
Dazi USA al 25% sul Brasile: la Sezione 301 colpisce l’export, Lula prepara la ritorsione
L’amministrazione Trump impone tariffe su gran parte dell’export brasiliano dal 22 luglio, citando pratiche commerciali sleali; il governo Lula annuncia la legge di reciprocità e ricorso all’OMC.
Gli Stati Uniti hanno ufficializzato l’imposizione di un dazio aggiuntivo del 25% su una vasta gamma di prodotti brasiliani, con entrata in vigore il 22 luglio 2026. La misura, adottata al termine di un’indagine durata un anno ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, esclude tuttavia beni strategici per l’economia americana come caffè, carne bovina, succo d’arancia, petrolio greggio e componenti aeronautici. Secondo le stime della Confederação Nacional da Indústria, le nuove tariffe colpiranno circa tremila codici doganali, per un valore di esportazioni superiore agli undici miliardi di dollari, aggravando un quadro già segnato da un calo del 13% delle vendite brasiliane verso gli Stati Uniti nel primo semestre dell’anno.
L’indagine dell’Ufficio del Rappresentante per il Commercio statunitense (USTR) contesta al Brasile una serie di pratiche ritenute irragionevoli o discriminatorie: dal sistema di pagamenti istantanei Pix, accusato di favorire indebitamente l’operatore nazionale a scapito delle società americane, alle barriere all’importazione di etanolo, passando per la debole applicazione delle norme anticorruzione, la protezione insufficiente della proprietà intellettuale e il disboscamento illegale in Amazzonia. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha personalmente attribuito la decisione alla mancanza di “buona fede” negoziale del presidente Luiz Inácio Lula da Silva, affermando che il leader brasiliano ha anteposto il proprio ego al benessere del suo popolo. Da Washington si sottolinea che la porta del dialogo resta aperta, ma si avverte che eventuali ritorsioni brasiliane potrebbero innescare un ulteriore inasprimento delle misure.
La reazione di Brasilia è stata immediata e dura. Il governo Lula ha definito la giornata del 15 luglio “una pietra miliare deplorevole” nelle relazioni bilaterali e ha annunciato l’attivazione della Legge di Reciprocità, approvata all’unanimità dal Congresso nel 2025, che consente di sospendere concessioni commerciali, elevare tariffe o limitare diritti di proprietà intellettuale verso Paesi che adottino misure unilaterali dannose. Parallelamente, il Brasile porterà il caso davanti all’Organizzazione Mondiale del Commercio. La disputa si inserisce in un contesto elettorale incandescente: il presidente Lula accusa la famiglia Bolsonaro, e in particolare il senatore Flávio, suo principale avversario alle presidenziali di ottobre, di aver collaborato attivamente con Washington per danneggiare il Paese a fini elettorali. Flávio Bolsonaro, che nei giorni scorsi aveva chiesto agli Stati Uniti di rinviare i dazi a dopo il voto, ribatte incolpando Lula di aver provocato Trump con dichiarazioni ostili.
Sul piano economico, l’impatto immediato è parzialmente attenuato dalla lunga lista di esenzioni, che preserva i settori più rilevanti dell’agroalimentare e dell’aeronautica. Tuttavia, la misura introduce un forte elemento di incertezza per le imprese esportatrici, già alle prese con un contesto di tassi d’interesse reali elevati e carico fiscale pesante. La Federazione delle Industrie dello Stato di San Paolo (Fiesp) ha criticato il governo per “rumori diplomatici inutili” e ha sostenuto che una condotta più tecnica avrebbe potuto scongiurare la ritorsione. Dal canto loro, gli analisti di Bruxelles osservano con attenzione l’evolversi della vicenda, che si colloca in un quadro più ampio di tensioni commerciali globali e potrebbe offrire al Mercosur nuovi argomenti per accelerare la diversificazione dei propri partner, a partire dall’accordo con l’Unione Europea.
Il prossimo snodo sarà il 22 luglio, quando le nuove aliquote entreranno materialmente in vigore. L’amministrazione Trump ha già fatto sapere che la misura potrà essere modificata o revocata qualora il Brasile eliminasse le pratiche contestate, ma la distanza tra le posizioni appare ancora ampia. Mentre il governo brasiliano prepara le contromisure, il rischio concreto è che la spirale di azioni e reazioni finisca per colpire anche i consumatori e le imprese statunitensi che dipendono da input produttivi brasiliani, in un momento in cui la Corte Suprema americana ha già limitato l’uso di altre leve tariffarie da parte della Casa Bianca.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
Il Brasile denuncia l'ingiustizia della tariffa USA e si prepara a rispondere con reciprocità immediata, attribuendo la colpa a fattori interni e alla mancanza di buona fede di Washington.
La narrazione costruisce un'identità di vittima nazionale, personalizzando la controversia nelle figure di Lula e Bolsonaro, e legittimando la ritorsione come atto di difesa della sovranità.
Gli Stati Uniti applicano tariffe come misura di enforcement commerciale standard, basata su indagini legali, e avvertono che eventuali ritorsioni potrebbero portare a un inasprimento.
La narrazione de-politicizza la controversia, inquadrandola come una questione tecnico-legale di pratiche commerciali sleali, e presenta l'azione USA come neutrale e basata su regole.
Il blocco omette la colpa politica interna brasiliana (la famiglia Bolsonaro) e la caratterizzazione del governo brasiliano della tariffa come 'un marco lastimável' nelle relazioni bilaterali.
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