità di Évian in un impegno strutturale, capace di reggere agli umori di Washington e di offrire a Kiev una prospettiva che vada oltre la sola resistenza armata.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 3 lingue
I leader del G7 hanno concordato di intensificare le sanzioni contro il settore energetico russo, citando l'accordo sullo Stretto di Hormuz. Hanno anche deciso di aumentare le forniture di armi all'Ucraina.
L'India ha riaffermato il suo ruolo di mediatore di pace: Modi ha incontrato Zelenskyy al G7 e ha sottolineato l'impegno per una soluzione pacifica, mentre il G7 prometteva più sostegno militare a Kyiv.
Articoli correlati
Ronaldinho riparte dalla Serie C: a 46 anni la firma col Ravenna che incanta il mondo
9 lingue · 24 testate
Geopolitica e PoliticaVarsavia toglie l’Aquila Bianca a Zelensky: storico dissidio scuote il fronte anti-russo
8 lingue · 22 testate
SportIl Belgio a Los Angeles senza Doku: infezione e ombre sulla sfida all’Iran
9 lingue · 15 testate