
Israele assume il controllo amministrativo sui luoghi santi di Hebron, strappo con l’Autorità Palestinese
Il ministro Smotrich annuncia la revoca dei poteri palestinesi sulla città vecchia, ma il ministero degli Esteri israeliano smentisce la cancellazione formale dell’accordo del 1997.
Un annuncio trionfale del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha scatenato una tempesta diplomatica attorno allo status di Hebron, la città della Cisgiordania che ospita la Tomba dei Patriarchi, sacra a ebrei e musulmani. Smotrich, esponente di spicco della destra religiosa, ha dichiarato di aver «cancellato» l’accordo del 1997 che affidava alla municipalità palestinese la gestione urbanistica dell’intera area, compreso il complesso noto come Moschea Ibrahimi. Poche ore dopo, il ministero degli Esteri israeliano ha corretto la versione: l’intesa non è stata formalmente abolita, ma i poteri di pianificazione e costruzione sui siti sacri e sull’insediamento ebraico adiacente sono stati trasferiti alle autorità israeliane. Una distinzione sottile, che non attenua la portata della mossa.
L’accordo di Hebron, firmato nel quadro degli accordi di Oslo, divise la città in due zone: l’80 per cento sotto controllo palestinese (H1) e il restante 20 per cento, dove vivono circa 800 coloni ebrei circondati da 40.000 palestinesi, sotto amministrazione israeliana (H2). La clausola contestata attribuiva però alla municipalità palestinese la competenza urbanistica sull’intero perimetro urbano, inclusa la Grotta dei Patriarchi. Smotrich, che ha celebrato la decisione durante la posa della prima pietra di un nuovo insediamento, ha parlato di «passo verso la sovranità pratica su Hebron e sui luoghi santi». Per gli analisti mediorientali, si tratta di un tassello della strategia annessionista perseguita dall’ala più radicale del governo Netanyahu, che sfrutta le competenze del ministero della Difesa affidate allo stesso Smotrich per erodere ciò che resta dell’architettura di Oslo.
La reazione palestinese è stata immediata. L’ufficio del presidente Mahmoud Abbas ha denunciato una violazione del diritto internazionale e degli accordi bilaterali, avvertendo che la decisione «mina lo status politico e giuridico di Hebron». I media arabi, dal Libano all’Indonesia, hanno sottolineato la gravità simbolica del gesto, che colpisce uno dei luoghi più contesi della geografia religiosa. In Europa, dove l’Italia segue con attenzione ogni erosione della soluzione a due Stati, fonti diplomatiche a Bruxelles esprimono preoccupazione per un’iniziativa che rischia di infiammare ulteriormente la Cisgiordania, già teatro di violenze crescenti. L’Unione Europea ha più volte ribadito che gli insediamenti sono illegali secondo il diritto internazionale e che qualsiasi modifica unilaterale dello status quo mina le prospettive di pace.
La vicenda rivela anche le crepe interne al governo israeliano. La smentita del ministero degli Esteri, guidato da Gideon Sa’ar, suggerisce un disagio diplomatico verso un’operazione che potrebbe esporre Israele a nuove condanne internazionali. Smotrich, tuttavia, ha incassato il risultato concreto: da lunedì sera, il Consiglio supremo di pianificazione dell’Amministrazione civile ha assunto il controllo diretto delle licenze edilizie nell’area contesa. Per gli osservatori di Ramallah, si tratta di un’estensione di fatto del regime di apartheid denunciato dalle organizzazioni per i diritti umani. Per i coloni e la destra messianica, è la premessa per normalizzare la presenza ebraica nel cuore della città antica.
Guardando avanti, la mossa su Hebron potrebbe accelerare la disgregazione dell’Autorità Palestinese, già indebolita dalla crisi di legittimità e dalla competizione con Hamas. L’Italia e i partner europei, tradizionalmente impegnati nel sostegno alle istituzioni palestinesi, si trovano di fronte a un dilemma: condannare retoricamente l’ennesimo fatto compiuto o rilanciare un’iniziativa politica che riporti le parti al tavolo negoziale. La storia di Hebron, città simbolo della coesistenza impossibile, mostra che senza un orizzonte politico credibile, ogni accordo tecnico è destinato a essere travolto dalla forza dei fatti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il ministro delle finanze israeliano di estrema destra ha annunciato la revoca del controllo palestinese sul sito sacro di Hebron, provocando la condanna dell'Autorità palestinese. L'accordo del 1997, che affidava la gestione ai palestinesi, è stato progressivamente eroso da Israele negli ultimi anni.
Il ministero degli Esteri israeliano ha smentito l'affermazione del ministro Smotrich di aver cancellato l'accordo di Hebron del 1997, precisando che l'unica modifica riguarda i poteri municipali. La contraddizione evidenzia una frattura interna sul controllo dei luoghi santi.
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