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Economiasabato 13 giugno 2026

Il crollo delle nascite accelera: per la Germania un vuoto da 4,3 milioni di lavoratori

La popolazione mondiale rallenta più del previsto e l'invecchiamento della forza lavoro minaccia l'economia: il caso tedesco anticipa una crisi che riguarda tutta l'Europa.

Per oltre due secoli il grande spettro demografico è stato l'eccesso di popolazione: da Malthus alle ansie del Novecento sull'esplosione demografica, il timore dominante era un pianeta soffocato da troppe bocche da sfamare. Oggi lo scenario si è rovesciato. La natalità globale sta scendendo più rapidamente di quanto previsto da qualsiasi proiezione, e il mondo comincia a fare i conti con società sempre più sbilanciate verso l'alto, con meno bambini, più anziani e fabbisogni di cura crescenti. L'analisi rilanciata dagli osservatori latinoamericani conferma che la popolazione mondiale continua ad aumentare, ma a un ritmo sempre più lento; molti demografi sostengono che il punto di svolta, quello in cui la crescita si arresterà del tutto, sia ormai molto più vicino di quanto si immaginasse.

La Germania offre un saggio drammatico di questa dinamica. Secondo un rapporto dell'Istituto economico tedesco (IW), ripreso con apprensione tanto dalla stampa europea quanto da quella del Golfo, entro il 2036 il Paese mancherà di circa 4,3 milioni di lavoratori. È un buco ben più profondo rispetto ai tre milioni stimati appena due anni fa. A scavarlo è il combinarsi di due forze: da un lato il declino irreversibile delle nascite, dall'altro la frenata dell'immigrazione qualificata, scoraggiata da norme più restrittive e da un'appetibilità del mercato tedesco in calo tra i talenti stranieri. Le nuove proiezioni demografiche indicano che nel 2045 la Germania conterà circa 81,1 milioni di abitanti, il 2,9 per cento in meno di oggi, e che nel 2036 appena 9,8 milioni di persone raggiungeranno l'età lavorativa.

Non è un'anomalia tedesca, ma un anticipo di un malessere europeo. L'Italia, insieme alla Spagna, condivide tassi di fecondità tra i più bassi del continente e un invecchiamento della forza lavoro che rischia di incrinare la sostenibilità dei sistemi di welfare. Bruxelles osserva con inquietudine queste tendenze: senza un ricambio generazionale robusto e senza flussi migratori calibrati, la competitività dell'intera Unione è a rischio. Il caso tedesco – con la sua prevista emorragia di manodopera – suona come un campanello d'allarme per un'Europa che invecchia più in fretta di quasi tutte le altre regioni del pianeta.

Lo sguardo d'insieme, dal Sud globale all'Asia orientale, mostra che la dinamica è ormai universale. In Cina la popolazione ha già cominciato a contrarsi, in Corea del Sud la fecondità è scesa sotto lo 0,8 figli per donna, e perfino in paesi un tempo associati a una crescita demografica esplosiva i tassi di natalità si stanno rapidamente allineando sotto la soglia di sostituzione. Il fenomeno, come osserva l'analisi ripresa dal dibattito latinoamericano, era stato sottovalutato nei tempi e nell'intensità. Di qui la necessità di politiche pubbliche coraggiose, che non si limitino a bonus una tantum ma ridisegnino servizi di cura, politiche migratorie e organizzazione del lavoro. La Germania, con il suo deficit di manodopera, è il laboratorio dove si misurerà la capacità dell'Occidente di governare la transizione demografica senza subirla.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

44%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa europea continentale
Stampa latinoamericana
pragmatismodistacco

I demografi avvertono che il calo delle nascite sta avvenendo più rapidamente del previsto, portando a società con meno bambini e più anziani, con bisogni di assistenza in crescita. Il fenomeno, che per secoli ha suscitato timori contrari, sta ridisegnando il futuro delle economie e dei sistemi sociali.

Stampa europea continentale/ dach_plus
allarmeurgenza

La Germania si trova davanti a una drammatica carenza di manodopera: entro il 2036 potrebbero mancare circa 4,3 milioni di lavoratori, una lacuna molto più ampia di quella stimata due anni fa. Un istituto di ricerca economica vicino ai datori di lavoro attribuisce il problema al calo delle nascite e alla scarsa immigrazione di personale qualificato. L'evoluzione mette a rischio la stabilità economica e pone sfide sociali enormi.

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sabato 13 giugno 2026

Il crollo delle nascite accelera: per la Germania un vuoto da 4,3 milioni di lavoratori

La popolazione mondiale rallenta più del previsto e l'invecchiamento della forza lavoro minaccia l'economia: il caso tedesco anticipa una crisi che riguarda tutta l'Europa.

Per oltre due secoli il grande spettro demografico è stato l'eccesso di popolazione: da Malthus alle ansie del Novecento sull'esplosione demografica, il timore dominante era un pianeta soffocato da troppe bocche da sfamare. Oggi lo scenario si è rovesciato. La natalità globale sta scendendo più rapidamente di quanto previsto da qualsiasi proiezione, e il mondo comincia a fare i conti con società sempre più sbilanciate verso l'alto, con meno bambini, più anziani e fabbisogni di cura crescenti. L'analisi rilanciata dagli osservatori latinoamericani conferma che la popolazione mondiale continua ad aumentare, ma a un ritmo sempre più lento; molti demografi sostengono che il punto di svolta, quello in cui la crescita si arresterà del tutto, sia ormai molto più vicino di quanto si immaginasse.

La Germania offre un saggio drammatico di questa dinamica. Secondo un rapporto dell'Istituto economico tedesco (IW), ripreso con apprensione tanto dalla stampa europea quanto da quella del Golfo, entro il 2036 il Paese mancherà di circa 4,3 milioni di lavoratori. È un buco ben più profondo rispetto ai tre milioni stimati appena due anni fa. A scavarlo è il combinarsi di due forze: da un lato il declino irreversibile delle nascite, dall'altro la frenata dell'immigrazione qualificata, scoraggiata da norme più restrittive e da un'appetibilità del mercato tedesco in calo tra i talenti stranieri. Le nuove proiezioni demografiche indicano che nel 2045 la Germania conterà circa 81,1 milioni di abitanti, il 2,9 per cento in meno di oggi, e che nel 2036 appena 9,8 milioni di persone raggiungeranno l'età lavorativa.

Non è un'anomalia tedesca, ma un anticipo di un malessere europeo. L'Italia, insieme alla Spagna, condivide tassi di fecondità tra i più bassi del continente e un invecchiamento della forza lavoro che rischia di incrinare la sostenibilità dei sistemi di welfare. Bruxelles osserva con inquietudine queste tendenze: senza un ricambio generazionale robusto e senza flussi migratori calibrati, la competitività dell'intera Unione è a rischio. Il caso tedesco – con la sua prevista emorragia di manodopera – suona come un campanello d'allarme per un'Europa che invecchia più in fretta di quasi tutte le altre regioni del pianeta.

Lo sguardo d'insieme, dal Sud globale all'Asia orientale, mostra che la dinamica è ormai universale. In Cina la popolazione ha già cominciato a contrarsi, in Corea del Sud la fecondità è scesa sotto lo 0,8 figli per donna, e perfino in paesi un tempo associati a una crescita demografica esplosiva i tassi di natalità si stanno rapidamente allineando sotto la soglia di sostituzione. Il fenomeno, come osserva l'analisi ripresa dal dibattito latinoamericano, era stato sottovalutato nei tempi e nell'intensità. Di qui la necessità di politiche pubbliche coraggiose, che non si limitino a bonus una tantum ma ridisegnino servizi di cura, politiche migratorie e organizzazione del lavoro. La Germania, con il suo deficit di manodopera, è il laboratorio dove si misurerà la capacità dell'Occidente di governare la transizione demografica senza subirla.

Divergenza delle fonti

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44%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale67%
Critico33%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa europea continentale
Stampa latinoamericana
pragmatismodistacco

I demografi avvertono che il calo delle nascite sta avvenendo più rapidamente del previsto, portando a società con meno bambini e più anziani, con bisogni di assistenza in crescita. Il fenomeno, che per secoli ha suscitato timori contrari, sta ridisegnando il futuro delle economie e dei sistemi sociali.

Stampa europea continentale/ dach_plus
allarmeurgenza

La Germania si trova davanti a una drammatica carenza di manodopera: entro il 2036 potrebbero mancare circa 4,3 milioni di lavoratori, una lacuna molto più ampia di quella stimata due anni fa. Un istituto di ricerca economica vicino ai datori di lavoro attribuisce il problema al calo delle nascite e alla scarsa immigrazione di personale qualificato. L'evoluzione mette a rischio la stabilità economica e pone sfide sociali enormi.

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