
Dal Caribe a Lagos, l’offensiva globale contro la cocaina rivela rotte sempre più liquide
Sequestri record in mare, condanne a gendarmi corrotti in Sudamerica e un cargo indiano condannato in Nigeria: il narcotraffico si adatta, ma la repressione si fa transnazionale.
La cattura di oltre cinque tonnellate di cocaina nel Mar dei Caraibi, annunciata dalle forze colombiane, segna uno dei colpi più ingenti inferti negli ultimi mesi alle reti del narcotraffico transcontinentale. Due operazioni coordinate tra la Armada e la Fuerza Aeroespacial hanno intercettato altrettante imbarcazioni «Go Fast», agili lance progettate per eludere i radar, cariche complessivamente di 5.439 chili di cloridrato di cocaina purissimo e dirette verso l’America Centrale. Cinque persone – quattro colombiani e un honduregno – sono state arrestate. Secondo analisti della regione andina, l’operazione conferma il ruolo del corridoio caraibico come snodo primario per il traffico verso i mercati del Nord, ma anche come ponte per i flussi che, attraverso l’Atlantico, raggiungono l’Europa occidentale.
A migliaia di chilometri di distanza, nella provincia argentina di Salta, la giustizia federale ha chiuso un capitolo emblematico di corruzione endemica. Il Tribunal Oral Federal N. 2 ha condannato a pene tra i tre e i quindici anni di reclusione i sette membri della banda nota come «Los Peluches», un’organizzazione mista composta da gendarmi in servizio, ex effettivi e civili, responsabile del trasporto di 334 chili di cocaina in due spedizioni smantellate nel 2024. Oltre alle pene detentive, è stato disposto il sequestro di una villetta a Orán e di tre pick-up utilizzati per i movimenti della droga. L’inchiesta, condotta dal fiscal federal Ricardo Toranzos, getta luce sulla porosità delle forze di sicurezza statali, laddove il confine con Bolivia e Paraguay si fa terra di nessuno. Sul fronte andino interno, una simultanea operazione a Guaymallén, nella provincia di Mendoza, ha portato al sequestro di oltre tre chili di cocaina e allo smantellamento di una rete di distribuzione che riforniva anche province vicine, in un contesto di coordinamento regionale tra Mendoza, San Juan e San Luis.
La geografia del narcotraffico si estende ben oltre il continente americano. A Lagos, la Corte Federale nigeriana ha riconosciuto colpevoli undici marinai indiani e il mercantile MV Aruna Hulya per l’importazione di 31,5 chili di cocaina nel porto di Apapa. L’imbarco, scoperto il 2 gennaio del 2026 dagli agenti della National Drug Law Enforcement Agency, trasportava la sostanza occultata nel boccaporto numero tre. La sentenza, frutto di un patteggiamento, ha imposto sanzioni e restituzioni per quasi sei milioni di dollari. Osservatori dell’Africa occidentale sottolineano come la rotta atlantica che collega i porti brasiliani o venezuelani ai moli nigeriani resti decisiva per l’approvvigionamento dei mercati europei, Italia compresa: dalla regione del Golfo di Guinea, la cocaina risale attraverso il Sahel e il Mediterraneo, alimentando i canali controllati dalle mafie.
A dispetto dei sequestri record e delle condanne esemplari, il flusso globale di cocaina appare tutt’altro che in declino. Esperti di Bruxelles fanno notare che i quantitativi intercettati, per quanto rilevanti, rappresentano una frazione minima della produzione complessiva, che in Colombia e nei Paesi andini ha raggiunto nuovi massimi. Il prezzo di vendita al dettaglio nelle piazze europee resta stabile, segno che l’offerta non subisce restrizioni durature. Per l’Italia, in particolare, la pressione si traduce in una sfida costante sulla rotta mediterranea, dove la ‘Ndrangheta continua a dettare le condizioni del mercato all’ingrosso. La risposta, suggeriscono gli analisti, non può limitarsi alle pure operazioni di polizia: esige un’azione convergente di intelligence finanziaria, monitoraggio delle rotte marittime e cooperazione giudiziaria che leghi indissolubilmente le due sponde dell’Atlantico.
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La giustizia argentina ha inflitto condanne fino a 15 anni a sette membri della banda 'Los Peluches', un'organizzazione narcocriminale composta da gendarmi in servizio ed ex. Le condanne derivano da due spedizioni di cocaina per un totale di 334 kg intercettate nel 2024. Il caso dimostra l'efficacia della procura federale nello smantellare reti di narcotraffico anche all'interno delle forze di sicurezza.
La condanna di gendarmi argentini per traffico di 334 kg di cocaina rivela il marcio profondo nelle istituzioni di sicurezza statale a livello globale. Sebbene le sentenze siano un passo avanti, il caso solleva domande scomode su come coloro che dovrebbero combattere il crimine ne diventino artefici. In Africa, tradimenti simili da parte delle forze dell'ordine hanno alimentato la sfiducia pubblica.
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