
Haaland, il gigante che riporta la Norvegia al Mondiale dopo 28 anni
L’esordio iridato del centravanti del Manchester City, capace di 50 gol in 46 partite con la nazionale, accende le speranze norvegesi in un girone con Francia e Senegal.
Per la prima volta dopo quasi tre decenni, la Norvegia torna a calcare il palcoscenico di una Coppa del Mondo, e lo fa portando in dote il centravanti più temuto del pianeta. Erling Haaland, 25 anni, debutta nel torneo ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada con l’etichetta di macchina da gol definitiva, capace di trascinare la selezione scandinava in una campagna di qualificazione impeccabile. I 16 gol firmati nel percorso verso il Mondiale – molti dei quali in assenza del capitano Martin Ødegaard, frenato dagli infortuni – hanno trasformato un sogno lungo ventotto anni in realtà, consegnando a Ståle Solbakken una squadra che, pur inserita in un girone complicato con la Francia vicecampione, il Senegal e l’Iraq, guarda con ambizione alla prima storica qualificazione agli ottavi di finale.
I numeri di Haaland hanno da tempo superato la dimensione del semplice talento per entrare nel territorio del fenomeno statistico. Come sottolineano gli analisti sudamericani, il norvegese è stato il più rapido di sempre a raggiungere quota 50 reti sia in Premier League sia in Champions League, e con la maglia della nazionale ha impiegato appena 46 presenze per toccare lo stesso traguardo. Eppure, dietro la potenza fisica e la freddezza sotto porta, resta intatta l’ossessione infantile per il gol: gli allenatori delle giovanili del Bryne FK, il club della costa meridionale norvegese dove Haaland è cresciuto, ricordano un bambino magro che già a otto anni cercava la rete in ogni situazione, anche quando la posizione sembrava proibirglielo. È quella fame primordiale, mai sopita, a rendere il gigante di oggi un predatore diverso da ogni altro.
La consapevolezza della sua pericolosità è ormai globale. Dalla panchina norvegese, Solbakken lo definisce senza esitazioni «il miglior finalizzatore al mondo», sottolineandone la condizione atletica ottimale dopo una stagione gestita con intelligenza dal Manchester City. Ma è dall’Asia che arriva la sintesi più efficace: Graham Arnold, commissario tecnico dell’Iraq, ha risposto con un sorriso amaro a chi gli chiedeva come fermarlo. «Se riusciamo a marcarlo con cinque giocatori, forse avremo una possibilità», ha detto, ricordando che il suo assistente Rene Meulensteen, già vice di Ole Gunnar Solskjær allo United, conosce bene il fenomeno. Una battuta che rivela, in controluce, la rassegnazione di chi sa di dover affrontare un attaccante capace di decidere da solo una partita.
Per il pubblico italiano, orfano degli Azzurri per la seconda edizione consecutiva, la Norvegia di Haaland e Ødegaard può diventare una delle narrazioni più affascinanti del torneo. L’Europa calcistica osserva con curiosità se la macchina da gol saprà trasferire sul palcoscenico più importante la stessa efficacia mostrata in Premier e in Champions, dove ha già riscritto i manuali. La presenza nel girone della Francia di Mbappé aggiunge un duello generazionale che promette scintille, mentre il Senegal, solida realtà africana, e l’Iraq, guidato da un tecnico esperto come Arnold, non saranno semplici comparse. La Norvegia non vince una partita in una fase finale di un Mondiale dal 1998: Haaland è nato per cambiare questo tipo di statistiche, e il suo debutto potrebbe essere il primo capitolo di una storia destinata a ridefinire i confini del calcio nordico.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Erling Haaland, la macchina da gol, debutta finalmente in un Mondiale, riportando la Norvegia al torneo dopo 28 anni. I suoi allenatori giovanili avevano già intravisto il suo potenziale straordinario, e ora i suoi record assurdi confermano il suo status. L' 'androide' è pronto a dominare il Mondiale nordamericano.
L'allenatore dell'Iraq ha scherzato dicendo che solo marcando Haaland con cinque giocatori potrebbero avere una possibilità, riconoscendo la qualità straordinaria del norvegese. L'allenatore della Norvegia lo ha definito l'attaccante più letale del pianeta, sperando che abbia un impatto enorme al Mondiale.
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