
Un guasto tecnico e l’ombra del sospetto: il caso VAR che scuote il Mondiale 2026
La FIFA ammette un blackout grafico nel match Svizzera-Qatar, ma certifica l'assenza di fuorigioco; la scarsa trasparenza infiamma tifosi, esperti e panchine, da Doha a Manchester.
Il Mondiale 2026 ha appena acceso i riflettori e già si trova avvolto nella nebbia della tecnologia imperfetta. La FIFA è dovuta intervenire con una nota ufficiale dopo il pareggio per 1-1 tra Svizzera e Qatar, segnato da un rigore concesso agli elvetici al 14’ del primo tempo. Il guardalinee non aveva segnalato irregolarità, ma le immagini televisive suggerivano un possibile fuorigioco di Remo Freuler nell’azione del contatto con il portiere qatariota Mahmoud Abunada. Ciò che ha trasformato l’episodio in un caso globale, tuttavia, non è stato il fischio in sé, bensì l’assenza della consueta animazione 3D del fuorigioco semi-automatico, sostituita da uno schermo nero che ha alimentato dietrologie e accuse di opacità. Solo a tarda serata la federazione internazionale ha chiarito che un “guasto tecnico temporaneo” aveva impedito la visualizzazione della grafica, senza però compromettere la revisione al VAR, che aveva correttamente convalidato la posizione regolare del centrocampista svizzero.
Dall’Asia e dal mondo arabo la reazione è stata immediata e carica di indignazione. In Qatar, il commissario tecnico spagnolo Julen Lopetegui ha parlato di «decisione che ha condizionato la partita», lamentando un fuorigioco ignorato. La stampa indonesiana e del subcontinente indiano ha dato ampio spazio alle parole dell’ex bandiera del Manchester United Gary Neville, che dai microfoni della tv britannica ha definito «inaccettabile» la mancanza di trasparenza, accusando la FIFA di comportarsi come un «dittatore» che nega le prove al pubblico. In Medio Oriente l’episodio è stato letto come l’ennesima penalizzazione di una nazionale emergente, specie dopo che un autogol di Miro Muheim nel finale aveva permesso ai padroni di casa di agguantare un insperato pareggio, alimentando la percezione di un torto che sarebbe potuto costare carissimo.
In Europa, la vicenda ha riportato al centro del dibattito la fragilità della fiducia nello strumento arbitrale. Analisti britannici e della penisola iberica hanno sottolineato come il silenzio grafico – unito a un protocollo che non prevede la diffusione in tempo reale degli audio tra arbitro e sala VAR – mini la credibilità dell’intero sistema. Non è un caso che la polemica sia esplosa negli Stati Uniti, dove il pubblico è meno avvezzo ai codici non detti del calcio e dove la NFL e l’NBA abituano a una trasparenza quasi forense delle decisioni. Per un lettore italiano, la dinamica è tristemente familiare: anche in Serie A il VAR è vissuto spesso come una scatola nera, e il caso di Santa Clara riapre la ferita di una tecnologia che, se non accompagnata da comunicazione chiara, rischia di amplificare i sospetti anziché dissolverli.
La FIFA, costretta a una retromarcia comunicativa a due giorni dall’inizio del torneo, ha assicurato che il disservizio è stato risolto in pochi minuti e che «non ha influenzato il processo decisionale». Rimane però l’immagine di un corpo arbitrale privo della sua armatura visiva, proprio nell’istante di massima tensione di una gara mondiale. Gli organizzatori sanno che il format allargato a 48 squadre porterà sotto i riflettori molte selezioni meno attrezzate, come il Qatar, e che ogni sospetto di disparità di trattamento può innescare polemiche diplomatiche difficili da gestire. Per questo, l’auspicio che arriva da Bruxelles e dalle cancellerie sportive europee è che FIFA colga l’occasione per riformare il protocollo di trasparenza, magari pubblicando gli audio e le ricostruzioni complete dopo ogni episodio contestato.
L’errore non è stato arbitrale, ma di comunicazione visiva; eppure ha già intaccato la narrazione del Mondiale. Con la Svizzera che ora guida il Gruppo B a pari merito e il Qatar che può ancora sperare, la vera partita si giocherà sulla capacità della FIFA di restituire al VAR l’aura di giustizia infallibile che aveva promesso. Senza un cambio di passo, il rischio è che ogni contatto in area diventi un processo alla tecnologia, e che il fuorigioco semi-automatico, gioiello dell’innovazione regolamentare, appaia non come un arbitro asettico, ma come l’ennesimo potere opaco da cui difendersi.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La FIFA ha attribuito la mancata visualizzazione del fuorigioco semiautomatico a un guasto tecnico momentaneo, insistendo che la revisione arbitrale non è stata compromessa. Tifosi e commentatori restano scettici, denunciando una grave mancanza di trasparenza.
L'indignazione è esplosa contro la FIFA, accusata di comportamento dittatoriale per aver rifiutato di mostrare le prove del fuorigioco. Il Qatar viene dipinto come vittima di un torto clamoroso, con voci illustri che chiedono un immediato intervento per ripristinare la giustizia.
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