
Detenzione e salute mentale: dall'India alla Norvegia, un divario di civiltà
Mentre l'Alta Corte di Madras ordina un'ispezione per i detenuti malati mentali nonostante l'assoluzione, a Oslo un principe imputato segue il verdetto in videoconferenza per motivi di salute: due giustizie a confronto.
Un uomo assolto da ogni accusa perché affetto da schizofrenia paranoide, ma ancora rinchiuso in carcere da un decennio. È il paradosso emerso dal caso esaminato dalla Corte Suprema del Madras, che ha spinto i giudici a ordinare un'ispezione straordinaria in tutte le prigioni dello Stato indiano del Tamil Nadu. L'obiettivo è individuare detenuti che, nonostante l'assoluzione o gravi patologie psichiatriche, continuano a languire dietro le sbarre per inerzia burocratica o mancanza di strutture alternative. La vicenda – emersa da un ricorso presentato dal fratello di un uomo che nel 2016 uccise la madre durante un episodio psicotico – getta luce su una falla sistemica che colpisce i soggetti più vulnerabili, spesso dimenticati dal sistema giudiziario e sanitario.
Il dramma indiano non è isolato. Negli stessi giorni, a Bangalore, un detenuto sessantenne in attesa di giudizio per gli attentati del 2008 è morto in carcere per complicanze legate al diabete e a patologie renali, dopo sedici anni di custodia cautelare senza condanna definitiva. Secondo gli analisti del subcontinente, il sovraffollamento cronico e la carenza di cure mediche trasformano la detenzione preventiva in una condanna senza processo, particolarmente spietata per chi soffre di disturbi mentali. Eppure, a quasi novemila chilometri di distanza, un altro sistema giudiziario offre un controcanto che solleva interrogativi non meno complessi.
In Norvegia, Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria Mette-Marit e noto come «bonusprins», affronterà la lettura della sentenza – attesa per lunedì 15 giugno – collegato in videoconferenza dal carcere di Ila per motivi di salute non meglio specificati. Imputato per una quarantina di capi d’accusa, tra cui ripetute violenze sessuali, il giovane si trova in custodia cautelare da febbraio, ma il suo stato di salute ha richiesto di recente un ricovero ospedaliero. Il tribunale di Oslo ha autorizzato la partecipazione a distanza, sottolineando che ciò non incide sulla validità del verdetto. L’ottica scandinava, improntata ai principi di proporzionalità e rispetto della dignità personale, mostra così una flessibilità che evita l’umiliazione pubblica senza rinunciare alla fermezza della pena.
Il contrasto tra i due emisferi non potrebbe essere più stridente. Mentre in India le corti devono supplire all’assenza dello Stato ispettivo con provvedimenti emergenziali, in Europa il diritto alla salute del detenuto diventa prassi consolidata, sebbene non priva di critiche: in Italia, l’applicazione dell’articolo 147 del codice di procedura penale sul differimento della pena per motivi di salute è spesso oggetto di dibattito tra garantisti e fautori della certezza della pena. Secondo gli esperti di Bruxelles, la sfida comune resta quella di costruire un ponte tra psichiatria e giustizia, dotando i sistemi penitenziari di risorse terapeutiche adeguate. In assenza di riforme, il carcere rischia di diventare l’unica – e la peggiore – forma di assistenza per i malati mentali, dall’Asia all’Europa.
L’ispezione disposta dal Madras potrebbe rappresentare un precedente per altre giurisdizioni del Sud globale, ma la sua efficacia dipenderà dalla volontà politica di potenziare i servizi sociosanitari alternativi alla detenzione. Al contempo, il processo norvegese ricorda che anche nelle monarchie costituzionali più evolute la trasparenza del potere giudiziario si misura nella capacità di coniugare rigore e umanità. Per l’Italia, osservatore interessato in un continente dove il sovraffollamento carcerario resta una piaga, il messaggio è duplice: investire nella prevenzione della salute mentale e adeguare gli standard di detenzione alle più alte corti internazionali, perché la giustizia non si trasformi in una condanna senza fine per i più fragili.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
2 gruppi editoriali · 3 lingue
L'Alta Corte del Madras ha ordinato un'ispezione delle carceri per identificare detenuti che restano reclusi nonostante l'assoluzione o che soffrono di disturbi mentali. Il caso è emerso dopo la scoperta di un uomo con schizofrenia, assolto ma detenuto da dieci anni. Il governo statale dovrà verificare la presenza di casi simili in tutto il Tamil Nadu.
Le condizioni delle carceri indiane sono sotto accusa dopo che un uomo con schizofrenia è rimasto in cella per un decennio nonostante l'assoluzione. L'ordine della corte di ispezionare le prigioni svela un fallimento sistemico nella tutela dei più vulnerabili. Attivisti denunciano anni di abbandono e chiedono riforme immediate.
Articoli correlati
Brasile, risveglio con Cunha: 3-0 ad Haiti e vetta del Gruppo C
8 lingue · 34 testate
SportMessi, tripletta e polemica: l’Algeria presenta reclamo alla FIFA per il fallo non sanzionato
10 lingue · 27 testate
SportPortogallo, pareggio amaro e polemiche: Ronaldo al centro della tempesta
7 lingue · 22 testate