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Sportvenerdì 3 luglio 2026

Clenbuterolo e carne contaminata: il giallo doping che scuote il Mondiale tunisino

Otto calciatori della Tunisia positivi a tracce minime di clenbuterolo durante il torneo in Messico, ma le indagini puntano a una contaminazione alimentare involontaria.

La notizia, rimbalzata dalla stampa britannica a quella russa e latinoamericana, ha il sapore amaro di un incubo già vissuto: otto giocatori della nazionale tunisina, già eliminata al primo turno del Mondiale 2026 dopo tre sconfitte nette contro Svezia, Giappone e Paesi Bassi, sono risultati positivi al clenbuterolo nei controlli antidoping effettuati durante la competizione. Le concentrazioni della sostanza, un broncodilatatore dalle proprietà anabolizzanti proibito dalla WADA, sono però inferiori alla soglia dei 5 nanogrammi per millilitro, limite che dal 2022 trasforma automaticamente il caso in un «riscontro atipico» e non in una violazione conclamata. L’ipotesi prevalente, secondo gli investigatori internazionali, è che i calciatori abbiano assunto la molecola attraverso il consumo di carne bovina contaminata durante il ritiro a Monterrey, dove l’uso illecito di clenbuterolo come promotore della crescita negli allevamenti è un problema endemico e documentato.

Il Messico porta con sé una lunga scia di episodi analoghi. Nel 2011, cinque giocatori della nazionale di casa furono trovati positivi alla stessa sostanza durante la Gold Cup e poi scagionati perché vittime inconsapevoli di carne alterata. Pochi mesi dopo, al Mondiale Under 17 disputato proprio in terra messicana, ben 109 calciatori di 19 selezioni mostrarono tracce di clenbuterolo: la FIFA, dopo aver analizzato campioni di cibo negli hotel e riscontrato contaminazione in quasi un terzo dei casi, decise di non comminare alcuna sanzione. Fu quell’ondata a spingere l’Agenzia mondiale antidoping a rivedere i protocolli, introducendo la distinzione tra «riscontro atipico» e «risultato analitico avverso» proprio per gestire le contaminazioni alimentari senza penalizzare atleti incolpevoli.

La vicenda tunisina ha immediatamente innescato reazioni preventive in altre delegazioni. La nazionale inglese, attesa a Città del Messico per gli ottavi di finale, ha rafforzato i propri protocolli alimentari portando al seguito l’intera brigata di cuochi, una misura che i media anglosassoni descrivono come ormai standard nelle trasferte a rischio. L’attenzione si concentra ora sulla tracciabilità dei pasti serviti alla squadra africana: un ristorante di Monterrey è finito sotto esame, mentre la WADA collabora con le autorità locali per ricostruire la filiera della carne. I club dei giocatori coinvolti, informati ufficialmente, seguono il dossier senza che al momento siano state avviate procedure disciplinari.

Né la FIFA né la federazione tunisina hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti vicine al dossier ritengono improbabile l’applicazione di sanzioni, a meno che le perizie non smentiscano l’ipotesi della contaminazione accidentale. Il caso, pur non alterando il percorso già concluso della Tunisia – il cui commissario tecnico Sabri Lamouchi era stato esonerato dopo la sola prima partita, un fatto senza precedenti nella storia dei Mondiali – getta un’ombra sulla gestione della sicurezza alimentare in uno dei tre paesi ospitanti e riaccende il dibattito sulla necessità di armonizzare i controlli negli allevamenti. Il torneo intanto prosegue, con le squadre che si affacciano alla fase a eliminazione diretta e un’incognita in meno sul piano disciplinare, ma con la consapevolezza che il confine tra doping e intossicazione può essere sottile come una fettina di carne.

Divergenza — chi la racconta come
10%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.50 a −0.30
CriticoFavorevole
LATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa russa e CSI−0.50critical
Le testate tunisine e gli organi ufficiali della FIFA non sono presenti in questo cluster.
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

Il Messico respinge le accuse di doping come pretesto per barriere commerciali. La carne messicana è sicura e le analisi lo dimostrano.

Meccanismoprotezionismo accusatorio

Si inverte l'onere della prova: invece di dimostrare la contaminazione, si accusa chi solleva il problema di avere secondi fini protezionistici.

PragmatismoScetticismo
Stampa russa e CSI−0.50
Voce

La Russia denuncia l'ennesima campagna di diffamazione orchestrata dall'Occidente. Il doping è un pretesto per attaccare gli avversari geopolitici.

Meccanismovittimismo speculare

Si stabilisce un parallelismo tra le accuse alla Russia e quelle al Messico, suggerendo un pattern di ipocrisia occidentale.

AllarmeRevanscismo

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venerdì 3 luglio 2026

Clenbuterolo e carne contaminata: il giallo doping che scuote il Mondiale tunisino

Otto calciatori della Tunisia positivi a tracce minime di clenbuterolo durante il torneo in Messico, ma le indagini puntano a una contaminazione alimentare involontaria.

La notizia, rimbalzata dalla stampa britannica a quella russa e latinoamericana, ha il sapore amaro di un incubo già vissuto: otto giocatori della nazionale tunisina, già eliminata al primo turno del Mondiale 2026 dopo tre sconfitte nette contro Svezia, Giappone e Paesi Bassi, sono risultati positivi al clenbuterolo nei controlli antidoping effettuati durante la competizione. Le concentrazioni della sostanza, un broncodilatatore dalle proprietà anabolizzanti proibito dalla WADA, sono però inferiori alla soglia dei 5 nanogrammi per millilitro, limite che dal 2022 trasforma automaticamente il caso in un «riscontro atipico» e non in una violazione conclamata. L’ipotesi prevalente, secondo gli investigatori internazionali, è che i calciatori abbiano assunto la molecola attraverso il consumo di carne bovina contaminata durante il ritiro a Monterrey, dove l’uso illecito di clenbuterolo come promotore della crescita negli allevamenti è un problema endemico e documentato.

Il Messico porta con sé una lunga scia di episodi analoghi. Nel 2011, cinque giocatori della nazionale di casa furono trovati positivi alla stessa sostanza durante la Gold Cup e poi scagionati perché vittime inconsapevoli di carne alterata. Pochi mesi dopo, al Mondiale Under 17 disputato proprio in terra messicana, ben 109 calciatori di 19 selezioni mostrarono tracce di clenbuterolo: la FIFA, dopo aver analizzato campioni di cibo negli hotel e riscontrato contaminazione in quasi un terzo dei casi, decise di non comminare alcuna sanzione. Fu quell’ondata a spingere l’Agenzia mondiale antidoping a rivedere i protocolli, introducendo la distinzione tra «riscontro atipico» e «risultato analitico avverso» proprio per gestire le contaminazioni alimentari senza penalizzare atleti incolpevoli.

La vicenda tunisina ha immediatamente innescato reazioni preventive in altre delegazioni. La nazionale inglese, attesa a Città del Messico per gli ottavi di finale, ha rafforzato i propri protocolli alimentari portando al seguito l’intera brigata di cuochi, una misura che i media anglosassoni descrivono come ormai standard nelle trasferte a rischio. L’attenzione si concentra ora sulla tracciabilità dei pasti serviti alla squadra africana: un ristorante di Monterrey è finito sotto esame, mentre la WADA collabora con le autorità locali per ricostruire la filiera della carne. I club dei giocatori coinvolti, informati ufficialmente, seguono il dossier senza che al momento siano state avviate procedure disciplinari.

Né la FIFA né la federazione tunisina hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma fonti vicine al dossier ritengono improbabile l’applicazione di sanzioni, a meno che le perizie non smentiscano l’ipotesi della contaminazione accidentale. Il caso, pur non alterando il percorso già concluso della Tunisia – il cui commissario tecnico Sabri Lamouchi era stato esonerato dopo la sola prima partita, un fatto senza precedenti nella storia dei Mondiali – getta un’ombra sulla gestione della sicurezza alimentare in uno dei tre paesi ospitanti e riaccende il dibattito sulla necessità di armonizzare i controlli negli allevamenti. Il torneo intanto prosegue, con le squadre che si affacciano alla fase a eliminazione diretta e un’incognita in meno sul piano disciplinare, ma con la consapevolezza che il confine tra doping e intossicazione può essere sottile come una fettina di carne.

Divergenza — chi la racconta come
10%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.50 a −0.30
CriticoFavorevole
LATRUS
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa russa e CSI−0.50critical
Le testate tunisine e gli organi ufficiali della FIFA non sono presenti in questo cluster.
Stampa latinoamericana−0.30
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Il Messico respinge le accuse di doping come pretesto per barriere commerciali. La carne messicana è sicura e le analisi lo dimostrano.

Meccanismoprotezionismo accusatorio

Si inverte l'onere della prova: invece di dimostrare la contaminazione, si accusa chi solleva il problema di avere secondi fini protezionistici.

PragmatismoScetticismo
Stampa russa e CSI−0.50
Voce

La Russia denuncia l'ennesima campagna di diffamazione orchestrata dall'Occidente. Il doping è un pretesto per attaccare gli avversari geopolitici.

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