
Gaza assente dall’intesa Usa-Iran: il destino della Striscia oscurato dalla guerra regionale
Mentre Teheran e Washington trattano la pace, il cessate il fuoco con Hamas resta fragile e la crisi umanitaria si aggrava, con centinaia di bambini uccisi dopo la tregua.
L’accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran, siglato a metà giugno per porre fine alla guerra in Medio Oriente, non contiene alcun riferimento alla Striscia di Gaza. L’omissione segna un punto di svolta: il territorio palestinese, epicentro della catena di eventi che ha innescato il conflitto regionale, resta escluso dai nuovi equilibri diplomatici. Secondo fonti vicine ai negoziati, il testo si concentra sulla cessazione delle ostilità in Libano e sul fronte iraniano, lasciando Gaza in una condizione di stallo politico e militare.
Funzionari iraniani avevano inizialmente parlato di un’intesa onnicomprensiva per l’intera regione. Analisti europei, come Hugh Lovatt dello European Council on Foreign Relations, interpretano l’assenza di Gaza come il riflesso del “declino del valore strategico di Hamas agli occhi di Teheran”. Esperti militari israeliani aggiungono che l’Iran non avrebbe voluto una guerra nell’autunno 2023 e che Hamas, con l’attacco del 7 ottobre, avrebbe “tradito” le aspettative di Teheran. Sul fronte diplomatico, un diplomatico occidentale di stanza a Gerusalemme ha dichiarato all’AFP che Gaza è assente dall’accordo “non perché la guerra sia finita, ma perché non esiste un quadro politico credibile per il giorno dopo”. Israele insiste sul disarmo totale di Hamas prima di qualsiasi transizione politica; Hamas rifiuta di cedere le armi senza garanzie su un’autorità palestinese alternativa.
Sul terreno, la tregua raggiunta nell’ottobre 2025 tra Israele e Hamas è violata quasi quotidianamente. Secondo l’UNICEF, 275 bambini sono stati uccisi dall’esercito israeliano da quando il cessate il fuoco è entrato in vigore. Una commissione indipendente delle Nazioni Unite ha stabilito che Israele ha deliberatamente preso di mira i minori. Testimonianze raccolte da organizzazioni umanitarie descrivono una popolazione stremata: il 96% dei bambini vive nella costante percezione di una morte imminente. Un quattordicenne intervistato da Save the Children afferma: “Possiamo essere uccisi in qualsiasi momento”. Parallelamente, i carri armati israeliani continuano a colpire Khan Younis e Rafah, mentre droni e artiglieria bersagliano campi profughi e quartieri orientali di Gaza City.
La guerra, iniziata con l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, ha superato i mille giorni. Nonostante la superiorità militare israeliana, gli analisti mediorientali osservano che Tel Aviv non è riuscita a tradurre la forza delle armi in risultati politici duraturi. Dietro le quinte, al Cairo sono in corso colloqui che coinvolgono fazioni palestinesi, Hamas, il “Board of Peace” voluto dal presidente Trump, Qatar e Turchia. I negoziatori lavorano a una tabella di marcia che prevede il disarmo graduale di Hamas e la creazione di autorità transitorie per Gaza. Fonti diplomatiche riferiscono però che il governo israeliano respingerebbe un simile quadro. Al momento, secondo Lovatt, “il processo diplomatico esiste solo sul tavolo negoziale: qualche progresso c’è stato, ma la ricostruzione resta lontana e per la popolazione nulla cambia”. La prossima tornata di colloqui è attesa nelle prossime settimane, ma senza un’inclusione formale di Gaza nell’architettura di pace regionale, il destino della Striscia appare subordinato a calcoli più ampi.
| Stampa sud-est asiatica | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
I palestinesi denunciano l'abbandono internazionale e la marginalizzazione di Gaza nelle trattative tra USA e Iran.
Si utilizza la testimonianza diretta di un palestinese per creare empatia e denunciare l'ipocrisia globale, senza approfondire le dinamiche politiche regionali.
Vengono omesse le ragioni geopolitiche che hanno portato all'esclusione di Gaza, come gli accordi paralleli tra USA e Iran e il cessate il fuoco in Libano.
Il Libano e le sue fazioni politiche ricalibrano le priorità, mettendo da parte la causa di Gaza per garantire la stabilità interna.
Si enfatizza la dimensione nazionale libanese e si mette in dubbio la sincerità di Hezbollah, ridimensionando la rilevanza di Gaza nel contesto regionale.
Viene omessa la sofferenza umanitaria a Gaza e la prospettiva dei palestinesi, concentrandosi solo sulle manovre politiche libanesi.
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