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Energia e Climagiovedì 25 giugno 2026

L’Italia del vetro tocca l’82% di riciclo, ma resta il divario Nord-Sud

Nel 2025 il tasso nazionale ha superato gli obiettivi europei al 2030, con un risparmio di 408 milioni di metri cubi di gas, mentre la comunicazione entra nei piani di studio universitari.

Il sistema italiano del riciclo del vetro ha raggiunto nel 2025 un tasso dell’82,1%, in crescita di quasi due punti rispetto all’anno precedente e già oltre i target fissati da Bruxelles per il 2030. Le oltre 2,15 milioni di tonnellate di imballaggi avviate a nuova vita – il 2,5% in più del 2024 – hanno generato un risparmio di 408 milioni di metri cubi di gas, equivalenti al consumo domestico di una città di oltre un milione di abitanti, e hanno evitato l’emissione di 2,4 milioni di tonnellate di CO₂. I mancati costi di smaltimento in discarica, calcolati in 479 milioni di euro, si sommano ai 146 milioni erogati dal Consorzio Recupero Vetro (CoReVe) ai Comuni convenzionati, che ormai coprono il 96,4% della popolazione.

Dietro la performance si consolida un meccanismo di governance che lega i corrispettivi economici alla qualità del materiale conferito, incentivando le amministrazioni locali a migliorare la raccolta differenziata. Il numero di Comuni aderenti è cresciuto di oltre il 9% in un anno, con un incremento dei contributi del 29,7%, trainato in particolare dalle regioni meridionali, dove i trasferimenti sono aumentati di oltre il 31%. Resta tuttavia un divario territoriale marcato: se la Valle d’Aosta sfiora i 63 chili per abitante e la Lombardia si attesta attorno ai 50, la Sicilia non supera i 28,6 chili, a fronte di una media nazionale di 40,6. Colmare questa distanza, secondo gli analisti del settore, è oggi la vera sfida, più ancora che aumentare i volumi assoluti.

La partita non si gioca soltanto sul piano tecnico. L’accordo quadro siglato tra CoReVe e l’Università Iulm di Milano introduce la comunicazione della sostenibilità nei percorsi formativi, con l’obiettivo di formare professionisti capaci di tradurre dati complessi in linguaggi contemporanei. L’iniziativa, che prevede bandi per studenti e attività di ricerca, risponde a una consapevolezza maturata nella filiera: senza un’alfabetizzazione diffusa sui temi dell’economia circolare – dall’impronta di carbonio al life cycle assessment – anche le politiche più efficaci rischiano di restare opache. L’ateneo milanese, da parte sua, considera la sostenibilità una missione trasversale, da incorporare nei gesti quotidiani del campus come nei piani di studio.

Uno sguardo oltre i confini nazionali mostra che il riciclo è solo un tassello di un cambiamento più profondo. In Brasile, progetti come il “Grana Limpa” di Pompéu trasformano i rifiuti in crediti digitali spendibili nei negozi locali, mentre a Taubaté la rimozione di discariche abusive ha raggiunto 1.600 tonnellate in un solo mese. A Monterrey, in Messico, l’esempio di tifosi giapponesi e svedesi che raccolgono i propri rifiuti durante i Mondiali di calcio ha riacceso il dibattito su un principio elementare: il rifiuto migliore è quello che non si genera. È una lezione che, secondo gli osservatori internazionali, interroga anche l’Europa, dove l’attenzione si sta spostando dalla quantità di materiale raccolto alla qualità e alla prevenzione a monte.

Il prossimo banco di prova per il sistema italiano sarà la tenuta dei consumi in un contesto di tensioni inflazionistiche, che potrebbero frenare l’immesso al consumo di imballaggi in vetro nel breve periodo. Le stime di CoReVe indicano una possibile ripresa solo nel triennio successivo, con un tasso di riciclo in progressivo aumento. Nel frattempo, il rinnovo dell’Allegato tecnico vetro per il quadriennio 2025-2029 fissa le regole per i rapporti con i Comuni e per la qualità del materiale raccolto, mentre la ricerca sull’ecodesign – dalle etichette alle colle – punta a ridurre gli scarti negli impianti di selezione. Il percorso verso un’economia circolare matura passa da qui: non solo più raccolta, ma migliore.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Le iniziative locali trasformano i rifiuti in valore per la comunità, come dimostra un progetto brasiliano che converte i materiali riciclabili in crediti digitali per i residenti. L'accento è sull'educazione civica e sulla riduzione dei rifiuti a monte, ispirandosi agli esempi disciplinati di Giappone e Svezia. Questi sforzi dal basso dimostrano che la circolarità inizia dalle abitudini quotidiane e dalla cooperazione locale.

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Il riciclo meccanico avanzato può ora produrre film di alta qualità dai rifiuti plastici flessibili domestici, secondo un nuovo rapporto industriale, aprendo la strada alla scalabilità commerciale. In Lombardia la raccolta del vetro sfiora i 50 kg pro capite all'anno, superando già gli obiettivi europei al 2030. La narrazione sottolinea che comunicazione di qualità e fattori abilitanti sistemici sono infrastrutture essenziali per l'economia circolare.

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L’Italia del vetro tocca l’82% di riciclo, ma resta il divario Nord-Sud

Nel 2025 il tasso nazionale ha superato gli obiettivi europei al 2030, con un risparmio di 408 milioni di metri cubi di gas, mentre la comunicazione entra nei piani di studio universitari.

Il sistema italiano del riciclo del vetro ha raggiunto nel 2025 un tasso dell’82,1%, in crescita di quasi due punti rispetto all’anno precedente e già oltre i target fissati da Bruxelles per il 2030. Le oltre 2,15 milioni di tonnellate di imballaggi avviate a nuova vita – il 2,5% in più del 2024 – hanno generato un risparmio di 408 milioni di metri cubi di gas, equivalenti al consumo domestico di una città di oltre un milione di abitanti, e hanno evitato l’emissione di 2,4 milioni di tonnellate di CO₂. I mancati costi di smaltimento in discarica, calcolati in 479 milioni di euro, si sommano ai 146 milioni erogati dal Consorzio Recupero Vetro (CoReVe) ai Comuni convenzionati, che ormai coprono il 96,4% della popolazione.

Dietro la performance si consolida un meccanismo di governance che lega i corrispettivi economici alla qualità del materiale conferito, incentivando le amministrazioni locali a migliorare la raccolta differenziata. Il numero di Comuni aderenti è cresciuto di oltre il 9% in un anno, con un incremento dei contributi del 29,7%, trainato in particolare dalle regioni meridionali, dove i trasferimenti sono aumentati di oltre il 31%. Resta tuttavia un divario territoriale marcato: se la Valle d’Aosta sfiora i 63 chili per abitante e la Lombardia si attesta attorno ai 50, la Sicilia non supera i 28,6 chili, a fronte di una media nazionale di 40,6. Colmare questa distanza, secondo gli analisti del settore, è oggi la vera sfida, più ancora che aumentare i volumi assoluti.

La partita non si gioca soltanto sul piano tecnico. L’accordo quadro siglato tra CoReVe e l’Università Iulm di Milano introduce la comunicazione della sostenibilità nei percorsi formativi, con l’obiettivo di formare professionisti capaci di tradurre dati complessi in linguaggi contemporanei. L’iniziativa, che prevede bandi per studenti e attività di ricerca, risponde a una consapevolezza maturata nella filiera: senza un’alfabetizzazione diffusa sui temi dell’economia circolare – dall’impronta di carbonio al life cycle assessment – anche le politiche più efficaci rischiano di restare opache. L’ateneo milanese, da parte sua, considera la sostenibilità una missione trasversale, da incorporare nei gesti quotidiani del campus come nei piani di studio.

Uno sguardo oltre i confini nazionali mostra che il riciclo è solo un tassello di un cambiamento più profondo. In Brasile, progetti come il “Grana Limpa” di Pompéu trasformano i rifiuti in crediti digitali spendibili nei negozi locali, mentre a Taubaté la rimozione di discariche abusive ha raggiunto 1.600 tonnellate in un solo mese. A Monterrey, in Messico, l’esempio di tifosi giapponesi e svedesi che raccolgono i propri rifiuti durante i Mondiali di calcio ha riacceso il dibattito su un principio elementare: il rifiuto migliore è quello che non si genera. È una lezione che, secondo gli osservatori internazionali, interroga anche l’Europa, dove l’attenzione si sta spostando dalla quantità di materiale raccolto alla qualità e alla prevenzione a monte.

Il prossimo banco di prova per il sistema italiano sarà la tenuta dei consumi in un contesto di tensioni inflazionistiche, che potrebbero frenare l’immesso al consumo di imballaggi in vetro nel breve periodo. Le stime di CoReVe indicano una possibile ripresa solo nel triennio successivo, con un tasso di riciclo in progressivo aumento. Nel frattempo, il rinnovo dell’Allegato tecnico vetro per il quadriennio 2025-2029 fissa le regole per i rapporti con i Comuni e per la qualità del materiale raccolto, mentre la ricerca sull’ecodesign – dalle etichette alle colle – punta a ridurre gli scarti negli impianti di selezione. Il percorso verso un’economia circolare matura passa da qui: non solo più raccolta, ma migliore.

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Le iniziative locali trasformano i rifiuti in valore per la comunità, come dimostra un progetto brasiliano che converte i materiali riciclabili in crediti digitali per i residenti. L'accento è sull'educazione civica e sulla riduzione dei rifiuti a monte, ispirandosi agli esempi disciplinati di Giappone e Svezia. Questi sforzi dal basso dimostrano che la circolarità inizia dalle abitudini quotidiane e dalla cooperazione locale.

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Il riciclo meccanico avanzato può ora produrre film di alta qualità dai rifiuti plastici flessibili domestici, secondo un nuovo rapporto industriale, aprendo la strada alla scalabilità commerciale. In Lombardia la raccolta del vetro sfiora i 50 kg pro capite all'anno, superando già gli obiettivi europei al 2030. La narrazione sottolinea che comunicazione di qualità e fattori abilitanti sistemici sono infrastrutture essenziali per l'economia circolare.

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